Supera il lutto grazie a un gatto: la storia di Michela e il randagio Mochi

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Malcesine

Supera il lutto grazie a un gatto: la storia di Michela e il randagio Mochi

Emanuele Zanini
Michela Barzoi: «Ero devastata dal dolore ma con quel randagio aggressivo è nato un legame: è riuscito a far uscire tutte le mie lacrime»
Mochi (il più grosso) con l’altro gatto adottato
Mochi (il più grosso) con l’altro gatto adottato
Mochi (il più grosso) con l’altro gatto adottato
Mochi (il più grosso) con l’altro gatto adottato
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Un incontro casuale con un gatto speciale si è trasformato in una vera e propria terapia per affrontare in modo diverso, ma efficace, un grande dolore. 

I protagonisti di questa storia sono Michela Barzoi, commerciante di Malcesine, già assessore esterno nel periodo dell’amministrazione guidata dal compianto Nicola Marchesini, e Mochi, un gattone bianco e nero di nove chili che porta il nome dei soffici dolci di riso giapponesi con cui condivide il colore e la «consistenza». Una storia che dimostra come gli animali, e nello specifico i gatti, possano aiutare a superare i momenti difficili della vita. 

La scorsa estate Barzoi è entrata in contatto con le volontarie dell’associazione Eppaa, che dal 2021 si prende cura delle colonie feline presenti nel paese dell’alto Garda, aiutandole nella gestione di questioni pratiche legate agli animali. Aveva anche procurato all’associazione un deumidificatore per la stanza in cui venivano momentaneamente custoditi i mici salvati dalla strada prima delle visite veterinarie e di eventuali affidi.

Ogni sera andava a svuotare l’apparecchio e così ha conosciuto Mochi, un randagio di 7-8 anni. «Stavo vivendo un periodo difficilissimo per un lutto che mi aveva devastata», racconta. Il riferimento è alla drammatica scomparsa di Mattia Carfioli, 20 anni, morto in un incidente stradale in centro paese lo scorso luglio. Un ragazzo che Michela Barzoi conosceva da quando era bambino e con cui aveva un legame profondo. 

Prosegue Barzoi: «Mochi era un gatto problematico, molto aggressivo, al punto che attaccava i cani ed era stato salvato grazie a tre interventi di chirurgia plastica alla testa, probabilmente a causa di un incontro ravvicinato con un cane», racconta la negoziante malcesinese. «Ero triste e arrabbiata per quello che era accaduto a Mattia, non riuscivo a darmi pace. Ma quando sono entrata in contatto con Mochi ho iniziato a sentirmi in profonda sintonia con lui. Si sedeva sulle mie gambe, cercando protezione. Da gatto inavvicinabile si era ammorbidito grazie alla veterinaria che lo aveva seguito e grazie al legame creato tra noi», continua Barzoi.

«Mochi è riuscito a farmi piangere quando fino a quel momento non ero riuscita a esternare il mio dolore, tenendolo dentro. Questo gatto ha fatto abbassare le mie difese. Ricordo che cercavo di tenermi occupata in ogni momento per non pensare. Lui mi ha permesso di elaborare il lutto. E pensare che non ho mai avuto animali, se non da piccola. E non ne stavo cercando. Non lo vedevo compatibile con il mio stile di vita. Poi è arrivato lui, che ha scelto me. Mi ha lanciato un salvagente a cui mi sono aggrappata per salvarmi». Poi però da Riva del Garda è arrivata una richiesta di adozione per il felino. 

«Subito ho pensato che fosse la cosa giusta», prosegue. «Poi ne ho parlato con mio marito che, pur non amando i gatti, ha compreso quanto mi fossi affezionata a lui. Il tempo di organizzarci e nel giro di pochi giorni Mochi è arrivato a casa nostra. Gli è bastato ispezionare l’appartamento, trovare il suo posto sul divano e si è subito sentito a casa. Da allora non ha mai dato problemi ma solo grandi soddisfazioni». 

Non solo. Nel frattempo è arrivato ad allargare la famiglia pure Sberla, un altro gatto bianco e nero di pochi mesi. «Mochi l’ha accettato subito, accudendolo come fosse un figlio e ora vivono in simbiosi», dice «Anche mio marito si è affezionato moltissimo ai due mici, che ora fanno parte della nostra vita

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