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Palazzo Reale ospita nella Sala della Cariatidi, che porta le cicatrici della guerra, opere monumentali 42 grandi teleri raccontano le loro storie: da Caterina Sforza a Isabella d’Aragona e Mary Atwood.
Milano – Monumentale.Emozionante. Un “corteo“ di donne attraversa la Sala della Cariatidi, a Palazzo Reale, con gli specchi che svelano, in un gioco di raddoppi, la bellezza di cui si gode entrando. Sono le Alchimiste di Anselm Kiefer (in mostra dal 7 febbraio al 27 settembre), sapienti, visionarie, resilienti, raccontate in una sorta di Pantheon al femminile, nei 42 enormi teleri. Donne che agiscono ai margini della scienza e della cultura ufficiale, “spingono il loro sguardo oltre il dicibile e il tollerabile”, contribuendo alla nascita della scienza moderna.
Dialogo
Teleri in dialogo con l’architettura della Sala delle Cariatidi, dove la storia del Novecento ha lasciato una traccia profonda nella memoria, con le vistose cicatrici della guerra, quando le bombe degli alleati nel 1943 distrussero, quasi cancellandoli, proprio i corpi delle 40 sculture delle donne di Caria (le Cariatidi) che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente. Nella Sala del Piccolo Lucernario, attigua alle Cariatidi, la magia continua con altre 8 teleri. “Entrando nella Sala delle Cariatidi ne sono rimasto subito affascinato, devastata dalla guerra, porta quelle cicatrici che i tedeschi avrebbero cancellato, ma gli italiani sono più eleganti – ha confessato l’artista -. Da qui l’idea di raccontare la storia di questa grandi alchimiste che sono state importanti tanto quanto lo erano gli uomini”. Una mostra femminista? “Non è una mostra femminista, perché io sono per metà donna”, scherza Kiefer. Che sorridendo racconta che avrebbe “voluto appenderli, i teleri, ma mi hanno subito detto che era impossibile. Penso che sia meglio così…”. Arriva in soccorso la curatrice della mostra Gabriella Belli, “sono dei paraventi”, sui quali spiccano i nomi scritti a caratteri d’oro. E ai cronisti che chiedono a Kiefer come ha scelto i profili delle alchimiste, lui risponde serafico: “Ho studiato le loro biografie, tutte mi hanno impressionato. Al visitatore il compito di trovare il nesso fra la loro storia e la mia opera”.
Chi sono le alchimiste
E ora le alchimiste. Chi sono? Eroine o streghe? Angeli o demoni? Proto scienzate o ciarlatane? Impossibile elencarle tutte… da Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano (qui visse la sua giovinezza), scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto con più di 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche a Isabella Cortese, autrice di uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento, a Cristina di Svezia, figlia di Gustavo II Adolfo Vasa e di Maria Eleonora di Brandeburgo, che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo. Margaret Cavendish fu una delle pochissime filosofe del Seicento autrice di opere che intrecciavano metafisica, poesia e scienza; Mary Anne Atwood fu una figura chiave della ricezione “spirituale” dell’alchimia nell’Ottocento inglese. Done sconosciute, ai più.
La mostra a Palazzo Reale
“Pur partendo dalle arti alchemiche e praticandole – sottolinea Gabriella Belli – ebbero il coraggio di sovvertirne le priorità per aprire con i loro ‘secreti’ più di una porta alla scienza moderna”. La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Banca Ifis, Gagosian e Galleria Lia Rumma, rientra nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. “È un invito a riconoscere nelle figure femminili non soltanto un motivo iconografico, ma un principio dinamico che attraversa la storia: la spiritualità come forma di resistenza, il sapere come gesto di emancipazione, la memoria come strumento di rigenerazione”, commenta l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi.
Un sapere femminile rimosso
Dà voce ad un sapere femminile rimosso, Kiefer, e lo fa con una poetica che sa “essere altrettanto folgorante”, scrive la curatrice nel bel catalogo (Marsilio Arte) che accompagna la mostra. “Oggi è la pittura che le richiama dall’oblio, non un manuale di storia o un trattato di chimica..”. Pittura viscerale, di gesto, di materiali, piombo, oro, argento e ossidi di verderame, e rami secchi, e fiori, e terra. Alcune alchemiste appaiono avvolte in una nuvola d’oro, come Anna Vasa Von Schweden, esperta di iatrochimica e botanica, o la padovana Camilla Erculiani, speziala e filosofa. “La più scellerata? Anne Marie von Ziegler, il cui corpo ancora scosso dalle convulsioni del suo martirio, ci ricorda che con la ricetta fatale del suo sangue di leone si guadagnò una morte atroce”.
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