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Tutele per agenti: registro parallelo degli indagati. Fermo preventivo di 12 ore, valuterà il Quirinale
La bozza del provvedimento inviata al Quirinale. Mediazione sullo “scudo” per le forze dell’ordine

Avanti sulle tutele “rafforzate” per gli uomini in divisa, per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per quegli agenti che si trovano a far ricorso all’uso di armi o menare le mani agendo in situazioni di pericolo. Guai a chiamarlo “scudo penale” tra gli addetti ai lavori, ma per la cronaca di questo si tratta e – elemento non secondario – non varrà solo per gli uomini in divisa, ma per tutti quei cittadini che si trovano in situazione di pericolo, costretti a reagire per salvarsi la vita.
È uno dei pilastri su cui regge il pacchetto sicurezza, composto da due testi – un decreto legge e un ddl – a cui lavora il governo, attesi in un Consiglio dei ministri che si terrà domani pomeriggio. Ma come funziona lo scudo che Giorgia Meloni e i suoi hanno in mente da sempre, vecchio pallino del centrodestra? L’ultima parola, naturalmente, spetterà al magistrato: saranno le toghe a decidere se chi ha agito lo ha fatto solo per difendersi e potrà evitare l’iscrizione nel registro degli indagati, oggi un automatismo. L’idea a cui lavora il governo è la creazione di un «registro parallelo», dove verranno iscritti gli agenti o le persone a cui verrà applicato lo “scudo”, vale a dire una sorta di legittima difesa rafforzata.
L’EFFETTO DOMINO
Va precisato che l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto che consente all’indagato e alla persona offesa di conoscere l’esistenza di un’indagine a proprio carico e di esercitare i propri diritti di difesa. Ma innesca inevitabilmente un effetto domino, e chi indossa una divisa lo sa bene. Nell’ultimo decreto sicurezza, non a caso, era stato introdotto un sostegno economico per le spese legali degli agenti che si ritrovano a dover affrontare un processo. Con un anticipo di spese fino a 10 mila euro per ciascun grado di giudizio. Un bell’aiuto, non c’è che dire, per le forze dell’ordine. Ma si tratta di soldi che nel migliore dei casi arrivano dopo 6-7 mesi, mandando in apnea chi deve fronteggiare i costi di una perizia o dei legali.
Anche perché chi finisce nel registro degli indagati può incorrere in brusche frenate negli avanzamenti di carriera, nonché ritrovarsi sotto tutela disciplinare. In tal caso, si potrebbe arrivare alla sospensione cautelare, che può durare fino a 5 anni, con dimezzamento dello stipendio. Il registro di cui si ragiona in via Arenula consentirebbe di creare una sorta di filtro in grado di non far scattare automatismi, sviando al cosiddetto “atto dovuto” che per chi opera sulle strade a volte trasforma la necessità di difendersi in un bel guaio.
Ma torniamo al resto del pacchetto, che sarebbe dovuto approdare oggi in Cdm, prima di un rinvio di 24 ore. Uno slittamento legato in parte alla necessità di limare i testi, e in parte alla premura di dare più tempo al Capo dello Stato – a cui le bozze sono state inviate soltanto ieri mattina – di verificare i profili costituzionali della stretta.
NIENTE CAUZIONE
Intanto la Lega, ieri alle prese con lo tsunami Vannacci, è tornata a chiedere che nel pacchetto venisse inserita anche la cauzione per i manifestanti. Ma chi si occupa del dossier spiega che l’obolo caro al Carroccio non figura nella bozza del decreto, né tantomeno nel ddl. Per non far storcere il naso al Quirinale, certo, ma anche per una questione di merito: la misura avrebbe comportato il rischio concreto di veder impennare il numero di cortei e manifestazioni non autorizzate, con tutti i rischi del caso.
Nel decreto legge, che si avvarrà di una corsia preferenziale viaggiando più veloce, figurano invece – oltre allo scudo penale per agenti e non – il fermo preventivo di 12 mesi per i manifestanti sospetti, il potenziamento del Daspo urbano, sanzioni per i genitori che non vigilano sui figli che si cacciano nei guai e lo stop alle armi da taglio e ai coltelli per i minori, unica misura che sembra mettere tutti d’accordo. Intanto le interlocuzioni con il Quirinale oggi, alla vigilia del Consiglio dei ministri, entreranno nel vivo e nel governo cresce di ora in ora l’attesa per i rilievi di Mattarella. «Penso positivo», la battuta che rimbalzava ieri tra i tecnici alle prese con il dossier sicurezza, nelle ore in cui il Capo dello Stato riceveva il Commendatore della Repubblica rLorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.
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