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Centro per minori stranieri, ultimatum da Roma: aprire o restituire i fondi. Saponaro: «Siamo pronti a partire»

Il Comune di Brindisi aprirà a breve il centro per minori stranieri non accompagnati del quartiere Casale. A confermarlo è l’assessore ai Servizi sociali Ercole Saponaro, che nei giorni scorsi ha affrontato la questione anche con il sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni. È stato proprio il ministero dell’Interno, infatti, a finanziare con 500mila euro l’opera, ai tempi del ministro Salvini con il progetto “Oltre il mare noi”.
Il rischio rimborso
In caso di mancata apertura, in effetti, il rischio era quello di dovere restituire al ministero i fondi ottenuti. Rischio che, assicura Saponaro, il Comune non corre perché aprirà il centro nei tempi previsti. «Siamo nei tempi. Questo – ricorda – è un progetto voluto dall’amministrazione di centrosinistra e che noi abbiamo in parte condiviso. Dopo avere fatto un passaggio con il ministero, sono fiducioso che parta il servizio. Mi sono confrontato con il sottosegretario Molteni, perché questo era un finanziamento del ministero dell’Interno quando il ministro era Salvini e siamo ancora in tempo. Il centro ospiterà dieci minori in età scolastica: è quello l’indirizzo».
L’origine del finanziamento
La vicenda nasce nel 2018, quando l’amministrazione guidata da Riccardo Rossi decide di candidare l’immobile al bando del Ministero dell’Interno “Oltre il mare noi”, allora retto da Matteo Salvini, per progetti di accoglienza diffusa e integrazione dei migranti nelle regioni del Sud. In quell’occasione il sindaco rivendicò sia il valore simbolico dell’accoglienza dei minori, sia il possibile risparmio per le casse comunali, spiegando che una parte dei ragazzi oggi ospitati in strutture sparse per l’Italia sarebbe rientrata a Brindisi con costi coperti dallo Stato.
Le proteste dei contrari
Contro il progetto si coagula però fin dall’inizio un fronte trasversale di opposizione: comitati di quartiere, pezzi del centrodestra e singoli cittadini che promuovono una raccolta firme per chiedere di non destinare l’ex delegazione a centro di accoglienza. Le sottoscrizioni – secondo gli organizzatori oltre duemila – vengono presentate come la prova di un dissenso diffuso, mentre dall’altra parte associazioni, movimenti e partiti di centrosinistra accusano i promotori di alimentare paure xenofobe e di tradire la tradizione brindisina di città solidale. Nel 2018 il caso approda in Consiglio comunale con una mozione del centrodestra che chiede di ritirare la candidatura e di riservare l’immobile a funzioni diverse, a partire dal promesso comitato di quartiere con sportelli comunali decentrati. La maggioranza respinge la richiesta e conferma la scelta dell’accoglienza, sottolineando che il bando ministeriale vincola l’uso della struttura ai minori non accompagnati e che l’investimento consentirà di restituire al Casale un edificio rinnovato.
La fine dei lavori e l’attesa
Negli anni successivi i lavori procedono tra rallentamenti e polemiche, mentre sullo sfondo si accende anche lo scontro sui centri per adulti, come il dormitorio di via provinciale San Vito, altro simbolo delle tensioni tra sicurezza percepita e politiche di integrazione. Una parte del mondo politico e associativo insiste sulla necessità di piccole strutture diffuse, capaci di favorire percorsi di inclusione, formazione e lavoro; i contrari ribattono che il quartiere è già gravato da criticità e che l’ex delegazione dovrebbe tornare a essere “casa dei cittadini”, non luogo di accoglienza. Oggi, a lavori ultimati già da tempo e con il servizio da avviare per non rischiare di restituire al ministero dell’interno quasi mezzo milione di euro, la disputa rischia di ripartire: l’amministrazione, infatti, aveva ipotizzato la possibilità di chiederne una diversa destinazione d’uso al governo. Sullo sfondo restano i vincoli del finanziamento ministeriale, la contrarietà in particolare di Fratelli d’Italia e le firme raccolte nel quartiere, mentre dieci ragazzi senza famiglia attendono di sapere se il loro futuro passerà o meno da via Andrea Bafile.
Centro per minori stranieri, ultimatum da Roma: aprire o restituire i fondi. Saponaro: «Siamo pronti a partire»

Il Comune di Brindisi aprirà a breve il centro per minori stranieri non accompagnati del quartiere Casale. A confermarlo è l’assessore ai Servizi sociali Ercole Saponaro, che nei giorni scorsi ha affrontato la questione anche con il sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni. È stato proprio il ministero dell’Interno, infatti, a finanziare con 500mila euro l’opera, ai tempi del ministro Salvini con il progetto “Oltre il mare noi”.
Il rischio rimborso
In caso di mancata apertura, in effetti, il rischio era quello di dovere restituire al ministero i fondi ottenuti. Rischio che, assicura Saponaro, il Comune non corre perché aprirà il centro nei tempi previsti. «Siamo nei tempi. Questo – ricorda – è un progetto voluto dall’amministrazione di centrosinistra e che noi abbiamo in parte condiviso. Dopo avere fatto un passaggio con il ministero, sono fiducioso che parta il servizio. Mi sono confrontato con il sottosegretario Molteni, perché questo era un finanziamento del ministero dell’Interno quando il ministro era Salvini e siamo ancora in tempo. Il centro ospiterà dieci minori in età scolastica: è quello l’indirizzo».
L’origine del finanziamento
La vicenda nasce nel 2018, quando l’amministrazione guidata da Riccardo Rossi decide di candidare l’immobile al bando del Ministero dell’Interno “Oltre il mare noi”, allora retto da Matteo Salvini, per progetti di accoglienza diffusa e integrazione dei migranti nelle regioni del Sud. In quell’occasione il sindaco rivendicò sia il valore simbolico dell’accoglienza dei minori, sia il possibile risparmio per le casse comunali, spiegando che una parte dei ragazzi oggi ospitati in strutture sparse per l’Italia sarebbe rientrata a Brindisi con costi coperti dallo Stato.
Le proteste dei contrari
Contro il progetto si coagula però fin dall’inizio un fronte trasversale di opposizione: comitati di quartiere, pezzi del centrodestra e singoli cittadini che promuovono una raccolta firme per chiedere di non destinare l’ex delegazione a centro di accoglienza. Le sottoscrizioni – secondo gli organizzatori oltre duemila – vengono presentate come la prova di un dissenso diffuso, mentre dall’altra parte associazioni, movimenti e partiti di centrosinistra accusano i promotori di alimentare paure xenofobe e di tradire la tradizione brindisina di città solidale. Nel 2018 il caso approda in Consiglio comunale con una mozione del centrodestra che chiede di ritirare la candidatura e di riservare l’immobile a funzioni diverse, a partire dal promesso comitato di quartiere con sportelli comunali decentrati. La maggioranza respinge la richiesta e conferma la scelta dell’accoglienza, sottolineando che il bando ministeriale vincola l’uso della struttura ai minori non accompagnati e che l’investimento consentirà di restituire al Casale un edificio rinnovato.
La fine dei lavori e l’attesa
Negli anni successivi i lavori procedono tra rallentamenti e polemiche, mentre sullo sfondo si accende anche lo scontro sui centri per adulti, come il dormitorio di via provinciale San Vito, altro simbolo delle tensioni tra sicurezza percepita e politiche di integrazione. Una parte del mondo politico e associativo insiste sulla necessità di piccole strutture diffuse, capaci di favorire percorsi di inclusione, formazione e lavoro; i contrari ribattono che il quartiere è già gravato da criticità e che l’ex delegazione dovrebbe tornare a essere “casa dei cittadini”, non luogo di accoglienza. Oggi, a lavori ultimati già da tempo e con il servizio da avviare per non rischiare di restituire al ministero dell’interno quasi mezzo milione di euro, la disputa rischia di ripartire: l’amministrazione, infatti, aveva ipotizzato la possibilità di chiederne una diversa destinazione d’uso al governo. Sullo sfondo restano i vincoli del finanziamento ministeriale, la contrarietà in particolare di Fratelli d’Italia e le firme raccolte nel quartiere, mentre dieci ragazzi senza famiglia attendono di sapere se il loro futuro passerà o meno da via Andrea Bafile.
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