Chiara Scotti, vicedirettrice generale della Banca d’Italia: «L’euro digitale non è un salvadanaio ma un mezzo di pagamento»

[analyse_image type=”featured” src=”https://statics.cedscdn.it/photos/MED_HIGH/2025/12/22/9260180_22202944_bankitalia.jpg”]

Chiara Scotti, vicedirettrice generale della Banca d’Italia: «L’euro digitale non è un salvadanaio ma un mezzo di pagamento»

Chiara Scotti: «Le somme non producono interessi: le erogazioni sono prive di limiti di importo ma se una spesa supera il saldo attinge dal conto corrente»

Chiara Scotti
di Rosario Dimito
6 Minuti di Lettura
martedì 23 dicembre 2025, 09:24
aggiornamentiI nostri soldiNewsletter
Risparmio e investimenti, ogni venerdìIscriviti e ricevi le notizie via email

.nl-optin-notext.nl-optinform .testata-bg {
background: #b22222;
}
.nl-optin-notext.nl-optinform .bg-wrap>div .nl-optin-bg {
opacity: 1;
background: #eee;
}

Dottoressa Chiara Scotti, vice direttrice di Bankitalia, il 2026 sarà l’anno del rodaggio dell’euro digitale, saranno fatti i preparativi per il varo del Regolamento europeo: cosa cambierà la moneta elettronica nella vita della collettività?

«Il 2026 sarà un anno cruciale. Il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo su un testo di compromesso sull’intero pacchetto legislativo che include il Regolamento sull’euro digitale, mentre il Parlamento europeo sta lavorando sugli emendamenti presentati in Commissione Affari economici e monetari. Solo dopo l’approvazione definitiva del Regolamento l’Eurosistema potrà decidere sull’emissione. Auspichiamo che questo traguardo arrivi entro il 2026: in tal caso, l’euro digitale potrebbe arrivare nel 2029. Parliamo in sostanza della versione elettronica del contante: un mezzo di pagamento digitale emesso direttamente dalla banca centrale, sicuro, uniforme e accettato in tutti i Paesi dell’area, semplice da utilizzare tramite cellulare o altri dispositivi, con funzionalità online e offline. Per i cittadini l’euro digitale non sarebbe semplicemente un altro strumento di pagamento, ma una soluzione unica e universale per i pagamenti digitali: nei negozi fisici, online, nei trasferimenti tra persone e per i servizi pubblici».

Il Governatore Fabio Panetta ha detto che serve un’Europa più forte nel sistema monetario globale: l’euro digitale sarà uno dei motori?

«L’euro digitale rafforzerebbe l’autonomia strategica europea, offrendo un’alternativa pubblica ai circuiti di pagamento extra-Ue, che oggi gestiscono la gran parte delle transazioni digitali.

Disporre di una soluzione europea, interoperabile e basata su standard aperti renderebbe il sistema dei pagamenti più resiliente e aumenterebbe la nostra capacità di innovare. La tecnologia gioca un ruolo fondamentale nei pagamenti. Per questo l’euro digitale sarebbe sia un sistema di pagamento, sia un’infrastruttura tecnologica all’avanguardia».

Tra qualche anno dovrebbe vedere la luce anche la terza edizione delle banconote in euro, quale sarà la sua incidenza?

«La nuova serie delle banconote in euro testimonia l’impegno della Bce nel mantenere centrale il ruolo del contante, che resterà disponibile per tutti, consentendo alle persone di pagare con il mezzo che preferiscono. Il rinnovamento servirà a rendere le banconote più sicure e durature; l’euro digitale non le sostituirebbe, ma le affiancherebbe. Sarebbe una scelta ideale per pagare o incassare a distanza: per acquisti online, per trasferire immediatamente denaro tra privati o per pagare un bene o un servizio solo al verificarsi della condizione stabilita, come la consegna di un pacco».

Se ciascuno trasferisse la propria ricchezza nel portafoglio virtuale, le banche resterebbero a secco. Si può ovviare mettendo un tetto di importo contenuto?

«C’è chi teme che, con l’arrivo dell’euro digitale, i risparmi finiscano tutti in un portafoglio virtuale, lasciando le banche senza liquidità. È uno scenario che però non trova riscontro nei piani dell’Eurosistema. L’euro digitale non è pensato come uno strumento di risparmio, ma come un mezzo di pagamento per la vita di tutti i giorni. Per questo le somme detenute non frutterebbero interessi e sarebbero soggette a un tetto massimo, proprio per evitare che diventino una forma alternativa di deposito bancario. I pagamenti, invece, non avrebbero limiti di importo. Se una spesa supera la disponibilità del portafoglio virtuale che contiene gli euro digitali per effettuare i pagamenti (il cosiddetto wallet), il sistema – grazie a un meccanismo automatico – attingerebbe direttamente dal conto bancario dell’utente. Allo stesso modo, eventuali eccedenze verrebbero trasferite sul conto corrente, senza interventi manuali. Le banche, dunque, non verrebbero messe da parte. Al contrario, continuerebbero a svolgere un ruolo centrale: distribuirebbero l’euro digitale, resterebbero il punto di riferimento per i clienti e potrebbero offrire servizi aggiuntivi a pagamento».

L’euro digitale nasce per aumentare l’inclusività: come fare con chi ha poca dimestichezza con le tecnologie, soprattutto anziani?

«L’inclusione è un elemento centrale del design dell’euro digitale. Per questo i cittadini potrebbero scegliere se utilizzare una app oppure una carta fisica, pensata per chi non può o non vuole affidarsi a strumenti digitali avanzati. Chi ha bisogno di aiuto potrebbe ricevere supporto personalizzato. L’obiettivo è che nessuno resti indietro».

La forte crescita delle stablecoin mette in crisi il lancio dell’euro digitale e di altre CBDC?

«Direi di no, l’euro digitale sarebbe una moneta pubblica e sicura, che protegge consumatori e stabilità finanziaria. Le stablecoin sono emesse da operatori privati e basano il proprio valore sull’ancoraggio a valute fiat oppure su riserve dichiarate. Possono essere utilizzate come alternativa digitale per trasferimenti veloci, operazioni su mercati crypto o di asset tokenizzati. Presentano alcuni elementi critici: il sistema è interamente nelle mani di operatori privati e se le riserve non sono sufficienti o se viene meno la fiducia degli utenti, la stabilità promessa può rapidamente vacillare».

Perché l’euro digitale non è concorrente dei sistemi di pagamento privati?

«Oggi grandi operatori internazionali controllano tecnologie fondamentali come gli standard per i pagamenti contactless, che stanno diventando la norma. Pertanto, i fornitori di servizi di pagamento europei devono fare i conti con questi operatori per offrire nuovi servizi basati su tali tecnologie. L’euro digitale consentirebbe ai sistemi di pagamento privati di innovare e raggiungere cittadini e imprese in ogni Paese dell’Eurozona, tramite un’infrastruttura unica e standard aperti».

Le criptovalute pesano il 2% del valore delle Borse mondiali ed è in forte crescita; rischio di una nuova bolla?

«Come ha sottolineato recentemente il Governatore Panetta, la volatilità delle criptoattività è estrema: il prezzo può oscillare del 10% o più in poche ore, dinamiche che sollevano interrogativi sul rischio di eccessi speculativi. È anche per questo che è meglio parlare di criptoattività piuttosto che di criptovalute. Questi strumenti, infatti, non sono moneta a corso legale e non offrono garanzie di stabilità del valore. Proprio in questo contesto lavoriamo all’euro digitale per i pagamenti al dettaglio; dall’altro, sono in corso altri due progetti (Pontes e Appia) dedicati a transazioni all’ingrosso per regolare in moneta di banca centrale scambi di attività finanziarie emesse su piattaforme basate su tecnologie digitali distribuite (DLT). L’obiettivo è accompagnare l’innovazione con strumenti pubblici sicuri, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema dei pagamenti efficiente, affidabile e inclusivo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

‘;
outbrainEl.insertAdjacentHTML(“afterBegin”, AdCodeOutbrain);

loadScript(‘//widgets.outbrain.com/outbrain.js’, function(){
// cerco il widget. Necessario se c’è un’altro widget di Outbrain in pagina (es: inread)
OBR.extern.researchWidget();
});
}

function AnnunciOutbrain(callback) {
var outbrainDiv = document.getElementById(‘outbrainWait’);
// Verifica se l’elemento esiste
if (outbrainDiv) {
// Modifica l’id dell’elemento div
outbrainDiv.id = ‘outbrain’;
}

var load_method = impostazioni_testata.outbrain.load_method || ‘first-interaction’;

var outbrainEl = document.getElementById(‘outbrain’);

CED.log(“outbrain load_method:” + load_method);

if (load_method == ‘when-near-viewport’) {

// outbrain parte solo quando scrollando arriva abbastanza vicino alla viewport
if (typeof callback === “function”) {

// Listen for the scroll event
//document.addEventListener(‘scroll’, onScroll(outbrainEl,callback), false);
CedsWNV.watch(outbrainEl, callback, {
checkInterval: 300,
offset: 500
});

/*devo chiamare la funzione con argomenti e variabili */
}

} else {
// DEFAULT: outbrain parte alla prima interazione o dopo il timeout inattività
_waitOnceFor(load_method, callback);
}
}

AnnunciOutbrain(WidgetOutbrainTag);

[analyse_source url=”http://ilmessaggero.it/economia/outlook/banca_d_italia_chiara_scotti_euro_digitale-9260180.html”]


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.