Braccia incrociate alla Micron: uffici vuoti contro i licenziamenti e la delocalizzazione in Asia

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Protesta riuscita ieri all’Energy Park di Vimercate, dove il colosso statunitense del chip ha la sede

Protesta riuscita ieri all’Energy Park di Vimercate, dove il colosso statunitense del chip ha la sede

Vimercate (Monza e Brianza) – “Sciopero riuscito, uffici vuoti”, dipendenti Micron ai cancelli per dire no ai licenziamenti che la multinazionale americana dei semiconduttori “vuole calare sulla testa del personale”, dice Pietro Occhiuto, segretario generale della Fiom-Cgil Brianza. Ieri la protesta, all’Energy Park, a Vimercate, dove il colosso statunitense del chip ha sede. Al centro della vertenza, la decisione comunicata dall’azienda al ministero: “Chi non accetterà le uscite incentivate, sarà fuori“. Una condizione che ha innescato l’immediata reazione dei sindacati, che hanno proclamato lo stato di agitazione e quattro ore di stop a ogni attività. 

“Non accettiamo ricatti” 

“Un modo per chiarire che non accettiamo ricatti prima del nuovo incontro a Roma, già fissato per dopodomani – aggiunge il segretario –. La trattativa ha preso una brutta piega: macinano utili, ma ritirano la possibilità di ricollocazione delle figure coinvolte ribadita, invece, negli incontri precedenti, rimangiandosi la loro stessa parola”. L’impegno “era stato richiamato come possibile elemento di soluzione della vertenza”.

Gli esuberi in Brianza 

In Brianza gli esuberi sono 9 dei 23 dichiarati a livello nazionale su 548 i dipendenti in totale, ci sono anche le sedi di Avezzano e Arzano. Il taglio “è frutto di una delocalizzazione nel Sud-Est asiatico – ricorda Occhiuto – parte di un piano di efficientamento e accentramento di alcune funzioni a livello globale”. Da qui la mobilitazione “necessaria per difendere l’occupazione, la dignità dei dipendenti e per pretendere soluzioni vere, non scorciatoie”, concetti ribaditi durante il presidio. L’atteggiamento della multinazionale “riaccende i dubbi sulla sua tenuta in Italia e vela di ombre i suoi successi mondiali: in discussione c’è il futuro di Micron nel Paese, tutt’altro che scontato”. Alla controparte i metalmeccanici chiedono “responsabilità sociale e industriale”. Anche alla luce del fatto che venerdì “scadrà la procedura e potrebbero partire le lettere di licenziamento”.

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