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Roma, alberi che cadono. Il Comune corre ai ripari e prepara task force: «Analisi veloci sullo stato delle radici e dei terreni»
Dopo il crollo ai Fori Imperiali in cui sono rimaste ferite tre persone, la giunta accelera i tempi per creare un team di esperti agronomi per controllare le piante

Se parlassero, i pini dei Fori imperiali, non la considererebbero una notizia. Quegli alti e imponenti alberi che disegnano una delle passeggiate più iconiche di Roma sono lì dal 1930 e quando furono messi a dimora avevano già 25 anni. Gli ultracentenari sono arrivati al capolinea, anche se non lo danno a vedere. I “senatori” aghiformi hanno cento, centoventi anni e all’apparenza sembrano tenere ma poi, come è successo domenica, da un momento all’altro vengono giù. L’ultimo albero che si è schiantato al suolo domenica pomeriggio, e che ha ferito tre mersone, era considerato sano, il monitoraggio eseguito in autunno lo descriveva come in buono stato: categoria B. Vuol dire che non era prevedibile che cadesse perché non aveva contezza della sua parte invisibile: le radici sotto terra.
Questo ennesimo crollo, insieme agli altri due verificatisi a gennaio, confermano la stessa tesi. Gli alberi sono vecchi e il terreno su cui poggiano è una strada storica che ha subito molteplici interventi ed è diventato inaffidabile. Se piove è morbido, spugnoso, zuppo. Incapace di sostenere le radici corte, circondate dall’asfalto. Non va meglio quando fa caldo.
Analisi rapida per capire se abbatterli
Il cambiamento climatico sta giocando un ruolo decisivo nell’accelerazione della crisi del verde urbano. La siccità e le ondate di calore impoveriscono il terreno già stressato, lo rendono friabile slegandolo dalla pianta che perde ancoraggio. Tutti d’accordo nel dire che c’è un’emergenza a Roma e che si debba trovare una soluzione condivisa. È questa: una squadra che esegua un monitoraggio profondo per una settimana e che decida quali specie salvare e quali abbattere.
Oltre all’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi, accompagnata dai dirigenti e dai funzionari del dipartimento Tutela Ambientale e al direttore generale di Roma Capitale, Albino Ruberti, c’erano anche la Soprintendenza Speciale Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Roma, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, il parco archeologico del Colosseo, i vigili del fuoco, il Comando regionale carabinieri forestali, il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), l’Orto Botanico dell’Universita La Sapienza, il comandante della polizia locale di Roma Capitale, gli ordini professionali di agronomi e agrotecnici e i progettisti del Carme.
La riapertura di via dei Fori Imperiali
«Non si può riaprire la via se non siamo sicuri», si è ribadito durante l’incontro. «Il confronto è stato di alto livello professionale e scientifico – ha detto l’assessora Alfonsi – Tutti sono consapevoli di trovarsi di fronte ad una situazione eccezionale che vede circa 50 pini con oltre 120 anni di età, curati negli ultimi anni nel migliore dei modi, che hanno superato varie prove di trazione e che sono all’apparenza sani, ma che hanno subito lo stress di decenni di impatto antropico a livello delle radici. Da domani con il contributo di tutte le competenze riunite oggi, avvieremo sopralluoghi congiunti per monitorare il processo di verifica in corso – tenendo conto in particolare degli effetti delle piogge e della tenuta delle radici – e modulare in modo conseguente e coerente con la tutela della pubblica incolumità la procedura di sostituzione degli alberi a rischio».
Non c’è tempo da perdere. Ieri pomeriggio sono iniziati subito alcuni monitoraggi: via alle prove di trazione statiche e dinamiche, verifiche dello stato dei terreni, approfondimenti con “air spade” (un sistema di scavo non invasivo) per la valutazione delle radici. Rispetto a prima cambia che in campo non ci solo quelli del dipartimento Ambiente ma anche tutti gli altri partecipanti al tavolo di ieri che hanno voluto condividere la responsabilità di una soluzione condivisa.
Il quadro di «fragilità strutturale» delle piante impone rapidità per «accelerare le valutazioni, al fine di stabilire in pochi giorni se sia possibile intervenire in modo selettivo oppure procedere con un nuovo piano di sostituzione dei pini vetusti con esemplari giovani e di diverse età, così come suggerito dagli esperti, e come già avvenuto a piazza San Marco e via di San Gregorio nel rispetto dei vincoli presenti sull’area».
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