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Università, boom di studenti stranieri negli istituti di Roma: 1.500 in più in un solo anno
La Capitale sempre più scelta dai ragazzi che provengono dall’estero: in 10 anni quadruplicati gli iscritti, ora a quota 16.662. La Sapienza è in vetta, terza la Luiss

Storia, musei, arte, ma non solo. Se gli stranieri amano Roma è anche per la qualità delle sue università: il numero di studenti internazionali è aumentato del 10,7 per cento solo nell’ultimo anno (dai 1.500 del 2023/24, ai 1.662 del 2024/25). Ma se si prendono in considerazione gli ultimi 10 anni, il totale di iscritti stranieri in un ateneo romano è quasi quadruplicato, passando dai 4.450 iscritti del 2014/15, ai 16.662 del 2024/2025.
A dirlo sono i numeri del ministero dell’Università e della Ricerca, rielaborati dall’ufficio statistica di Roma Capitale. A sorprendere, è soprattutto il trend in continua crescita, che ha visto esplodere gli immatricolati di origine straniera: nel 2020 la quota totale di iscritti internazionali si fermava ancora sotto i 10 mila, per poi aumentare gradualmente fino al record dell’anno accademico 2024/2025. D’altronde non è un caso se a luglio dello scorso anno la Capitale è entrata per la prima volta nella classifica delle 50 città del mondo in cui si studia meglio, secondo il QS Best Student Cities2026.
Per Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca, l’aumento di studenti internazionali a Roma «si inserisce in un più ampio trend nazionale che segnala il rafforzamento dell’attrattività del sistema formativo italiano nel suo complesso. Questo non è soltanto un indicatore di prestigio accademico, ma rappresenta una leva strategica per il futuro del Paese, capace di generare innovazione, rafforzare la competitività internazionale dell’Italia e contribuire in modo duraturo allo sviluppo economico, culturale e scientifico dei territori».
La distribuzione
La quota maggiore di studenti stranieri iscritti a Roma spetta alla Sapienza, primo ateneo della Capitale anche per numero assoluto di iscritti: la sola Sapienza ospita, ad oggi, 7.619 alunni non italiani. Un numero considerato però a ribasso dall’ateneo, perché in questa quota non sarebbero compresi anche gli studenti iscritti nei poli di Rieti e Latina. Nel report del Campidoglio, infatti, sono considerate le sole università che hanno sede a Roma.
Seconda, per numero di iscritti stranieri, è Tor Vergata, con 2.733 alunni. Ma anche in questo caso il dato significativo è l’aumento esponenziale in soli 10 anni: nel 2014 gli iscritti stranieri erano appena 73. Medaglia di bronzo per la Luiss, con 1.484 iscritti stranieri (ma un’incidenza del 12 per cento sul totale, superiore alla media). Subito dopo, Roma Tre, con 1.171 studenti stranieri. Per quanto riguarda le nazionalità, invece, le più rappresentative sono Romania, Iran, Cina, ma anche Kazakistan, Turchia, India e Israele.
Ma qual è il segreto di un aumento così evidente? Per Giuseppe Ciccarone, prorettore vicario e alle relazioni internazionali della Sapienza, l’ingrediente principale è l’aumento dei corsi di laurea in lingua inglese. «Sapienza registra una crescita costante delle presenze internazionali, accompagnata negli ultimi cinque anni da un aumento di circa il 10 per cento del numero di corsi di laurea, anche in lingua inglese».
I corsi più attrattivi
Nel dettaglio, Sapienza offre 38 corsi di studio in lingua inglese, 22 con almeno un curriculum in inglese e 10 corsi che offrono alcuni insegnamenti in inglese. Dagli studi classici, come “Mediterranean Archaeology” a “Biochemistry” della facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. E ancora “Cognitive Forensic Sciences” dell’ambito medico, fino a “Cultural Heritage in the Near and Middle East, and in Africa”, della facoltà di Lettere e Filosofia.
Si concentrano invece sull’eccellenza della formazione economico-sociale, i corsi in inglese della Luiss, tra cui Management and Artificial Intelligence, Data Science and Management, Global Law e Business Administration. I corsi erogati in lingua inglese sono più della metà dell’offerta formativa, e in questo caso gli iscritti internazionali rappresentano circa un terzo degli studenti complessivi. Per Antonio Majocchi, Prorettore per l’Internazionalizzazione della Luiss, «oggi i nostri campus sono un ambiente cosmopolita, dove l’esperienza di apprendimento si intreccia con il confronto quotidiano tra culture diverse. Un’esperienza che va oltre l’aula e che contribuisce a rafforzare il ruolo di Roma non solo come capitale culturale e turistica, ma anche come luogo in cui formarsi per affrontare le sfide globali».
Anche per Bianca Sulpasso, delegata all’Internazionalizzazione dell’Università Tor Vergata, «l’impegno per l’internazionalizzazione investe diversi ambiti e fa parte di un più generale approccio di interscambio tra culture, saperi e nozioni. Integrazione, ospitalità, formazione: tutto si combina e diventa fattore di attrazione». In aggiunta, l’internazionalizzazione rientra tra i parametri che incidono nei finanziamenti erogati dal Mur. Detto in altri termini, più fondi per gli atenei e, quindi, maggiori investimenti.
Anche Tor Vergata negli ultimi anni ha ampliato l’offerta formativa in lingua inglese (ad oggi 17 corsi e 7 curricula erogati in lingua inglese), un’offerta trasversale, che copre diverse aree disciplinari: dall’economia all’ingegneria, dalla medicina alla fisica all’area umanistica. «Secondo la classifica QS Europe 2026, siamo terzi in Italia per studenti internazionali. Tutto questo – conclude Bianca Sulpasso – rende l’ambiente internazionale più cosmopolita e attrattivo, anche per i nostri studenti italiani».
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