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A processo per l’omicidio della madre, si uccide in carcere
E’ successo domenica sera, morte cerebrale e coma irreversibile

3 febbraio, 14:06
E’ morto Alberto Villani, 49 anni, di San Michele Salentino (in provincia di Brindisi), che era stato portato in ospedale a seguito del tentativo di togliersi la vita consumato domenica sera nel carcere di Bari.
Villani era stato trasferito nel Policlinico del capoluogo pugliese, si trovava nel reparto di Rianimazione. Il 14 ottobre dell’anno scorso aveva ingerito una sostanza tossica che gli causò un malore, mentre si trovava nel Tribunale di Brindisi in attesa di essere esaminato dalla Corte d’Assise (presidente Maurizio Saso, a latere il giudice togato Adriano Zullo e la giuria popolare) nel processo in cui risponde dell’omicidio volontario della madre Cosima D’Amato, 71 anni, quando il 20 settembre di tre fa venne trovata carbonizzata nella casa del figlio, a San Michele. Parcheggiata accanto c’era la Fiat Panda della donna.
La perizia psichiatrica
Su istanza dell’avvocato difensore Alessandro Stomeo, la Corte d’Assise il 19 novembre dell’anno scorso aveva disposto una perizia psichiatrica sulle capacità di intendere e di volere, nonché sulle capacità di stare in giudizio e anche se l’imputato fosse socialmente pericoloso.
L’incarico è stato affidato allo psichiatra Elio Serra il 2 dicembre (affiancato dalla psicologa Michela Francia) che in questi giorni depositerà la consulenza basata anche sui colloqui tenuti con Villani nel carcere di Bari.
Il 10 febbraio l’udienza in cui era previsto l’esame dello psichiatra, in quella data si sarebbe dovuto fissare l’udienza dedicata alla requisitoria del pubblico ministero Giovanni Marino e dell’arringa dell’avvocato Filippo Mafaro, legale delle parti civili Alberto Bruno e comandante del Norm di San Vito dei Normanni e per una nipote di Cosima D’Amato.
Nel merito del processo, Villani fu arrestato la mattina del ritrovamento del cadavere della madre. Fra gli indizi raccolti in quelle ore dai carabinieri anche la presunta mancata comunicazione ai vigili del fuoco della presenza della donna in quella casa, quando giunsero per spegnere le fiamme. Nel corso del dibattimento in aula si è anche parlato della possibilità che l’incendio fosse scoppiato due-tre ore prima dell’arrivo della chiamata al 115 dei vigili del fuoco. E che, diversamente dalla camera da letto dove le temperature potrebbero avere raggiunto i 600 gradi e dove rimase riconoscibile soltanto la rete metallica del letto, la cucina non presentava altrettanti segni di devastazione. Visibili invece sul cadavere della donna. «Sopra il cadavere carbonizzato c’erano dei giornali fumanti, dissi di non gettare acqua per evitare di farla cadere sul cadavere», ha raccontato in aula un vigile del fuoco.
A processo per l’omicidio della madre, si uccide in carcere
E’ successo domenica sera, morte cerebrale e coma irreversibile

3 febbraio, 14:06
E’ morto Alberto Villani, 49 anni, di San Michele Salentino (in provincia di Brindisi), che era stato portato in ospedale a seguito del tentativo di togliersi la vita consumato domenica sera nel carcere di Bari.
Villani era stato trasferito nel Policlinico del capoluogo pugliese, si trovava nel reparto di Rianimazione. Il 14 ottobre dell’anno scorso aveva ingerito una sostanza tossica che gli causò un malore, mentre si trovava nel Tribunale di Brindisi in attesa di essere esaminato dalla Corte d’Assise (presidente Maurizio Saso, a latere il giudice togato Adriano Zullo e la giuria popolare) nel processo in cui risponde dell’omicidio volontario della madre Cosima D’Amato, 71 anni, quando il 20 settembre di tre fa venne trovata carbonizzata nella casa del figlio, a San Michele. Parcheggiata accanto c’era la Fiat Panda della donna.
La perizia psichiatrica
Su istanza dell’avvocato difensore Alessandro Stomeo, la Corte d’Assise il 19 novembre dell’anno scorso aveva disposto una perizia psichiatrica sulle capacità di intendere e di volere, nonché sulle capacità di stare in giudizio e anche se l’imputato fosse socialmente pericoloso.
L’incarico è stato affidato allo psichiatra Elio Serra il 2 dicembre (affiancato dalla psicologa Michela Francia) che in questi giorni depositerà la consulenza basata anche sui colloqui tenuti con Villani nel carcere di Bari.
Il 10 febbraio l’udienza in cui era previsto l’esame dello psichiatra, in quella data si sarebbe dovuto fissare l’udienza dedicata alla requisitoria del pubblico ministero Giovanni Marino e dell’arringa dell’avvocato Filippo Mafaro, legale delle parti civili Alberto Bruno e comandante del Norm di San Vito dei Normanni e per una nipote di Cosima D’Amato.
Nel merito del processo, Villani fu arrestato la mattina del ritrovamento del cadavere della madre. Fra gli indizi raccolti in quelle ore dai carabinieri anche la presunta mancata comunicazione ai vigili del fuoco della presenza della donna in quella casa, quando giunsero per spegnere le fiamme. Nel corso del dibattimento in aula si è anche parlato della possibilità che l’incendio fosse scoppiato due-tre ore prima dell’arrivo della chiamata al 115 dei vigili del fuoco. E che, diversamente dalla camera da letto dove le temperature potrebbero avere raggiunto i 600 gradi e dove rimase riconoscibile soltanto la rete metallica del letto, la cucina non presentava altrettanti segni di devastazione. Visibili invece sul cadavere della donna. «Sopra il cadavere carbonizzato c’erano dei giornali fumanti, dissi di non gettare acqua per evitare di farla cadere sul cadavere», ha raccontato in aula un vigile del fuoco.
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di Francesco RIBEZZO PICCININ
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