«Sarò equilibrato»: il metodo Decaro tra spinta a fare e incognite. L’analisi del discorso in Consiglio e cosa succederà

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«Sarò equilibrato»: il metodo Decaro tra spinta a fare e incognite. L’analisi del discorso in Consiglio e cosa succederà

Il discorso e la giornata in Consiglio contengono molto dello stile e dei punti cari al governatore, oltre che il “seme” di ciò che saranno i prossimi cinque anni tra scelte forti da fare in Puglia e prospettiva nazionale sempre sullo sfondo

Antonio Decaro durante il suo discorso in Consiglio regionale
Antonio Decaro durante il suo discorso in Consiglio regionale
di Francesco G. GIOFFREDI
6 Minuti di Lettura
martedì 3 febbraio 2026, 14:16

Difficile anche solo scalfirlo, tanto è (al momento) saldo, in controllo di tutto e tutti. Figurarsi allora vederlo traballare o persino cadere. Verrà – un domani, forse – il tempo dei mal di pancia e delle crisi più o meno grandi: è fisiologico. Intanto, il primo Consiglio regionale da governatore di Antonio Decaro fila liscio, niente intoppi e strappi, e nelle sei ore di seduta c’è molto di oggi e di domani, tra equilibri e prospettiva: il metodo senza strattoni, sussulti e fuochi d’artificio, l’agenda di governo minuziosamente (anche troppo) elencata «da ingegnere» per il quale «i numeri sono importanti», e il profluvio di mille cose da realizzare suona come ammonimento chiaro ai consiglieri, e poi la discontinuità nei segnali e nei messaggi, il saluto a Michele Emiliano e Nichi Vendola col giusto dosaggio (quasi come una rapida e doverosa nota a margine, «grazie per tante cose, senza di loro non sarei qui»), la prassi della mano tesa al Consiglio e ai consiglieri tutti («un’unica squadra») e però pure l’avvertimento a gestire con oculatezza le poche risorse e a correre e lavorare, «l’aula non è un teatro politico» e «la politica deve parlare alle persone e non ai propri fan», «qui io non difenderò mai una parte, ma le ragioni di una scelta». 
Dicevamo: verranno, un giorno, i problemi. È così. Ma le incognite, anche quelle, si intravedevano in filigrana già ieri: i buoni propositi che rischiano di rimanere impigliati in un Consiglio che non perdona nessuno e che spesso è il luogo del dire più che del fare; la tenuta di una maggioranza che può perdere come nulla il controllo di frizione e numeri, e ieri l’assaggio c’è stato con le tecniche di tracciamento del voto segreto per il presidente del Consiglio (“Toni Matarrelli”, “Matarrelli Toni”, “Matarrelli”); la fragilità di un centrodestra disunito, già col fiatone, e viceversa un’opposizione viva e incalzante aiuterebbe lo stesso Decaro; e infine la proiezione oltre la Puglia del governatore, che incrocia le tante incognite del Pd e del centrosinistra nazionali, un’ambizione che tuttavia può pure far precipitare rapidamente nel caos la Regione. E s’è già visto in passato.

I segnali dal Consiglio 

Ad ogni modo, in Consiglio ieri è stato il giorno dei bei sentimenti e delle ottime idee. Decaro ha riproposto il format della campagna elettorale, col suo piglio da maratoneta: il governare senza urlare né dichiarando guerra al mondo, lo studiare prima di promettere, le proposte con i piedi per terra, numeri alla mano e senza svolazzi, e sempre quel «tutta la Puglia». Ha detto ieri, ripescando un concetto che gli avevano affibbiato in Parlamento europeo, e che non casualmente oggi eleva a bandiera: “balance”, cioè “equilibrio”, «e io sarò equilibrato». Il che non vuol dire necessariamente smussare, piegarsi, assecondare, proporre marmellate trasformiste, anzi: il governatore sa essere uomo forte capace di scelte altrettanto forti confezionate però in silenzio, e l’ha già dimostrato in questi primi passi. L’elenco dei delusi e mugugnanti, dopo la nomina della giunta e dintorni, d’altro canto non è breve e comprende lo stesso Emiliano ed Elly Schlein. Nessuno però, ora come ora, può anche solo pensare di attaccarlo frontalmente tanto appare solido e politicamente invulnerabile.
Dunque: tutto liscio, ieri. Pure l’elezione del presidente del Consiglio: Matarrelli, sul quale aveva puntato, sfonda di sei voti la quota di maggioranza. E tanti saluti alle richieste di riequilibrio di genere arrivate dalla segreteria nazionale del Pd. È un segnale. E poi c’è tutto il resto: i selfie da star, gli abbracci pure bipartisan, la platea stracolma, la madre e la moglie a vigilarlo affettuosamente dal pubblico, la standing ovation a fine discorso e il ringraziamento a mani giunte. Non si schioda dall’Aula e ascolta quasi tutti. Foto da segnalare, che raccontano fase e personaggio: lo scatto con i vertici nazionali e regionali del M5s (Mario Turco e Leonardo Donno) a rinsaldare un asse dalle mille implicazioni; e poi il caloroso saluto a Luigi Lobuono e a Francesco Ventola, eurodeputato fittiano di FdI, sintomo non solo di comune militanza in Ue, ma anche di collaborazione franca con chi sa dialogare. 
Emozionato? Sì, ieri Decaro lo era e non l’ha nascosto affatto.

Ma, come detto: in controllo totale, di giunta e consiglieri. Il discorso programmatico è torrenziale, spuntano pure le slide con tanto di telecomandino, sempre con quella attitudine un po’ secchiona («sto diventando esperto pure di medicina»). La tentazione all’ironia emerge quando possibile, pure qui come da attitudine («Anche Trump consuma vino pugliese. Mi verrebbe una battuta, ma non la faccio…»). E la strizzata d’occhio a un passato che si ostina volutamente a non passare: «Oggi ho firmato il giuramento con la penna dell’Anci, per ricordare sempre il ruolo dei sindaci». È un altro indizio di metodo: si governa e lavora idealmente con la fascia tricolore al petto, come amministratori di prossimità. E lo ha ribadito, anche questo, più volte ieri prima e dopo la metodica illustrazione del programma di governo.

Le prospettive

Ci sarebbe infine la politica in senso stretto, che mette pepe e può aiutare a capire cosa succederà da domani. C’è un passaggio chiaro nel discorso di Decaro: d’accordo la collaborazione in Consiglio per «dare risposte ai pugliesi», ma «nessun invito a confondere le carte, la maggioranza deve fare la maggioranza e l’opposizione deve fare l’opposizione». Il governatore prova così a stracciare definitivamente l’impostazione molto inclusiva “alla Emiliano”: il predecessore era divorato dalla brama di convincere tutti, prima di tutto in Aula. Ecco: addio trasformismo, sembra voler ammonire Decaro. Si vedrà. Di certo la coalizione di maggioranza ha numeri e zero affanni, il margine per lavorare in tranquillità c’è. Spetterà al governatore domare le intemperanze. E tenere tutto in equilibrio (balance, no?): il Pd che prima o poi farà la voce grossa e il M5s ora fedelissimo di Decaro, la civica del presidente che assumerà presto forma di movimento e Per, il tutto con riflessi fuori dalla Puglia e oltre le stesse ambizioni nazionali decariane. Intanto, il cambio di approccio e gestione in Regione si sente e si vede. Il governatore però lo sa bene: ieri è finito il tempo delle premesse e delle promesse, ed è il momento di fatti e atti. Gli unici sui quali, alla fine, si giocherà la partita del futuro. Agli occhi dei pugliesi e delle forze politiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Sarò equilibrato»: il metodo Decaro tra spinta a fare e incognite. L’analisi del discorso in Consiglio e cosa succederà

Il discorso e la giornata in Consiglio contengono molto dello stile e dei punti cari al governatore, oltre che il “seme” di ciò che saranno i prossimi cinque anni tra scelte forti da fare in Puglia e prospettiva nazionale sempre sullo sfondo

Antonio Decaro durante il suo discorso in Consiglio regionale
Antonio Decaro durante il suo discorso in Consiglio regionale
di Francesco G. GIOFFREDI
6 Minuti di Lettura
martedì 3 febbraio 2026, 14:16

Difficile anche solo scalfirlo, tanto è (al momento) saldo, in controllo di tutto e tutti. Figurarsi allora vederlo traballare o persino cadere. Verrà – un domani, forse – il tempo dei mal di pancia e delle crisi più o meno grandi: è fisiologico. Intanto, il primo Consiglio regionale da governatore di Antonio Decaro fila liscio, niente intoppi e strappi, e nelle sei ore di seduta c’è molto di oggi e di domani, tra equilibri e prospettiva: il metodo senza strattoni, sussulti e fuochi d’artificio, l’agenda di governo minuziosamente (anche troppo) elencata «da ingegnere» per il quale «i numeri sono importanti», e il profluvio di mille cose da realizzare suona come ammonimento chiaro ai consiglieri, e poi la discontinuità nei segnali e nei messaggi, il saluto a Michele Emiliano e Nichi Vendola col giusto dosaggio (quasi come una rapida e doverosa nota a margine, «grazie per tante cose, senza di loro non sarei qui»), la prassi della mano tesa al Consiglio e ai consiglieri tutti («un’unica squadra») e però pure l’avvertimento a gestire con oculatezza le poche risorse e a correre e lavorare, «l’aula non è un teatro politico» e «la politica deve parlare alle persone e non ai propri fan», «qui io non difenderò mai una parte, ma le ragioni di una scelta». 
Dicevamo: verranno, un giorno, i problemi. È così. Ma le incognite, anche quelle, si intravedevano in filigrana già ieri: i buoni propositi che rischiano di rimanere impigliati in un Consiglio che non perdona nessuno e che spesso è il luogo del dire più che del fare; la tenuta di una maggioranza che può perdere come nulla il controllo di frizione e numeri, e ieri l’assaggio c’è stato con le tecniche di tracciamento del voto segreto per il presidente del Consiglio (“Toni Matarrelli”, “Matarrelli Toni”, “Matarrelli”); la fragilità di un centrodestra disunito, già col fiatone, e viceversa un’opposizione viva e incalzante aiuterebbe lo stesso Decaro; e infine la proiezione oltre la Puglia del governatore, che incrocia le tante incognite del Pd e del centrosinistra nazionali, un’ambizione che tuttavia può pure far precipitare rapidamente nel caos la Regione. E s’è già visto in passato.

I segnali dal Consiglio 

Ad ogni modo, in Consiglio ieri è stato il giorno dei bei sentimenti e delle ottime idee. Decaro ha riproposto il format della campagna elettorale, col suo piglio da maratoneta: il governare senza urlare né dichiarando guerra al mondo, lo studiare prima di promettere, le proposte con i piedi per terra, numeri alla mano e senza svolazzi, e sempre quel «tutta la Puglia». Ha detto ieri, ripescando un concetto che gli avevano affibbiato in Parlamento europeo, e che non casualmente oggi eleva a bandiera: “balance”, cioè “equilibrio”, «e io sarò equilibrato». Il che non vuol dire necessariamente smussare, piegarsi, assecondare, proporre marmellate trasformiste, anzi: il governatore sa essere uomo forte capace di scelte altrettanto forti confezionate però in silenzio, e l’ha già dimostrato in questi primi passi. L’elenco dei delusi e mugugnanti, dopo la nomina della giunta e dintorni, d’altro canto non è breve e comprende lo stesso Emiliano ed Elly Schlein. Nessuno però, ora come ora, può anche solo pensare di attaccarlo frontalmente tanto appare solido e politicamente invulnerabile.
Dunque: tutto liscio, ieri. Pure l’elezione del presidente del Consiglio: Matarrelli, sul quale aveva puntato, sfonda di sei voti la quota di maggioranza. E tanti saluti alle richieste di riequilibrio di genere arrivate dalla segreteria nazionale del Pd. È un segnale. E poi c’è tutto il resto: i selfie da star, gli abbracci pure bipartisan, la platea stracolma, la madre e la moglie a vigilarlo affettuosamente dal pubblico, la standing ovation a fine discorso e il ringraziamento a mani giunte. Non si schioda dall’Aula e ascolta quasi tutti. Foto da segnalare, che raccontano fase e personaggio: lo scatto con i vertici nazionali e regionali del M5s (Mario Turco e Leonardo Donno) a rinsaldare un asse dalle mille implicazioni; e poi il caloroso saluto a Luigi Lobuono e a Francesco Ventola, eurodeputato fittiano di FdI, sintomo non solo di comune militanza in Ue, ma anche di collaborazione franca con chi sa dialogare. 
Emozionato? Sì, ieri Decaro lo era e non l’ha nascosto affatto.

Ma, come detto: in controllo totale, di giunta e consiglieri. Il discorso programmatico è torrenziale, spuntano pure le slide con tanto di telecomandino, sempre con quella attitudine un po’ secchiona («sto diventando esperto pure di medicina»). La tentazione all’ironia emerge quando possibile, pure qui come da attitudine («Anche Trump consuma vino pugliese. Mi verrebbe una battuta, ma non la faccio…»). E la strizzata d’occhio a un passato che si ostina volutamente a non passare: «Oggi ho firmato il giuramento con la penna dell’Anci, per ricordare sempre il ruolo dei sindaci». È un altro indizio di metodo: si governa e lavora idealmente con la fascia tricolore al petto, come amministratori di prossimità. E lo ha ribadito, anche questo, più volte ieri prima e dopo la metodica illustrazione del programma di governo.

Le prospettive

Ci sarebbe infine la politica in senso stretto, che mette pepe e può aiutare a capire cosa succederà da domani. C’è un passaggio chiaro nel discorso di Decaro: d’accordo la collaborazione in Consiglio per «dare risposte ai pugliesi», ma «nessun invito a confondere le carte, la maggioranza deve fare la maggioranza e l’opposizione deve fare l’opposizione». Il governatore prova così a stracciare definitivamente l’impostazione molto inclusiva “alla Emiliano”: il predecessore era divorato dalla brama di convincere tutti, prima di tutto in Aula. Ecco: addio trasformismo, sembra voler ammonire Decaro. Si vedrà. Di certo la coalizione di maggioranza ha numeri e zero affanni, il margine per lavorare in tranquillità c’è. Spetterà al governatore domare le intemperanze. E tenere tutto in equilibrio (balance, no?): il Pd che prima o poi farà la voce grossa e il M5s ora fedelissimo di Decaro, la civica del presidente che assumerà presto forma di movimento e Per, il tutto con riflessi fuori dalla Puglia e oltre le stesse ambizioni nazionali decariane. Intanto, il cambio di approccio e gestione in Regione si sente e si vede. Il governatore però lo sa bene: ieri è finito il tempo delle premesse e delle promesse, ed è il momento di fatti e atti. Gli unici sui quali, alla fine, si giocherà la partita del futuro. Agli occhi dei pugliesi e delle forze politiche.

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