Crollo della Stella in Arena, gli imputati pagano e il reato è estinto

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L’incidente di tre anni fa

Crollo della Stella in Arena, gli imputati pagano e il reato è estinto

Fabiana Marcolini
In 4 ammessi all’oblazione e con 5mila euro la vicenda si chiude. Le assicurazioni hanno totalmente risarcito i danni
La coda della Stella crollata nell'Arena
La coda della Stella crollata nell’Arena
La coda della Stella crollata nell'Arena
La coda della Stella crollata nell’Arena
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Allo scadere dei tre anni dal crollo, avvenuto il 23 gennaio 2023 durante la fase di smontaggio del basamento della macro scultura in ferro simbolo da decenni del Natale e famosa in tutto il mondo, l’affaire Stella si avvia alla chiusura definitiva. Ieri infatti per quattro imputati (tra cui il presidente dal 2011 della Fondazione Verona per l’Arena e il direttore dei lavori nominato dalla Fondazione) il giudice dell’udienza preliminare Arianna Busato – in seguito alla rinuncia all’opposizione al decreto penale – ha accolto la richiesta di oblazione e versando 5mila euro il reato, ovvero la «cooperazione in danneggiamento colposo del patrimonio archeologico», sarà estinto. In marzo la verifica degli avvenuti pagamenti.

Chi invece ha rinunciato all’opposizione vedrà diventare esecutiva l’ammenda di 10mila euro e in ogni caso godrà del beneficio della pena sospesa e della non menzione. Un capitolo chiuso anche perché i danni sono stati completamente risarciti dalle compagnie di assicurazione. Danni che interessarono numerosi gradoni, scheggiati dal basamento che, non essendo stato completamente separato dalla parte terminale della coda quando quest’ultima venne sollevata «nonostante il mancato disaccoppiamento» si verificò il contraccolpo sul basamento che venne spinto in basso «precipitando fino alla cavea con conseguente distruzione del profilo di tutti i gradoni» recita l’imputazione formulata dal pm Alberto Sergi. L’anfiteatro era vuoto e fortunatamente nessuno degli operai della ditta appaltatrice Metal System srl rimase coinvolto: sarebbe stata una tragedia di proporzioni ben diverse.

Le indagini furono affidate alla polizia locale e la necessità di mettere in sicurezza il sito visitato da migliaia di persone ogni anno scandì i tempi rapidi dell’inchiesta. E infatti in agosto, sette mesi dopo, la perizia disposta dal gip nel corso dell’incidente probatorio stabilì che, al di là dell’errore umano, il montaggio e smontaggio dell’archistruttura di Rinaldo Olivieri del peso di circa 70 tonnellate erano avvenuti «senza fornire all’impresa un dettagliato piano che indicasse alcuni dettagli tecnici la cui interpretazione» poteva «generare problemi e rischi». A fronte degli otto indagati della prima il procedimento era proseguito per sei. L’oblazione estingue tutto.

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