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Virus Nipah, rischio contagio dal mango? Bassetti: «Bastano semplici misure per evitarlo»
I pipistrelli della frutta sono considerati portatori, fare attenzione raccomandano gli esperti
martedì 3 febbraio 2026

Il monitoraggio delle malattie infettive emergenti ha riportato al centro dell’attenzione globale e degli studi scientifici il virus Nipah (NiV), un patogeno zoonotico caratterizzato da un’elevata letalità e dalla capacità di colpire il sistema nervoso centrale e l’apparato respiratorio.
Sebbene il Ministero della Salute italiano e le autorità sanitarie internazionali, come l’OMS, considerino attualmente il rischio di una diffusione globale come basso e quello per l’Europa come “molto basso”, la recente segnalazione di contagi tra operatori sanitari nel Bengala Occidentale, in India, ha sollevato nuove preoccupazioni riguardanti le modalità di trasmissione ambientale e alimentare, in particolare attraverso il consumo di frutti tropicali come il mango.
Il ruolo dei pipistrelli della frutta e la contaminazione alimentare
La fonte primaria del virus risiede nei pipistrelli della frutta appartenenti al genere Pteropus, comunemente noti come “volpi volanti”. Questi animali sono portatori sani del patogeno e possono contaminare l’ambiente circostante attraverso saliva, urina o feci. In aree endemiche come il Bengala Occidentale e il Bangladesh, il virus può essere trasmesso all’uomo attraverso il consumo di prodotti naturali contaminati, come la linfa cruda di palma da dattero o frutti come il mango.
Secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, i pipistrelli possono mordere i frutti lasciando residui infetti sulla buccia; studi scientifici indicano che il virus Nipah è in grado di sopravvivere sulla superficie del mango per circa tre giorni e fino a sette giorni nella linfa di palma a temperature moderate. Tuttavia, l’esperto rassicura sul fatto che non vi sia alcun rischio per i frutti provenienti da aree non colpite, raccomandando semplicemente di lavare accuratamente la frutta ed evitare prodotti pre-tagliati in zone ad alto rischio.
Resistenza ambientale e misure di prevenzione
La ricerca scientifica ha evidenziato che, sebbene il virus Nipah sia relativamente stabile nell’ambiente, possiede vulnerabilità chimiche e fisiche che possono essere sfruttate per la prevenzione. Il patogeno ha un’emivita di circa 18 ore nelle urine dei pipistrelli, ma può essere inattivato completamente se esposto a temperature di 100 °C per oltre 15 minuti.
Un dato rassicurante riguarda la sua sensibilità ai comuni agenti detergenti: il virus viene infatti facilmente distrutto da saponi, disinfettanti commerciali e ipoclorito di sodio, la comune candeggina.
Queste evidenze confermano che semplici misure igieniche, come il lavaggio delle mani e la corretta pulizia delle superfici e degli alimenti, sono sufficienti a neutralizzare il rischio di contagio in contesti domestici, eliminando la necessità di allarmismi ingiustificati.
Nuove minacce virali e la punta dell’iceberg
L’attenzione degli epidemiologi non è rivolta esclusivamente al Nipah. Recenti studi condotti tra Bangladesh e Stati Uniti suggeriscono che altri virus trasmessi dai pipistrelli potrebbero circolare inosservati, causando sintomi simili a quelli del Nipah ma sfuggendo ai test diagnostici standard.
È il caso dello Pteropine Orthoreovirus, identificato in pazienti che presentavano gravi difficoltà respiratorie e sintomi neurologici inizialmente attribuiti al NiV. Oltre ai virus dei chirotteri, la sorveglianza internazionale sta monitorando con attenzione l’influenza D e il coronavirus canino.
Quest’ultimo, in una forma ricombinante, è già stato isolato in alcuni casi umani in Malesia e negli USA, sollevando il timore che tali agenti possano acquisire nel tempo la capacità di trasmettersi stabilmente da uomo a uomo, rendendo la preparazione pandemica un obiettivo prioritario e costante.
L’approccio One Health e la sorveglianza tecnologica
Per contrastare efficacemente la riemersione di minacce zoonotiche, la comunità scientifica italiana sostiene con forza l’adozione del modello “One Health“, un approccio integrato che riconosce come la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente siano indissolubilmente legate.
Ricercatori di atenei come il Campus Bio-Medico di Roma e La Sapienza sottolineano come l’integrazione di intelligenza artificiale, algoritmi predittivi e sorveglianza genomica avanzata sia fondamentale per identificare i segnali precoci di potenziali focolai.
In un mondo interconnesso, dove viaggi e commerci possono trasformare rapidamente un’epidemia locale in una minaccia globale, la cooperazione internazionale e il monitoraggio dei dati in tempo reale rappresentano gli unici strumenti in grado di mitigare l’impatto di virus devastanti che, come dimostrato dai primi focolai in Malesia del 1998, possono avere tassi di letalità estremamente elevati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Virus Nipah, rischio contagio dal mango? Bassetti: «Bastano semplici misure per evitarlo»
I pipistrelli della frutta sono considerati portatori, fare attenzione raccomandano gli esperti
martedì 3 febbraio 2026

Il monitoraggio delle malattie infettive emergenti ha riportato al centro dell’attenzione globale e degli studi scientifici il virus Nipah (NiV), un patogeno zoonotico caratterizzato da un’elevata letalità e dalla capacità di colpire il sistema nervoso centrale e l’apparato respiratorio.
Sebbene il Ministero della Salute italiano e le autorità sanitarie internazionali, come l’OMS, considerino attualmente il rischio di una diffusione globale come basso e quello per l’Europa come “molto basso”, la recente segnalazione di contagi tra operatori sanitari nel Bengala Occidentale, in India, ha sollevato nuove preoccupazioni riguardanti le modalità di trasmissione ambientale e alimentare, in particolare attraverso il consumo di frutti tropicali come il mango.
Il ruolo dei pipistrelli della frutta e la contaminazione alimentare
La fonte primaria del virus risiede nei pipistrelli della frutta appartenenti al genere Pteropus, comunemente noti come “volpi volanti”. Questi animali sono portatori sani del patogeno e possono contaminare l’ambiente circostante attraverso saliva, urina o feci. In aree endemiche come il Bengala Occidentale e il Bangladesh, il virus può essere trasmesso all’uomo attraverso il consumo di prodotti naturali contaminati, come la linfa cruda di palma da dattero o frutti come il mango.
Secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, i pipistrelli possono mordere i frutti lasciando residui infetti sulla buccia; studi scientifici indicano che il virus Nipah è in grado di sopravvivere sulla superficie del mango per circa tre giorni e fino a sette giorni nella linfa di palma a temperature moderate. Tuttavia, l’esperto rassicura sul fatto che non vi sia alcun rischio per i frutti provenienti da aree non colpite, raccomandando semplicemente di lavare accuratamente la frutta ed evitare prodotti pre-tagliati in zone ad alto rischio.
Resistenza ambientale e misure di prevenzione
La ricerca scientifica ha evidenziato che, sebbene il virus Nipah sia relativamente stabile nell’ambiente, possiede vulnerabilità chimiche e fisiche che possono essere sfruttate per la prevenzione. Il patogeno ha un’emivita di circa 18 ore nelle urine dei pipistrelli, ma può essere inattivato completamente se esposto a temperature di 100 °C per oltre 15 minuti.
Un dato rassicurante riguarda la sua sensibilità ai comuni agenti detergenti: il virus viene infatti facilmente distrutto da saponi, disinfettanti commerciali e ipoclorito di sodio, la comune candeggina.
Queste evidenze confermano che semplici misure igieniche, come il lavaggio delle mani e la corretta pulizia delle superfici e degli alimenti, sono sufficienti a neutralizzare il rischio di contagio in contesti domestici, eliminando la necessità di allarmismi ingiustificati.
Nuove minacce virali e la punta dell’iceberg
L’attenzione degli epidemiologi non è rivolta esclusivamente al Nipah. Recenti studi condotti tra Bangladesh e Stati Uniti suggeriscono che altri virus trasmessi dai pipistrelli potrebbero circolare inosservati, causando sintomi simili a quelli del Nipah ma sfuggendo ai test diagnostici standard.
È il caso dello Pteropine Orthoreovirus, identificato in pazienti che presentavano gravi difficoltà respiratorie e sintomi neurologici inizialmente attribuiti al NiV. Oltre ai virus dei chirotteri, la sorveglianza internazionale sta monitorando con attenzione l’influenza D e il coronavirus canino.
Quest’ultimo, in una forma ricombinante, è già stato isolato in alcuni casi umani in Malesia e negli USA, sollevando il timore che tali agenti possano acquisire nel tempo la capacità di trasmettersi stabilmente da uomo a uomo, rendendo la preparazione pandemica un obiettivo prioritario e costante.
L’approccio One Health e la sorveglianza tecnologica
Per contrastare efficacemente la riemersione di minacce zoonotiche, la comunità scientifica italiana sostiene con forza l’adozione del modello “One Health“, un approccio integrato che riconosce come la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente siano indissolubilmente legate.
Ricercatori di atenei come il Campus Bio-Medico di Roma e La Sapienza sottolineano come l’integrazione di intelligenza artificiale, algoritmi predittivi e sorveglianza genomica avanzata sia fondamentale per identificare i segnali precoci di potenziali focolai.
In un mondo interconnesso, dove viaggi e commerci possono trasformare rapidamente un’epidemia locale in una minaccia globale, la cooperazione internazionale e il monitoraggio dei dati in tempo reale rappresentano gli unici strumenti in grado di mitigare l’impatto di virus devastanti che, come dimostrato dai primi focolai in Malesia del 1998, possono avere tassi di letalità estremamente elevati.
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