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Roberto Vannacci e il logo di Futuro Nazionale
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Roma – Se non fosse che il paragone potrebbe essergli sgradito, forse il generale Roberto Vannacci ora è nella fase in cui chiedersi, come Lenin, «che fare?». Che fare, ora che il campione di preferenze delle Europee 2024, pesante un quarto abbondante dei voti del partito che l’ha ospitato fino a ieri, si è lanciato nel mare ignoto della politica in prima persona con un partito tutto suo, Futuro Nazionale?
Che fare, dunque, di quella dote? Cioè, la vera domanda è se quella dote di mezzo milione di voti personali si tradurrà in una avventura politica quantomeno dignitosa. Come e con chi, soprattutto. Futuro Nazionale, che in sigla è FN come Forza Nuova o come l’ex Front National dei Le Pen, punta a creare un’area di attrazione nell’elettorato decisamente più a destra di Fratelli d’Italia, ormai invece ben assestato come partito “moderno“ e governista, conservatore più che sovranista. Ma Vannacci potrebbe drenare voti tra i suoi stessi (ex) elettori in area Lega. Anche se lì pesano tanto leadership storiche e consolidate.
Secondoun’analisi dell’Istituto Piepoli, personalmente Vannacci raccoglierebbe nell’opinione pubblica un grado di fiducia personale stimato intorno al 26%. Ma fiducia e voti non sono chiaramente la stessa cosa. A dimostrarlo il fatto che, a caldo dopo l’annuncio dell’addio alla Lega, secondo Spin Factor/Human il 25% delle discussioni social identificava Vannacci come «figura politica divisiva».
E allora chi potrebbe unire Vannacci? Il suo “mondo al contrario“ fatto partito potrebbe valere tra l’1 e il 3%. Poco, ma con le leggi elettorali italiane anche una piccola percentuale può incidere sugli equilibri, soprattutto se il partitino ruba voti alla sua stessa coalizione, o giù di lì. Quello che conta sono anche i programmi. CasaPound, ad esempio, dopo mesi di tensioni e polemiche con l’area vannacciana, si è ritrovata a condividere con il generale la battaglia per la remigrazione, anche se ieri si è affrettata a sfilarsi da un’ipotesi di percorso comune. «Meglio perderli», hanno risposto contrariati i fedelissimi dell’ex incursore dell’Esercito.
Di sicuro la convergenza sui temi più controversi caratterizzanti il Vannacci-pensiero potrebbe delineare i contorni di una “cosa nera“ a destra della destra di governo. Tuttavia, mancano ancora una struttura politica, l’organizzazione sul territorio, una rete di referenti, amministratori, candidature spendibili. Al momento, Vannacci può contare su un volto storico dell’ala destra del Carroccio come Mario Borghezio, che infatti per conto suo è andato l’altro giorno è andato a omaggiare con i gianduiotti gli agenti feriti negli scontri di Torino.
Nelle regioni ci sono i consiglieri Massimiliano Simoni (Toscana) e Stefano Valdegamberi (Veneto); in Parlamento si sono palesati Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Domenico Furgiuele – ispiratore del fallito evento alla Camera sulla remigrazione – ed Emanuele Pozzolo, l’ex FdI del capodanno di fuoco 2025. A Strasburgo, giura la Lega, non dovrebbe esserci un rischio emulazione. E un generale senza esercito difficilmente vince le battaglie. Figurarsi le guerre, ché poi sono la prosecuzione della politica con altri mezzi.
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