Relitto romano Gallipoli: stanziati 780mila euro per il recupero della nave di età imperiale. Le anfore trasportavano il garum: cos’è

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Relitto romano Gallipoli: stanziati 780mila euro per il recupero della nave di età imperiale. Le anfore trasportavano il garum: cos’è

Relitto romano Gallipoli: stanziati 780mila euro per il recupero della nave di età imperiale. Le anfore trasportavano il garum: cos'è
3 Minuti di Lettura
martedì 3 febbraio 2026, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 18:36

Ormai è il segreto di Pulcinella. La nave oneraria di epoca tardo imperiale è sul fondo del mare a Gallipoli. Per mesi è stato un segreto custodito dal mare e dalla Guardia di Finanza, ma ora la notizia del “gigante” dello Ionio si è diffusa tanto da rendere necessario far partire le operazioni di scavo e messa in sicurezza dell’area. Si tratta come detto di un giacimento archeologico di inestimabile valore che tornerà alla luce grazie a un finanziamento di 780.000 euro stanziato dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali.

La scoperta del “relitto”

Tutto è iniziato a giugno 2025, durante un normale pattugliamento navale. La strumentazione hi-tech del reparto aeronavale della Guardia di Finanza di Bari e della sezione di Gallipoli che hanno rilevato un’anomalia sul fondale. Il sospetto dei militari si è trasformato in certezza quando i sommozzatori del Nucleo di Taranto si sono immersi: davanti ai loro occhi è apparsa la sagoma di una nave romana, con il suo carico di anfore ancora parzialmente intatto. Le anfore trasportate dall’imbarcazione contenevano il garum, una salsa di pesce molto utilizzata sulle tavole dell’Impero romano. Lo confermano gli esami su due delle anfore già prelevate. Non è escluso che le altre possano contenere spezie e altri prodotti. Il capitano della Gdf, sezione operativa navale di Gallipoli, Salvatore Spezzati ha commentato: «Fatto riemergere un pezzo di storia che di fatto aiuta nel riscrivere parte dei traffici marittimi dell’epoca».

Il “Protocollo del Silenzio”

Perché la notizia è stata diffusa solo ora? La parola d’ordine tra Soprintendenza e Fiamme Gialle è stata riserbo. Per evitare il rischio di sciacallaggio e furti da parte di “tombaroli del mare”, l’area è stata monitorata h24 dalla Sezione Navale di Gallipoli, mantenendo le coordinate segrete fino alla messa a punto di una strategia di recupero.

I fondi e il piano di intervento

La svolta è arrivata con l’assegnazione delle risorse a valere sulla Legge 190/2014.

Con i 780mila euro a disposizione, la Soprintendenza delle province di Brindisi, Lecce e Taranto potrà avviare:

  • Ricognizione sistematica: Documentazione del relitto con metodologie d’indagine d’avanguardia.
  • Scavo archeologico subacqueo: Un intervento complesso per liberare il carico e i resti lignei dell’imbarcazione.
  • Restauro conservativo: Trattamenti delicati per preservare i reperti una volta estratti dall’ambiente marino, in linea con i principi della Convenzione UNESCO.

La tutela 

L’operazione segue la scia del recupero avvenuto a Ugento lo scorso luglio e sancisce l’efficacia del protocollo d’intesa siglato tra il Ministero della Cultura e la Guardia di Finanza. Non si tratta solo di archeologia, ma di una sinergia tra tecnologia militare e ricerca scientifica per proteggere il patrimonio sommerso della Puglia. Il mare di Gallipoli si conferma così non solo meta turistica d’eccellenza, ma anche uno scrigno di storia che, dopo secoli di silenzio, è pronto a raccontare i traffici commerciali dell’antica Roma.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Relitto romano Gallipoli: stanziati 780mila euro per il recupero della nave di età imperiale. Le anfore trasportavano il garum: cos’è

Relitto romano Gallipoli: stanziati 780mila euro per il recupero della nave di età imperiale. Le anfore trasportavano il garum: cos'è
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martedì 3 febbraio 2026, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 18:36

Ormai è il segreto di Pulcinella. La nave oneraria di epoca tardo imperiale è sul fondo del mare a Gallipoli. Per mesi è stato un segreto custodito dal mare e dalla Guardia di Finanza, ma ora la notizia del “gigante” dello Ionio si è diffusa tanto da rendere necessario far partire le operazioni di scavo e messa in sicurezza dell’area. Si tratta come detto di un giacimento archeologico di inestimabile valore che tornerà alla luce grazie a un finanziamento di 780.000 euro stanziato dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali.

La scoperta del “relitto”

Tutto è iniziato a giugno 2025, durante un normale pattugliamento navale. La strumentazione hi-tech del reparto aeronavale della Guardia di Finanza di Bari e della sezione di Gallipoli che hanno rilevato un’anomalia sul fondale. Il sospetto dei militari si è trasformato in certezza quando i sommozzatori del Nucleo di Taranto si sono immersi: davanti ai loro occhi è apparsa la sagoma di una nave romana, con il suo carico di anfore ancora parzialmente intatto. Le anfore trasportate dall’imbarcazione contenevano il garum, una salsa di pesce molto utilizzata sulle tavole dell’Impero romano. Lo confermano gli esami su due delle anfore già prelevate. Non è escluso che le altre possano contenere spezie e altri prodotti. Il capitano della Gdf, sezione operativa navale di Gallipoli, Salvatore Spezzati ha commentato: «Fatto riemergere un pezzo di storia che di fatto aiuta nel riscrivere parte dei traffici marittimi dell’epoca».

Il “Protocollo del Silenzio”

Perché la notizia è stata diffusa solo ora? La parola d’ordine tra Soprintendenza e Fiamme Gialle è stata riserbo. Per evitare il rischio di sciacallaggio e furti da parte di “tombaroli del mare”, l’area è stata monitorata h24 dalla Sezione Navale di Gallipoli, mantenendo le coordinate segrete fino alla messa a punto di una strategia di recupero.

I fondi e il piano di intervento

La svolta è arrivata con l’assegnazione delle risorse a valere sulla Legge 190/2014.

Con i 780mila euro a disposizione, la Soprintendenza delle province di Brindisi, Lecce e Taranto potrà avviare:

  • Ricognizione sistematica: Documentazione del relitto con metodologie d’indagine d’avanguardia.
  • Scavo archeologico subacqueo: Un intervento complesso per liberare il carico e i resti lignei dell’imbarcazione.
  • Restauro conservativo: Trattamenti delicati per preservare i reperti una volta estratti dall’ambiente marino, in linea con i principi della Convenzione UNESCO.

La tutela 

L’operazione segue la scia del recupero avvenuto a Ugento lo scorso luglio e sancisce l’efficacia del protocollo d’intesa siglato tra il Ministero della Cultura e la Guardia di Finanza. Non si tratta solo di archeologia, ma di una sinergia tra tecnologia militare e ricerca scientifica per proteggere il patrimonio sommerso della Puglia. Il mare di Gallipoli si conferma così non solo meta turistica d’eccellenza, ma anche uno scrigno di storia che, dopo secoli di silenzio, è pronto a raccontare i traffici commerciali dell’antica Roma.

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