Garlasco, l’impronta di una mano sul pigiama di Chiara Poggi contaminata e gli errori dei carabinieri: così sono state inquinate le prove

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Garlasco, l’impronta di una mano sul pigiama di Chiara Poggi contaminata e gli errori dei carabinieri: così sono state inquinate le prove

Errori noti e documentati che sono stati nuovamente passati in rassegna nella trasmissione Quarta Repubblica lunedì 2 febbraio

Garlasco, l'impronta di una mano sul pigiama di Chiara Poggi contaminata e gli errori dei carabinieri: così sono state inquinate le prove
4 Minuti di Lettura
martedì 3 febbraio 2026, 13:05

Su una spalla coperta dal pigiama di Chiara Poggi ci sarebbero state le impronte di quattro dita: indice, medio, anulare e mignolo. E forse quelle impronte potevano appartenere all’assassino. Quelle tracce, però, vennero inquinate nel corso delle indagini e sono oggi inutilizzabili. Questo, fra i molti commessi, è l’errore più grave degli investigatori che accorsero nella villetta dei Poggi in via Giovanni Pascoli a Garlasco attorno alle 14 del 13 agosto 2007, subito dopo la telefonata di Alberto Stasi al numero d’emergenza. Errori noti e documentati che sono stati nuovamente passati in rassegna nella trasmissione Quarta Repubblica lunedì 2 febbraio.

Le impronte sul pigiama 

Di chi erano le impronte sul pigiama? Forse l’assassino ha provato ad afferrare Chiara per la schiena o l’ha spinta. Ma non è altresì possibile escludere che quelle impronte fossero della stessa Chiara che, magari, si strinse nelle proprie braccia come a volersi proteggere dopo il primo attacco.

Non lo sapremo mai.

L’errore del carabiniere

Nel corso delle indagini, infatti, un carabiniere voltò il cadavere di Chiara Poggi che si trovava sulle scale. La spalla di Chiara venne così a contatto con le copiose macchie di sangue che si trovavano sulla scena del delitto, rendendo inutilizzabili le impronte digitali rimaste impresse sul pigiama.

La mancanza di calzari e guanti

«Credo che abbiano ucciso una persona… non sono sicuro… forse è viva». Questa la telefonata di Alberto Stasi al 118. Dopo pochi minuti, due carabinieri arrivarono a casa Poggi, trovandosi di fronte ad una grande pozza di sangue all’altezza delle scale, il portavaso rovesciato e poi ancora sangue vicino al telefono fisso, lungo il muro, lungo il corridoio e sulle scale della cantina. Chiara Poggi era sulle scale a testa in giù, faccia a terra. I due carabinieri chiamarono i rinforzi. Poco dopo, nella villetta di Garlasco c’erano 25 persone. In molti non avevano calzari o guanti. La scena venne così contaminata dalle tracce degli investigatori, tanto che i RIS, per mappare le impronte, dovettero farsi consegnare le scarpe da tutti i presenti. Un carabiniere sbagliò e consegnò un paio di scarpe diverse.

Le unghie

Nessuno in sede di autopsia prese le impronte digitali di Chiara Poggi. Due giorni dopo i funerali, la salma venne per questo riesumata. E non venne preso neanche il peso del corpo, un dato utile per stabilire l’orario della morte, ancora oggi controverso. Per non parlare del pasticcio con le unghie di Chiara: raccolte e poi mischiate. Una provetta, poi, è sparita.

Le prove inquinate

Secondo alcuni racconti non verbalizzati, riporta la trasmissione, un carabiniere sarebbe scivolato su una pozza di sangue, un altro avrebbe usato il bagno di casa Poggi e un terzo avrebbe spostato il divano. Alcuni reperti, questo è stato accertato, non vennero esaminati, come il posacenere sopra un mobile della cucina con cenere di sigaretta dentro: Chiara e Alberto non fumavano e i coniugi Poggi erano lontani da casa.

Il gatto lasciato libero nella casa dei Poggi

La spazzatura della sera in cui Chiara e Alberto rimasero soli, e della mattina successiva, venne sequestrata 8 mesi dopo l’omicidio e analizzata solo oggi con la nuova indagine. Uno dei gatti di casa Poggi rimase chiuso in casa per giorni, contaminando ulteriormente la scena del crimine.

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Garlasco, l’impronta di una mano sul pigiama di Chiara Poggi contaminata e gli errori dei carabinieri: così sono state inquinate le prove

Errori noti e documentati che sono stati nuovamente passati in rassegna nella trasmissione Quarta Repubblica lunedì 2 febbraio

Garlasco, l'impronta di una mano sul pigiama di Chiara Poggi contaminata e gli errori dei carabinieri: così sono state inquinate le prove
4 Minuti di Lettura
martedì 3 febbraio 2026, 13:05

Su una spalla coperta dal pigiama di Chiara Poggi ci sarebbero state le impronte di quattro dita: indice, medio, anulare e mignolo. E forse quelle impronte potevano appartenere all’assassino. Quelle tracce, però, vennero inquinate nel corso delle indagini e sono oggi inutilizzabili. Questo, fra i molti commessi, è l’errore più grave degli investigatori che accorsero nella villetta dei Poggi in via Giovanni Pascoli a Garlasco attorno alle 14 del 13 agosto 2007, subito dopo la telefonata di Alberto Stasi al numero d’emergenza. Errori noti e documentati che sono stati nuovamente passati in rassegna nella trasmissione Quarta Repubblica lunedì 2 febbraio.

Le impronte sul pigiama 

Di chi erano le impronte sul pigiama? Forse l’assassino ha provato ad afferrare Chiara per la schiena o l’ha spinta. Ma non è altresì possibile escludere che quelle impronte fossero della stessa Chiara che, magari, si strinse nelle proprie braccia come a volersi proteggere dopo il primo attacco.

Non lo sapremo mai.

L’errore del carabiniere

Nel corso delle indagini, infatti, un carabiniere voltò il cadavere di Chiara Poggi che si trovava sulle scale. La spalla di Chiara venne così a contatto con le copiose macchie di sangue che si trovavano sulla scena del delitto, rendendo inutilizzabili le impronte digitali rimaste impresse sul pigiama.

La mancanza di calzari e guanti

«Credo che abbiano ucciso una persona… non sono sicuro… forse è viva». Questa la telefonata di Alberto Stasi al 118. Dopo pochi minuti, due carabinieri arrivarono a casa Poggi, trovandosi di fronte ad una grande pozza di sangue all’altezza delle scale, il portavaso rovesciato e poi ancora sangue vicino al telefono fisso, lungo il muro, lungo il corridoio e sulle scale della cantina. Chiara Poggi era sulle scale a testa in giù, faccia a terra. I due carabinieri chiamarono i rinforzi. Poco dopo, nella villetta di Garlasco c’erano 25 persone. In molti non avevano calzari o guanti. La scena venne così contaminata dalle tracce degli investigatori, tanto che i RIS, per mappare le impronte, dovettero farsi consegnare le scarpe da tutti i presenti. Un carabiniere sbagliò e consegnò un paio di scarpe diverse.

Le unghie

Nessuno in sede di autopsia prese le impronte digitali di Chiara Poggi. Due giorni dopo i funerali, la salma venne per questo riesumata. E non venne preso neanche il peso del corpo, un dato utile per stabilire l’orario della morte, ancora oggi controverso. Per non parlare del pasticcio con le unghie di Chiara: raccolte e poi mischiate. Una provetta, poi, è sparita.

Le prove inquinate

Secondo alcuni racconti non verbalizzati, riporta la trasmissione, un carabiniere sarebbe scivolato su una pozza di sangue, un altro avrebbe usato il bagno di casa Poggi e un terzo avrebbe spostato il divano. Alcuni reperti, questo è stato accertato, non vennero esaminati, come il posacenere sopra un mobile della cucina con cenere di sigaretta dentro: Chiara e Alberto non fumavano e i coniugi Poggi erano lontani da casa.

Il gatto lasciato libero nella casa dei Poggi

La spazzatura della sera in cui Chiara e Alberto rimasero soli, e della mattina successiva, venne sequestrata 8 mesi dopo l’omicidio e analizzata solo oggi con la nuova indagine. Uno dei gatti di casa Poggi rimase chiuso in casa per giorni, contaminando ulteriormente la scena del crimine.

 
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