«Ho lasciato il lavoro come dirigente per inseguire il mio sogno. Ora gestisco l’asilo per cani più grande d’Italia, sono felice»

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«Ho lasciato il lavoro come dirigente per inseguire il mio sogno. Ora gestisco l’asilo per cani più grande d’Italia, sono felice»

La storia di Alessandro Medici, ribattezzato sui social Alessandro Il Dogsitter

«Ho lasciato il lavoro come dirigente per inseguire il mio sogno. Ora gestisco l'asilo per cani più grande d'Italia, sono felice»
di Anna Laus
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lunedì 26 gennaio 2026, 08:04 – Ultimo aggiornamento: 08:05
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Il sogno di una vita, rimasto per anni nel cassetto, che ha trovato il coraggio di diventare realtà. È la storia di Alessandro Medici, ribattezzato sui social Alessandro Il Dogsitter, fondatore dell’asilo per cani più grande d’Italia con sede a Torino. La grandezza non si riferisce all’estensione della struttura, ma al numero di cani iscritti e gestiti quotidianamente: quaranta. Prima di compiere questo salto nel vuoto, Alessandro lavorava in una multinazionale come direttore commerciale: «Viaggiavo per il mondo, meeting dopo meeting. Non riuscivo più a gestire le mie emozioni: ero veramente tanto infelice», racconta a Leggo. Cresciuto per i primi anni della sua vita negli Stati Uniti, seguire le orme della sua famiglia nel mondo corporate rappresentava quasi una scelta obbligata. Poi, un giorno qualcosa è cambiato. Decisivo il supporto della moglie, che una sera del 2019 vedendo Alessandro giocare con dei cani a cena da amici, gli ha detto: «Lascia tutto e dedicati alla tua passione». Così con i soldi del Tfr, il torinese ha comprato il suo primo Bau Bus, il furgone con cui ogni mattina passa a prendere (e riaccompagna) i suoi amici a quattro zampe, casa per casa, per portarli all’asilo. «Il servizio – ci tiene a specificarlo – non è per i proprietari, ma per i cani. Per i primi siamo un punto di riferimento, ma non ci sostituiamo a loro».

L’asilo per cani più grande d’Italia

L’idea di fondare un asilo per cani nasce quando era ragazzino. «A 18 anni ho iniziato a lavorare come dog sitter», aggiunge. Ma nessuno lo prendeva sul serio. Il peso del giudizio, delle aspettative, della società lo aveva spinto a mettere da parte quella passione. Fino a quando non ce l’ha più fatta. Oggi il suo profilo Instagram conta circa centomila follower. Se tornerebbe mai indietro? «Nonostante le difficoltà, non avrei potuto fare scelta migliore e non potrei essere più felice di così», risponde senza rimpianti. I dubbi, soprattutto all’inizio, ci sono stati: «Mi chiedevo: avrò fatto bene?».

Ma ogni mattina la risposta è sempre la stessa: «Quando dovevo andare a prendere i cani e li vedevo quella domanda spariva».

Le regole

Il campo si estende per 4mila metri quadrati e si trova a Carignano. «Il cascinale mi è stato dato da un amico», spiega. Il successo dell’attività, secondo Alessandro, è dovuto non solo alla grande professionalità sua – ha intrapreso un percorso formativo per diventare addestratore cinofilo Enci – e del suo team composto da altri esperti, ma a tre requisiti fondamentali. Il primo riguarda la logistica: «Se non posso coprire una zona perché è troppo lontana, non accetto l’iscrizione». A seguire, proprio come a scuola, c’è quello della frequenza minima obbligatoria di «due volte a settimana». «Il nostro è un percorso per il benessere del cane per insegnargli a comunicare e socializzare». Infine, l’obbligo di castrazione per i cani di sesso maschile, «che sia chirurgica o reversibile, affinché i livelli di testosterone non compromettano l’integrazione con il gruppo sociale». Gestire quaranta cani contemporaneamente può sembrare un’impresa. Il primo pensiero che può venire in mente è che gli amici a quattro zampe possano azzuffarsi tra loro da un momento all’altro. Ma, grazie all’attenta supervisione di Alessandro e dei suoi collaboratori questo non accade. «Se notiamo che un cane è nervoso abbiamo una zona oscurata, che noi chiamiamo “chill out”. Qui il bau può rilassarsi: gli diamo masticativi, un kong oppure possiamo fare dei giochi di attivazione mentale, tutti stimoli positivi per farlo tranquillizzare».

I piani futuri

«I cani mi hanno insegnato tutto: la pazienza, il rispetto. Che nella vita, quella che ci complichiamo inutilmente, si può e si deve migliorare», conclude guardandosi indietro. Quando pensa al futuro, Alessandro ha in mente un solo obiettivo: «Continuare a far crescere questo progetto». Entro il 2027 punta ad assumere altri collaboratori e con il loro supporto dedicarsi a creare un centro polivalente: «Un’oasi per il benessere dei nostri amici, in cui non manca nulla: dalla toeletta, al negozio di animali». «Il mio intento, non è scalare il business: è trasmettere la passione che ho per questi animali, ma soprattutto diffondere il modus operandi con cui li gestiamo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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