[analyse_image type=”featured” src=”https://corrieredellumbria.it/resizer/600/315/true/2026_02_03/paparelli-1770156859587.jpg–terni__fabio_paparelli_lascia_il_partito_democratico___distacco_personale_e_politico_insanabile___ecco_la_lettera_aperta_ai_segretari.jpg?1770156859693″]
“È una scelta maturata nel tempo, non emotiva né contingente, ma frutto di una valutazione politica profonda sulla direzione che il partito ha assunto negli ultimi anni, a livello nazionale, regionale e cittadino”. L’ha spiegata così, Fabio Paparelli, la decisione di non rinnovare la tessera del Partito Democratico per l’anno in corso, comunicata con una lettera alla segreteria del partito. Paparelli, politico di lungo corso, per oltre dieci anni assessore a Terni e poi la parentesi politica in Regione Umbria, ha scelto di lasciare il Pd. “Di prendermi una pausa di riflessione”, spiega, chiarendoci subito di “non avere intrapreso per il momento un’altra specifica direzione”. In una lunga lettera, Paparelli entra nel dettaglio delle motivazioni della scelta: “Un distacco personale e politico insanabile”. “Oggi non mi riconosco più nel profilo politico che il partito esprime, né nella sua attuale cultura di governo e di opposizione e tanto meno in dirigenti locali e nazionali incapaci di andare oltre talune dinamiche interne finalizzate esclusivamente al ‘seggio sicuro’. Con rispetto per la storia comune e con gratitudine per il cammino percorso, ma con altrettanta chiarezza politica, considero conclusa la mia lunga esperienza nel Partito Democratico”. Ma ecco la lettera aperta ai segretari Pd, in versione integrale: Caro Segretario/a con questa lettera desidero comunicarti la mia decisione di non rinnovare la tessera del Partito Democratico per l’anno in corso. È una scelta maturata nel tempo, non emotiva né contingente, ma frutto di una valutazione politica profonda sulla direzione che il partito ha assunto negli ultimi anni, a livello nazionale, regionale e cittadino. Sul piano nazionale, il PD ha progressivamente smarrito un profilo autenticamente riformista e una visione realmente nazionale e di governo. Manca oggi un progetto politico alternativo credibile alle destre che governano il paese, mentre l’eccesso di correntismo e il prevalere del tatticismo interno hanno sostituito l’elaborazione programmatica. Il riformismo del Partito Democratico che ne aveva caratterizzato la nascita, insieme alla vocazione maggioritaria ed all’assunzione delle primarie come metodo di selezione della classe dirigente sono venuti meno ad ogni livello ed il PD in cui ho creduto fortemente sin dalla sua costituzione ha ceduto il passo al movimentismo e all’ideologismo. A livello regionale, con grande amarezza, ho visto il partito allontanarsi dalle competenze e dal consenso, fino a consegnarsi — anche per responsabilità dei vertici nazionali — a gruppi dirigenti che hanno fatto dell’assenza di politica e di programmazione la loro principale pratica. Il governo dei territori è stato progressivamente sostituito dalla gestione esclusiva dei rapporti di potere. A livello cittadino, il PD appare incapace di svolgere una reale funzione di opposizione, stenta nella costruzione di un’alternativa credibile e preferisce rifugiarsi nel passato piuttosto che interpretare il presente e il futuro della comunità che dovrebbe rappresentare. Tutti questi elementi, accompagnati dal fatto che gli ultimi congressi, celebrati ormai 8 mesi fa, hanno sancito un distacco personale e politico insanabile. Rivolgo un sincero ringraziamento a quei dirigenti del mio partito che mi hanno sempre incoraggiato a vivere importanti esperienze amministrative e politiche, tutte accompagnate dal consenso elettorale e rivolgo soprattutto un sentito ringraziamento alle migliaia di cittadini ternani ed umbri che nel corso degli anni hanno creduto nella mia persona. Grazie ai tanti simpatizzanti e militanti che mi sono stati vicini, credo e spero, senza presunzione, di aver dato molto anch’io, prima al PDS, cui aderii da socialdemocratico e poi ai DS e al PD: tempo, energie, impegno diretto, idee e passione civile. Proprio per questo la distanza che oggi avverto è tanto più profonda. Pur rimanendo fedele agi valori ed agli ideali del centrosinistra, di cui, al tempo dell’Ulivo e della nascita del PD ho comosciuto la espressione più alta, oggi non mi riconosco più nel profilo politico che il partito esprime, né nella sua attuale cultura di governo e di opposizione e tantomeno in dirigenti locali e nazionali incapaci di andare oltre talune dinamiche interne finalizzate esclusivamente al “seggio sicuro”. Con rispetto per la storia comune e con gratitudine per il cammino percorso, ma con altrettanta chiarezza politica, considero conclusa la mia lunga esperienza nel Partito Democratico.
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