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«I cibi ultra-processati sono nocivi come le sigarette»: lo studio che chiede una nuova regolamentazione
Gli ingredienti che li compongono sono dannosi per l’organismo e causano assuefazione come la nicotina
martedì 3 febbraio 2026

Secondo un nuovo studio, gli alimenti ultra-processati (AUP) hanno più in comune con le sigarette che con la frutta o la verdura e richiedono una regolamentazione molto più severa. La nicotina contenuta nelle sigarette incoraggia la dipendenza e il consumo, e, secondo i ricercatori di tre università statunitensi, ci sarebbero dei parallelismi tra questo prodotto e gli alimenti ultra-processati.
Lo studio
Questa tesi trova spazio nella ricerca condotta dai ricercatori di Harvard, dell’Università del Michigan e della Duke University, i quali sostengono che esistano delle somiglianze nei processi di produzione degli AUP e delle sigarette, nonché negli sforzi dei produttori per ottimizzare le “dosi” dei prodotti e la rapidità con cui agiscono sui percorsi di ricompensa nell’organismo.
Lo studio, pubblicato oggi, 3 febbraio, sulla rivista medica Milbank Quarterly, si basa su dati provenienti dai campi della scienza delle dipendenze, della nutrizione e dalle statistiche riguardanti la salute pubblica.
Per gli autori, un ruolo essenziale viene svolto dal marketing che si fregia di affermazioni fuorvianti come “a basso contenuto di grassi” o “senza zucchero“, che sono a tutti gli effetti un inganno per il consumatore, un po’ come le pubblicità delle sigarette negli anni ’50, quando l’innovazione del filtro veniva presentata come toccasana per la salute dell’organismo, quando in realtà non dava benefici significativi.
Cosa sono i cibi ultra-processati?
Il nome stesso lascia intendere che stiamo parlando di alimenti che subiscono un grande numero di passaggi industriali prima di arrivare al prodotto finito che poi verrà messo in commercio. Tra questi rientrano bevande gassate e dolciumi, fast food, snack, biscotti e torte, pane in cassetta e cereali per la colazione, piatti pronti e dessert, latte artificiale e molti alimenti per neonati.
Cosa contengono?
Questi alimenti contengono una grande quantità di componenti volti a esaltarne il sapore e allungarne la conservazione. Tra gli ingredienti più usati si trovano: concentrati di succhi di frutta, maltodestrina, destrosio, oli idrogenati, proteine isolate di soia, glutine, albumi d’uovo biologici disidratati, amido di riso e di patate e fibra di mais. Tra gli additivi utili alla conservazione i più utilizzati sono il glutammato monosodico (contenuto ad esempio nella maggior parte dei dadi per il brodo), coloranti, addensanti e agenti di rivestimento.
L’utilizzo di questi ingredienti aumenta vertiginosamente i livelli di sale o di zucchero, e di grassi e calorie, che sono vettori associati a obesità, cancro, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Tendono inoltre ad avere livelli più bassi di proteine, zinco, magnesio, vitamine A, C, D, E, B12 e niacina, necessari per la crescita e lo sviluppo ottimali dei bambini.
I risultati e le richieste degli studiosi
In seguito a questi riscontri, già ampiamente provati dalla scienza, i ricercatori hanno concluso asserendo che gli AUP hanno caratteristiche che li avvicinano maggiormente alle sigarette piuttosto che alla frutta e alla verdura fresche. A sostegno di questa considerazione hanno rischiesto una regolamentazione commisurata ai significativi rischi per la salute pubblica che rappresentano.
Una delle autrici, la professoressa Ashley Gearhardt dell’Università del Michigan, psicologa clinica specializzata in dipendenze, ha affermato che i suoi pazienti hanno riscontrato delle similitudini tra i due prodotti: «Dicevano: “Mi sento dipendente da questa roba, ne ho voglia. Prima fumavo sigarette, mentre ora ho la stessa abitudine, ma con bibite gassate e ciambelle. So che mi stanno uccidendo. vorrei smettere, ma non ci riesco”».
Il dibattito sui cibi ultra-processati segue uno schema ben consolidato nel campo delle dipendenze, secondo Gearhardt: «Per un po’ abbiamo dato la colpa all’individuo, ma alla fine siamo arrivati a capire che l’industria alimentare utilizza delle leve che riescono davvero ad accalappiare le persone». Per Gearhardt sarebbe necessario distinguere i cibi nocivi dagli altri alimenti, nello stesso modo in cui si distinguono le bevande alcoliche dalle altre bevande.
Gli autori hanno suggerito che gli insegnamenti tratti dalla regolamentazione del tabacco, comprese le restrizioni di marketing e di pubblicità negli spazi pubblici o l’aumento dei prezzi ciclico, potrebbero essere una buona guida per ridurre i danni correlati agli AUP, chiedendo che gli sforzi per la salute pubblica “spostino dalla responsabilità individuale alla responsabilità dell’industria alimentare”.
Il parere contrastante
Il professor Martin Warren, direttore scientifico del Quadram Institute, centro specializzato nella ricerca alimentare, ha affermato che, nonostante esistano parallelismi tra AUP e tabacco, gli autori rischiano di “esagerare” nelle loro stime. «Ci sono dei dubbi sul fatto che gli AUP siano, come la nicotina, intrinsecamente assuefacenti in senso farmacologico, o se sfruttino il condizionamento della ricompensa e la convenienza.
Secondo il professore è anche importante valutare se gli effetti negativi sulla salute attribuiti a questi alimenti derivino dal loro contenuto o dal fatto che vengano assunti come sostituti di alimenti ricchi di fibre, micronutrienti e fitochimici protettivi. In merito a questo ha aggiunto: «Questa distinzione è importante, perché influenza la decisione su nuove possibili normative, e se queste debbano rispecchiare le regolamentazioni simili a quelle del tabacco o se invece debbano dare priorità alla qualità alimentare, agli standard di riformulazione e alla diversificazione del sistema alimentare».
Ultimo aggiornamento: 16:20
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«I cibi ultra-processati sono nocivi come le sigarette»: lo studio che chiede una nuova regolamentazione
Gli ingredienti che li compongono sono dannosi per l’organismo e causano assuefazione come la nicotina
martedì 3 febbraio 2026

Secondo un nuovo studio, gli alimenti ultra-processati (AUP) hanno più in comune con le sigarette che con la frutta o la verdura e richiedono una regolamentazione molto più severa. La nicotina contenuta nelle sigarette incoraggia la dipendenza e il consumo, e, secondo i ricercatori di tre università statunitensi, ci sarebbero dei parallelismi tra questo prodotto e gli alimenti ultra-processati.
Lo studio
Questa tesi trova spazio nella ricerca condotta dai ricercatori di Harvard, dell’Università del Michigan e della Duke University, i quali sostengono che esistano delle somiglianze nei processi di produzione degli AUP e delle sigarette, nonché negli sforzi dei produttori per ottimizzare le “dosi” dei prodotti e la rapidità con cui agiscono sui percorsi di ricompensa nell’organismo.
Lo studio, pubblicato oggi, 3 febbraio, sulla rivista medica Milbank Quarterly, si basa su dati provenienti dai campi della scienza delle dipendenze, della nutrizione e dalle statistiche riguardanti la salute pubblica.
Per gli autori, un ruolo essenziale viene svolto dal marketing che si fregia di affermazioni fuorvianti come “a basso contenuto di grassi” o “senza zucchero“, che sono a tutti gli effetti un inganno per il consumatore, un po’ come le pubblicità delle sigarette negli anni ’50, quando l’innovazione del filtro veniva presentata come toccasana per la salute dell’organismo, quando in realtà non dava benefici significativi.
Cosa sono i cibi ultra-processati?
Il nome stesso lascia intendere che stiamo parlando di alimenti che subiscono un grande numero di passaggi industriali prima di arrivare al prodotto finito che poi verrà messo in commercio. Tra questi rientrano bevande gassate e dolciumi, fast food, snack, biscotti e torte, pane in cassetta e cereali per la colazione, piatti pronti e dessert, latte artificiale e molti alimenti per neonati.
Cosa contengono?
Questi alimenti contengono una grande quantità di componenti volti a esaltarne il sapore e allungarne la conservazione. Tra gli ingredienti più usati si trovano: concentrati di succhi di frutta, maltodestrina, destrosio, oli idrogenati, proteine isolate di soia, glutine, albumi d’uovo biologici disidratati, amido di riso e di patate e fibra di mais. Tra gli additivi utili alla conservazione i più utilizzati sono il glutammato monosodico (contenuto ad esempio nella maggior parte dei dadi per il brodo), coloranti, addensanti e agenti di rivestimento.
L’utilizzo di questi ingredienti aumenta vertiginosamente i livelli di sale o di zucchero, e di grassi e calorie, che sono vettori associati a obesità, cancro, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Tendono inoltre ad avere livelli più bassi di proteine, zinco, magnesio, vitamine A, C, D, E, B12 e niacina, necessari per la crescita e lo sviluppo ottimali dei bambini.
I risultati e le richieste degli studiosi
In seguito a questi riscontri, già ampiamente provati dalla scienza, i ricercatori hanno concluso asserendo che gli AUP hanno caratteristiche che li avvicinano maggiormente alle sigarette piuttosto che alla frutta e alla verdura fresche. A sostegno di questa considerazione hanno rischiesto una regolamentazione commisurata ai significativi rischi per la salute pubblica che rappresentano.
Una delle autrici, la professoressa Ashley Gearhardt dell’Università del Michigan, psicologa clinica specializzata in dipendenze, ha affermato che i suoi pazienti hanno riscontrato delle similitudini tra i due prodotti: «Dicevano: “Mi sento dipendente da questa roba, ne ho voglia. Prima fumavo sigarette, mentre ora ho la stessa abitudine, ma con bibite gassate e ciambelle. So che mi stanno uccidendo. vorrei smettere, ma non ci riesco”».
Il dibattito sui cibi ultra-processati segue uno schema ben consolidato nel campo delle dipendenze, secondo Gearhardt: «Per un po’ abbiamo dato la colpa all’individuo, ma alla fine siamo arrivati a capire che l’industria alimentare utilizza delle leve che riescono davvero ad accalappiare le persone». Per Gearhardt sarebbe necessario distinguere i cibi nocivi dagli altri alimenti, nello stesso modo in cui si distinguono le bevande alcoliche dalle altre bevande.
Gli autori hanno suggerito che gli insegnamenti tratti dalla regolamentazione del tabacco, comprese le restrizioni di marketing e di pubblicità negli spazi pubblici o l’aumento dei prezzi ciclico, potrebbero essere una buona guida per ridurre i danni correlati agli AUP, chiedendo che gli sforzi per la salute pubblica “spostino dalla responsabilità individuale alla responsabilità dell’industria alimentare”.
Il parere contrastante
Il professor Martin Warren, direttore scientifico del Quadram Institute, centro specializzato nella ricerca alimentare, ha affermato che, nonostante esistano parallelismi tra AUP e tabacco, gli autori rischiano di “esagerare” nelle loro stime. «Ci sono dei dubbi sul fatto che gli AUP siano, come la nicotina, intrinsecamente assuefacenti in senso farmacologico, o se sfruttino il condizionamento della ricompensa e la convenienza.
Secondo il professore è anche importante valutare se gli effetti negativi sulla salute attribuiti a questi alimenti derivino dal loro contenuto o dal fatto che vengano assunti come sostituti di alimenti ricchi di fibre, micronutrienti e fitochimici protettivi. In merito a questo ha aggiunto: «Questa distinzione è importante, perché influenza la decisione su nuove possibili normative, e se queste debbano rispecchiare le regolamentazioni simili a quelle del tabacco o se invece debbano dare priorità alla qualità alimentare, agli standard di riformulazione e alla diversificazione del sistema alimentare».
Ultimo aggiornamento: 16:20
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