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La protesta dei medici: «La Regione ci convochi o pronti allo sciopero»

Il medico di famiglia come primo presidio di tutela della salute pubblica. È questo il principio riaffermato nel corso dell’ultima assemblea generale regionale di Fimmg Puglia (Federazione italiana medici di medicina generale), che ha visto la partecipazione dei consigli direttivi di tutti i settori delle sei province pugliesi. In particolare, il sindacato dei medici, è tornato sulla circolare regionale approvata a fine anno con cui la Regione mette in mora i medici e avvia il recupero di 23 milioni di euro, nonostante i 30 milioni di crediti loro spettanti.
La Regione ha messo in mora medici di base e i pediatri avviando le procedure di recupero di questa ingente somma – fondi percepiti dal 2016 ad oggi dai professionisti e rinvenienti dal risparmio sullle retribuzioni dei medici in pensione – perché a parere dell’ente l’erogazione, a causa del sopraggiungere di altre norme, avrebbe dovuto essere sospesa in quell’anno. I medici, già in stato di agitazione, chiedono di essere convocati entro il 15 febbraio per un confronto serio e costruttivo, minacciando in caso contrario di intraprendere – insieme con tutte le altr sigle sindacali dei medici di base – tutte le iniziative a loro disposizione, incluso lo sciopero.
L’intervento di Anelli
In apertura di assemblea è intervenuto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici), che ha presentato i dati di una ricerca dell’Istituto Piepoli da cui emerge il forte legame di fiducia tra cittadini, medici e sistema sanitario pubblico, insieme alle criticità strutturali che oggi ne minacciano la tenuta. «I dati mostrano innanzitutto – si legge nella nota – un livello di fiducia molto elevato nel medico di famiglia (81%), una fiducia superiore a quella riconosciuta a qualsiasi altra istituzione. Questo dato conferma il ruolo centrale del medico come punto di riferimento non solo clinico, ma anche civile e sociale: un vero mediatore tra lo Stato e la persona, chiamato a garantire coesione, prossimità e sicurezza in una fase di crescente incertezza. A fronte di questa percezione, il 73% degli italiani ritiene che la politica non stia dedicando sufficiente attenzione alla tutela della salute, segnalando una distanza crescente tra bisogni reali e risposte istituzionali. Le aspettative nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale sono chiare: i cittadini chiedono un sistema meno burocratico, più rispettoso della dignità delle persone, capace di garantire tempo di cura, aggiornamento professionale e maggiore empatia. Elementi che rimandano direttamente alle condizioni di lavoro dei medici, considerate determinanti per la qualità dell’assistenza dall’80% degli intervistati».
Da questi dati emerge chiaramente come il tempo di cura non è un atto burocratico e che la tecnologia non può sostituire il giudizio clinico. «Ridurre l’atto medico a una procedura amministrativa o a una logica puramente economica significa indebolire la cura, frammentare la responsabilità e minare la fiducia dei cittadini», ha concluso Anelli. E proprio sulla base di questo presupposto, per i medici della Fimmg è ingiustificabile e inaccettabile l’atteggiamento della tecnostruttura regionale che, nel momento del cambio della governance politica della sanità pugliese, ha interrotto «in maniera ingiustificata qualsiasi relazione sindacale ed ha adottato una serie di atti e direttive unilaterali, che incidono in maniera diretta e negativa sull’autonomia professionale dei Medici di Medicina Generale, snaturando finalità e modalità di attuazione dell’Accordo Integrativo Regionale sottoscritto a maggio».
L’auspicio della categoria
I medici hanno sottolineato la loro perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni sanitarie regionali proprio a seguito dell’emanazione di quella direttiva, giudicata «illegittima», con cui la Regione chiede ai medici la restituzione di 23 milioni di euro. «Auspichiamo – si legge nella nota – un intervento tempestivo e inequivocabile della governance regionale volto ad interrompere gli effetti degli atti e delle determinazioni assunte dalla tecnostruttura che hanno unilateralmente compromesso il corretto assetto delle relazioni sindacali e l’autonomia professionale dei medici con le ovvie ripercussioni sull’assistenza ai cittadini». E ancora: «Ci aspettiamo una convocazione entro il 15 febbraio – ha spiegato il segretario Fimmg Puglia, Antonio De Maria – per avviare il necessario confronto politico e una nuova fase di relazioni sindacali fondate su lealtà, rispetto reciproco e reale partecipazione, nell’interesse della condivisione degli obiettivi strategici dell’assistenza territoriale e della tutela del Servizio Sanitario Regionale pugliese».
Oltre a questo, i medici chiedono l’avvio del tavolo per l’Accordo integrativo regionale che riguarda il 118 e l’avvio della contrattazione per l’Accordo integrativo dell’attività oraria, indispensabile per dare concretezza al Ruolo Unico e alle sue opportunità assistenziali. L’assemblea regionale Fimmg ha quindi confermato lo stato di agitazione, dando mandato al segretario regionale di continuare il confronto e condividere le azioni necessarie con le altre sigle sindacali dei medici di base, che oggi rivendicano lo stesso disagio della Fimmg, per organizzare una manifestazione pubblica e ogni eventuale ulteriori forma di rivendicazione sindacale, senza escludere anche quella dello sciopero.
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La protesta dei medici: «La Regione ci convochi o pronti allo sciopero»

Il medico di famiglia come primo presidio di tutela della salute pubblica. È questo il principio riaffermato nel corso dell’ultima assemblea generale regionale di Fimmg Puglia (Federazione italiana medici di medicina generale), che ha visto la partecipazione dei consigli direttivi di tutti i settori delle sei province pugliesi. In particolare, il sindacato dei medici, è tornato sulla circolare regionale approvata a fine anno con cui la Regione mette in mora i medici e avvia il recupero di 23 milioni di euro, nonostante i 30 milioni di crediti loro spettanti.
La Regione ha messo in mora medici di base e i pediatri avviando le procedure di recupero di questa ingente somma – fondi percepiti dal 2016 ad oggi dai professionisti e rinvenienti dal risparmio sullle retribuzioni dei medici in pensione – perché a parere dell’ente l’erogazione, a causa del sopraggiungere di altre norme, avrebbe dovuto essere sospesa in quell’anno. I medici, già in stato di agitazione, chiedono di essere convocati entro il 15 febbraio per un confronto serio e costruttivo, minacciando in caso contrario di intraprendere – insieme con tutte le altr sigle sindacali dei medici di base – tutte le iniziative a loro disposizione, incluso lo sciopero.
L’intervento di Anelli
In apertura di assemblea è intervenuto Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici), che ha presentato i dati di una ricerca dell’Istituto Piepoli da cui emerge il forte legame di fiducia tra cittadini, medici e sistema sanitario pubblico, insieme alle criticità strutturali che oggi ne minacciano la tenuta. «I dati mostrano innanzitutto – si legge nella nota – un livello di fiducia molto elevato nel medico di famiglia (81%), una fiducia superiore a quella riconosciuta a qualsiasi altra istituzione. Questo dato conferma il ruolo centrale del medico come punto di riferimento non solo clinico, ma anche civile e sociale: un vero mediatore tra lo Stato e la persona, chiamato a garantire coesione, prossimità e sicurezza in una fase di crescente incertezza. A fronte di questa percezione, il 73% degli italiani ritiene che la politica non stia dedicando sufficiente attenzione alla tutela della salute, segnalando una distanza crescente tra bisogni reali e risposte istituzionali. Le aspettative nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale sono chiare: i cittadini chiedono un sistema meno burocratico, più rispettoso della dignità delle persone, capace di garantire tempo di cura, aggiornamento professionale e maggiore empatia. Elementi che rimandano direttamente alle condizioni di lavoro dei medici, considerate determinanti per la qualità dell’assistenza dall’80% degli intervistati».
Da questi dati emerge chiaramente come il tempo di cura non è un atto burocratico e che la tecnologia non può sostituire il giudizio clinico. «Ridurre l’atto medico a una procedura amministrativa o a una logica puramente economica significa indebolire la cura, frammentare la responsabilità e minare la fiducia dei cittadini», ha concluso Anelli. E proprio sulla base di questo presupposto, per i medici della Fimmg è ingiustificabile e inaccettabile l’atteggiamento della tecnostruttura regionale che, nel momento del cambio della governance politica della sanità pugliese, ha interrotto «in maniera ingiustificata qualsiasi relazione sindacale ed ha adottato una serie di atti e direttive unilaterali, che incidono in maniera diretta e negativa sull’autonomia professionale dei Medici di Medicina Generale, snaturando finalità e modalità di attuazione dell’Accordo Integrativo Regionale sottoscritto a maggio».
L’auspicio della categoria
I medici hanno sottolineato la loro perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni sanitarie regionali proprio a seguito dell’emanazione di quella direttiva, giudicata «illegittima», con cui la Regione chiede ai medici la restituzione di 23 milioni di euro. «Auspichiamo – si legge nella nota – un intervento tempestivo e inequivocabile della governance regionale volto ad interrompere gli effetti degli atti e delle determinazioni assunte dalla tecnostruttura che hanno unilateralmente compromesso il corretto assetto delle relazioni sindacali e l’autonomia professionale dei medici con le ovvie ripercussioni sull’assistenza ai cittadini». E ancora: «Ci aspettiamo una convocazione entro il 15 febbraio – ha spiegato il segretario Fimmg Puglia, Antonio De Maria – per avviare il necessario confronto politico e una nuova fase di relazioni sindacali fondate su lealtà, rispetto reciproco e reale partecipazione, nell’interesse della condivisione degli obiettivi strategici dell’assistenza territoriale e della tutela del Servizio Sanitario Regionale pugliese».
Oltre a questo, i medici chiedono l’avvio del tavolo per l’Accordo integrativo regionale che riguarda il 118 e l’avvio della contrattazione per l’Accordo integrativo dell’attività oraria, indispensabile per dare concretezza al Ruolo Unico e alle sue opportunità assistenziali. L’assemblea regionale Fimmg ha quindi confermato lo stato di agitazione, dando mandato al segretario regionale di continuare il confronto e condividere le azioni necessarie con le altre sigle sindacali dei medici di base, che oggi rivendicano lo stesso disagio della Fimmg, per organizzare una manifestazione pubblica e ogni eventuale ulteriori forma di rivendicazione sindacale, senza escludere anche quella dello sciopero.
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