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Famiglia nel bosco, lite tra Catherine e la maestra: «A volte quando parla neanche la capisco». L’Asl: i bambini tornino con i genitori
I tre bambini, a detta dei genitori, stanno soffrendo in maniera significativa per l’allontanamento dal padre Nathan, che può vederli soltanto due volte a settimana, e per il distacco dall’ambiente di vita precedente, compresi gli animali con cui erano cresciuti

I medici della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, in una relazione corposa, chiedono il ricongiungimento di Nathan, Catherine e dei loro tre bambini, allontanati dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila il 20 novembre scorso e ospitati, insieme alla madre, nella casa famiglia di Vasto. Non si tratta di una perizia di parte, ma di un parere esterno al contenzioso giudiziario sulla famiglia nel bosco. «È indispensabile – scrivono i medici – favorire e ripristinare una consuetudine affettiva stabile, garantendo la continuità dei legami familiari quale elemento fondamentale per il superamento delle manifestazioni di disagio evidenziate nei minori». Sarebbe stata inizialmente la pediatra di famiglia a chiedere agli specialisti dell’azienda sanitaria un periodo di osservazione sui tre minori, due gemelli di sei anni e la sorellina di otto, che ora hanno concluso il loro lavoro con una relazione dettagliata.
GLI ATTRITI
Nella casa protetta di Vasto, intanto, c’è stato uno scontro verbale tra Catherine e la maestra durante una lezione. Chi ha assistito racconta del riaccendersi di tensioni che sembravano ormai superate. L’attività didattica è stata interrotta in anticipo e per mamma, bimbi e insegnante è stato un momento delicato. Catherine avrebbe avuto un confronto acceso con Lidia Camilla Vallarolo, l’insegnante in pensione di 66 anni incaricata di seguire i minori nel loro percorso di istruzione, a partire dalla lettura e dalla scrittura. La maestra si è allontanata per poi rientrare nella stanza e, contattata al telefono, prova a gettare acqua sul fuoco, ma conferma le difficoltà: «Posso dire solo che è stata una lezione più breve. Uno scontro con la madre? Diciamo che a volte quando parla neanche comprendo bene cosa dice – spiega Vallarolo –. Sicuramente è stata una giornata più faticosa del solito. I piccoli a un certo punto non avevano più attenzione. Due giorni di luna ci possono anche stare. Per me è comunque un’esperienza nuova. Si vive alla giornata e si coglie quello che si può».
I tre bambini, a detta dei genitori, stanno soffrendo in maniera significativa per l’allontanamento dal padre Nathan, che può vederli soltanto due volte a settimana, e per il distacco dall’ambiente di vita precedente, compresi gli animali con cui erano cresciuti. Il disagio, a volte, si manifesta anche durante le lezioni. La madre Catherine è presente nella struttura, ma può vedere i figli solo in momenti limitati, durante i pasti e l’istruzione. Prima del provvedimento del Tribunale, i bambini seguivano a casa un percorso educativo ispirato al metodo Steiner-Waldorf.
Il sindaco
«I bambini sono nella casa protetta dal 20 novembre. Vogliamo capire se ci sono stati progressi. I cittadini hanno il diritto di sapere», afferma il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli. Nei prossimi giorni arriverà da Melbourne Rachael Birmingham, sorella di Catherine, psicologa e docente universitaria. Vuole riferire al Tribunale la condizione dei nipoti prima dell’allontanamento e chiedere che venga valutata la possibilità di un rientro temporaneo in Australia, dai nonni. Si tratta di una strada giuridicamente complessa e difficile da adottare al momento. L’affidamento richiede l’autorizzazione del giudice e soprattutto la cittadinanza italiana degli affidatari. Il possibile coinvolgimento dell’ambasciata australiana nella presa in carico del caso, aprirebbe scenari lunghi e sottoposti a una giurisdizione più rigida di quella italiana. Intanto è stata depositata una prima relazione, dopo l’incontro della coppia anglo-australiana con la psichiatra Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per la perizia psico-diagnostica che dovrà accertare la capacità genitoriale.
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