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Più ordini di navi ecosostenibili: gli armatori rinnovano le flotte

La corsa degli armatori verso le emissioni zero è senza soluzione di continuità. Secondo l’ultimo aggiornamento del Dual-Fuel Fleet Dashboard, pubblicato dal World Shipping Council, a fine 2025, rispetto al 2024 è raddoppiato il numero di navi portacontainer e per trasporto veicoli, che sono in mare, pronte per utilizzare doppio combustibile. Erano 218 a fine 2024 hanno superato di poco le 400 unità a fine 2025.
L’utilizzo del doppio combustibile significa, in pratica, che le navi hanno impianti a bordo per utilizzare gas naturale liquefatto (Gnl) o ammoniaca o derivati da oli esausti o idrogeno e quant’altro non appena questi carburanti alternativi saranno disponibili in larga scala e a prezzi convenienti.
L’aggiornamento delle flotte è in atto, dunque, soprattutto in Europa, e nonostante il fatto che nel settore dello shipping fino ad oggi la Ue ha riversato solo le briciole dell’Ets, la tassa introdotta proprio per accompagnare la transizione energetica. Insomma siamo di fronte all’ennesimo forte investimento degli armatori che, pur di raggiungere l’obiettivo Imo delle zero emissioni entro il 2050, non hanno rallentato la corsa al rinnovo delle flotte. E gli esempi più eclatanti riguardano proprio i grandi gruppi armatoriali: Msc e Grimaldi continuano ad ordinare navi seguendo le scelte originali fatte rispetto ai combustibili alternativi.
La compagni dell’armatore Gianluigi Aponte, in tutti i settori, portacontainer, crociere, traghetti, introduce nelle flotte decine e decine di nuove navi all’anno tutte pronte ad utilizzare il bio gnl. E come dimenticare che ha già sperimentato ad crociera ad emissioni zero: la Msc Euribia ha navigato dal cantiere dove è stata costruita, quello dell’Atlantico in Francia, fino a Copenaghen con combustibili naturali a zero emissioni. Avanti tutta con l’ammoniaca, invece, il Gruppo che fa capo all’armatore Emanuele Grimaldi. In Cina mediamente stanno varando un traghetto nuovo ogni 2/3 mesi tutti predisposti per l’utilizzo dell’ammoniaca che ancora non è disponibile su larga scala a un prezzo competitivo. E, tutto questo, come dicevamo, nonostante il fatto che gli introiti Ets siano serviti fino ad oggi alla Ue che accompagnare la transizione in altri settori, anche concorrenti al trasporto via mare.
Le entrate
Ma ora le cose dovrebbero cambiare: è di pochi giorni fa la notizia che i 10 miliardi di euro di entrate annuali Ets previste per il trasporto marittimo entro il 2030, saranno destinati dalla Ue esclusivamente ai progetti di decarbonizzazione marittima. La decisione, anticipata da Lloyd’s List, è contenuta nella definizione della futura strategia industriale marittima dell’Ue. La Ue, in pratica, secondo conferme arrivate anche da Bruxelles starebbe prevedendo l’istituzione di nuovi meccanismi nella destinazione dei fondi.
Una task force del settore marittimo divrebbe garantire che i proventi dell’Ets siano destinati dai governi degli Stati membri a «investimenti correlati alla decarbonizzazione marittima». Questa svolta dovrebbe favorire il rinnovo ulteriore delle flotta. I numeri dicono che il numero di navi a doppio combustibile già in ordine ai cantieri ha continua a crescere. Ad oggi secondo Shipping Italy sarebbero ben 726 le unità già ordinate. Di queste il 74% è a doppio combustibile. Questo significa che oltre 150 miliardi di dollari di investimenti, sono già stati programmati da parte degli armatori.
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