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Riserva fredda e investimenti, Stefanazzi: «Sul futuro della centrale Enel il governo non sa che fare»

«Il governo non sa veramente da che parte iniziare». Commenta così l’onorevole Claudio Stefanazzi la risposta, a firma del sottosegretario Fausta Bergamotto, la risposta del ministero delle Imprese e del Made in Italy alla sua interrogazione a risposta scritta sul futuro della centrale Enel di Cerano e, di conseguenza, sui lavoratori diretti e dell’indotto.
La risposta del ministero
Il sottosegretario, in particolare, ricorda che il cosiddetto Tavolo per la decarbonizzazione “si è insediato nel 2023 e ha portato avanti la sua attività negli anni successivi, svolgendo un ampio lavoro finalizzato a individuare progettualità per la reindustrializzazione dell’area di pertinenza della centrale e di tutte le aree industriali del territorio brindisino”, nominando tra l’altro un commissario unico, per superare eventuali inadempienze o rallentamenti burocratici. Il ministero, inoltre, ha pubblicato un avviso per manifestazioni d’interesse per progetti di reindustrializzazione dell’area, al quale hanno risposto 51 aziende con 61 progetti. “Nel corso dell’ultimo incontro del Comitato, tenutosi nel mese di novembre 2025, sono state illustrate – sottolinea il sottosegretario Bergamotto – le progettualità delle aziende che hanno risposto alla consultazione: circa dieci di questi progetti risultano in fase matura e potranno confluire nell’Accordo di programma attualmente in corso di definizione, con il quale le parti si impegnano a garantire la tutela di tutti i lavoratori che saranno interessati dalla cessazione delle attività della centrale di Cerano. A tal fine, verrà realizzata una mappatura delle competenze del bacino di questi lavoratori e delle professionalità richieste dalle aziende per lo sviluppo delle nuove attività produttive che reindustrializzeranno il territorio brindisino e verranno attivati percorsi di re-skilling per favorire il loro pronto reinserimento nelle nuove attività industriali. Per quello che attiene specificamente all’attivazione di ammortizzatori sociali, si rimanda al Dicastero competente”.
Cosa fare della centrale
Nel corso degli incontri del Tavolo, prosegue, “Enel ha confermato la disponibilità a individuare soluzioni concrete volte a sostenere le opportunità di riconversione produttiva del sito, nonché l’impegno dell’azienda a garantire la continuità occupazionale per un periodo compreso tra i 24 e i 30 mesi successivi, sia per il personale diretto che per quello dell’indotto, anche nelle attività di messa in sicurezza degli impianti”. Ma anche nell’ambito della “realizzazione di un impianto di accumulo Bess (Battery Energy Storage System)”. Per quanto concerne l’eventuale ipotesi di “riserva fredda“, con conseguente individuazione del gestore, considerato che Enel si è dichiarata indisponibile, ancora nessuna risposta: “Ogni valutazione sarà assunta dal Dicastero competente”.
Fondi per la reindustrializzazione
Infine, per quanto riguarda l’incentivazione per interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale, il sottosegretario cita due leggi del 2004 e del 2005 che hanno esteso questo tipo di interventi al Comune di Brindisi ed alla sua provincia ed il successivo Accordo di programma del 2018. Le risorse residue hanno portato alla pubblicazione di altri due avvisi pubblici nel 2022, per poi disporre la chiusura dei queste iniziative nel 2024. L’anno successivo, ricorda il sottosegretario, “è stato sottoscritto un nuovo Accordo di Programma, che conferma gli obiettivi del precedente” ed è stata avviata una nuova procedura di selezione con risorse pari a poco meno di 8 milioni di euro. Insomma, conclude, il ministero “si impegna a portare avanti, in stretto raccordo con le istituzioni territoriali, il proprio impegno a sostenere la riqualificazione industriale e il rilancio occupazionale della centrale e di tutto il territorio brindisino”.
I dubbi di Stefanazzi
Parole che non convincono il deputato del Partito Democratico. «La lettura della risposta – commenta infatti – conferma tutti i nostri dubbi: il governo non sa veramente da che parte iniziare. C’è un impegno generico a seguire la reindustrializzazione ma nulla che abbia a che fare con le questioni più urgenti e con il destino della centrale di Cerano, ovvero se debba restare spenta o accesa. In assenza di questa prospettiva, che dipende innanzitutto dal ministero dell’Ambiente, mi rendo conto che il ministero dello Sviluppo economico non possa che arrampicarsi sugli specchi. È una risposta desolante che apre ulteriori elementi di preoccupazione in una vicenda già molto preoccupante. È evidente che non ci sia proprio uno straccio di idea o di progetto per Cerano e per il “dopo Cerano”».
Riserva fredda e investimenti, Stefanazzi: «Sul futuro della centrale Enel il governo non sa che fare»

«Il governo non sa veramente da che parte iniziare». Commenta così l’onorevole Claudio Stefanazzi la risposta, a firma del sottosegretario Fausta Bergamotto, la risposta del ministero delle Imprese e del Made in Italy alla sua interrogazione a risposta scritta sul futuro della centrale Enel di Cerano e, di conseguenza, sui lavoratori diretti e dell’indotto.
La risposta del ministero
Il sottosegretario, in particolare, ricorda che il cosiddetto Tavolo per la decarbonizzazione “si è insediato nel 2023 e ha portato avanti la sua attività negli anni successivi, svolgendo un ampio lavoro finalizzato a individuare progettualità per la reindustrializzazione dell’area di pertinenza della centrale e di tutte le aree industriali del territorio brindisino”, nominando tra l’altro un commissario unico, per superare eventuali inadempienze o rallentamenti burocratici. Il ministero, inoltre, ha pubblicato un avviso per manifestazioni d’interesse per progetti di reindustrializzazione dell’area, al quale hanno risposto 51 aziende con 61 progetti. “Nel corso dell’ultimo incontro del Comitato, tenutosi nel mese di novembre 2025, sono state illustrate – sottolinea il sottosegretario Bergamotto – le progettualità delle aziende che hanno risposto alla consultazione: circa dieci di questi progetti risultano in fase matura e potranno confluire nell’Accordo di programma attualmente in corso di definizione, con il quale le parti si impegnano a garantire la tutela di tutti i lavoratori che saranno interessati dalla cessazione delle attività della centrale di Cerano. A tal fine, verrà realizzata una mappatura delle competenze del bacino di questi lavoratori e delle professionalità richieste dalle aziende per lo sviluppo delle nuove attività produttive che reindustrializzeranno il territorio brindisino e verranno attivati percorsi di re-skilling per favorire il loro pronto reinserimento nelle nuove attività industriali. Per quello che attiene specificamente all’attivazione di ammortizzatori sociali, si rimanda al Dicastero competente”.
Cosa fare della centrale
Nel corso degli incontri del Tavolo, prosegue, “Enel ha confermato la disponibilità a individuare soluzioni concrete volte a sostenere le opportunità di riconversione produttiva del sito, nonché l’impegno dell’azienda a garantire la continuità occupazionale per un periodo compreso tra i 24 e i 30 mesi successivi, sia per il personale diretto che per quello dell’indotto, anche nelle attività di messa in sicurezza degli impianti”. Ma anche nell’ambito della “realizzazione di un impianto di accumulo Bess (Battery Energy Storage System)”. Per quanto concerne l’eventuale ipotesi di “riserva fredda“, con conseguente individuazione del gestore, considerato che Enel si è dichiarata indisponibile, ancora nessuna risposta: “Ogni valutazione sarà assunta dal Dicastero competente”.
Fondi per la reindustrializzazione
Infine, per quanto riguarda l’incentivazione per interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale, il sottosegretario cita due leggi del 2004 e del 2005 che hanno esteso questo tipo di interventi al Comune di Brindisi ed alla sua provincia ed il successivo Accordo di programma del 2018. Le risorse residue hanno portato alla pubblicazione di altri due avvisi pubblici nel 2022, per poi disporre la chiusura dei queste iniziative nel 2024. L’anno successivo, ricorda il sottosegretario, “è stato sottoscritto un nuovo Accordo di Programma, che conferma gli obiettivi del precedente” ed è stata avviata una nuova procedura di selezione con risorse pari a poco meno di 8 milioni di euro. Insomma, conclude, il ministero “si impegna a portare avanti, in stretto raccordo con le istituzioni territoriali, il proprio impegno a sostenere la riqualificazione industriale e il rilancio occupazionale della centrale e di tutto il territorio brindisino”.
I dubbi di Stefanazzi
Parole che non convincono il deputato del Partito Democratico. «La lettura della risposta – commenta infatti – conferma tutti i nostri dubbi: il governo non sa veramente da che parte iniziare. C’è un impegno generico a seguire la reindustrializzazione ma nulla che abbia a che fare con le questioni più urgenti e con il destino della centrale di Cerano, ovvero se debba restare spenta o accesa. In assenza di questa prospettiva, che dipende innanzitutto dal ministero dell’Ambiente, mi rendo conto che il ministero dello Sviluppo economico non possa che arrampicarsi sugli specchi. È una risposta desolante che apre ulteriori elementi di preoccupazione in una vicenda già molto preoccupante. È evidente che non ci sia proprio uno straccio di idea o di progetto per Cerano e per il “dopo Cerano”».
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