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Vannacci lascia la Lega, l’ultimatum di Salvini e la sfida alla Meloni: ecco perché esce dal Carroccio
Fine di una luna di miele mai davvero iniziata. Vannacci è sempre stato una repubblica a parte, dentro al partito lumbàrd

Da giorni aveva varcato il Rubicone. Roberto Vannacci non è un generale della Lega. Non più. Vuole le sue truppe e il suo partito. Futuro Nazionale.
Il tricolore nel simbolo che lancia il guanto di sfida alla destra di Giorgia Meloni (e “copia” il simbolo di Nazione Futura, sostiene il fondatore nonché pensatore meloniano Francesco Giubilei che vuole trascinare Vannacci in tribunale).
L’ultimatum di Salvini e quell’Opa che guarda a Meloni. Così Vannacci lascia la Lega
Fine di una luna di miele mai davvero iniziata. Vannacci è sempre stato una repubblica a parte, dentro al partito lumbàrd. E il suo “Mondo al contrario” – sciovinismo, nazionalismo e parole dure per idee politiche durissime – non ha mai avuto granché da spartire con il mondo antico del più antico partito politico italiano in Parlamento. È stata una convivenza forzata, quella fra Vannacci e Salvini.
Forse l’azzardo politico più grande del segretario leghista – Papeete a parte – messo all’angolo dai sondaggi alla vigilia delle Europee. Vannacci ha portato una valanga di voti, mezzo milione e più, salvando la faccia al Carroccio. Ma a che prezzo? Il conto è arrivato. L’addio che oggi sarà ufficializzato al Consiglio federale, come anticipato da Repubblica, apre scenari inediti.
La mini-scissione
Ovvero una “mini scissione” dentro al partito di via Bellerio con un drappello di deputati e senatori pronti a lanciarsi dietro all’ex Parà. Quattro, cinque, c’è chi dice perfino dieci. Hanno fatto il loro “coming out” politico durante l’ultimo voto della maggioranza sul sostegno all’Ucraina, tra veti e astensioni sospette nonostante l’indicazione di Salvini fosse tutt’altra. Vannacci-out: si attende solo l’ufficialità del diretto interessato. Che parlerà, eccome se parlerà.
L’addio nell’aria da tempo
L’addio era nell’aria da tempo. Salvini ha negato finché ha potuto ma in privato aveva avvisato il generale: non vai da nessuna parte. Glielo ha ridetto a quattrocchi ieri sera, nell’ultimo tesissimo faccia a faccia. Non siamo al «mi cacci» di Fini con Berlusconi ma lo spartito non é così lontano. E forse non è un caso se un big come Claudio Durigon, anche lui vicesegretario, abbia deciso di rievocare la vicenda finiana lanciando un ultimo monito a Vannacci con un’intervista al Giornale: «Non credo che qualcuno voglia rivedere strappi dolorosi come quello di Fini».
È tardi. Ora l’Opa di Vannacci guarda a destra-destra. E non può non impensierire Fratelli d’Italia che presidia e presiede quel vasto e variegato terreno politico e non può permettersi smussamenti, neanche minimi da qui alle prossime Politiche se vuole puntare di nuovo su Palazzo Chigi. Giorgia Meloni lo sa. E c’è da aspettarsi una mossa del cavallo della premier, che mastica politica da una vita, per evitare che la discesa in campo di Vannacci si trasformi in una slavina.
Vannacci lascia la Lega, l’ultimatum di Salvini e la sfida alla Meloni: ecco perché esce dal Carroccio
Fine di una luna di miele mai davvero iniziata. Vannacci è sempre stato una repubblica a parte, dentro al partito lumbàrd

Da giorni aveva varcato il Rubicone. Roberto Vannacci non è un generale della Lega. Non più. Vuole le sue truppe e il suo partito. Futuro Nazionale.
Il tricolore nel simbolo che lancia il guanto di sfida alla destra di Giorgia Meloni (e “copia” il simbolo di Nazione Futura, sostiene il fondatore nonché pensatore meloniano Francesco Giubilei che vuole trascinare Vannacci in tribunale).
L’ultimatum di Salvini e quell’Opa che guarda a Meloni. Così Vannacci lascia la Lega
Fine di una luna di miele mai davvero iniziata. Vannacci è sempre stato una repubblica a parte, dentro al partito lumbàrd. E il suo “Mondo al contrario” – sciovinismo, nazionalismo e parole dure per idee politiche durissime – non ha mai avuto granché da spartire con il mondo antico del più antico partito politico italiano in Parlamento. È stata una convivenza forzata, quella fra Vannacci e Salvini.
Forse l’azzardo politico più grande del segretario leghista – Papeete a parte – messo all’angolo dai sondaggi alla vigilia delle Europee. Vannacci ha portato una valanga di voti, mezzo milione e più, salvando la faccia al Carroccio. Ma a che prezzo? Il conto è arrivato. L’addio che oggi sarà ufficializzato al Consiglio federale, come anticipato da Repubblica, apre scenari inediti.
La mini-scissione
Ovvero una “mini scissione” dentro al partito di via Bellerio con un drappello di deputati e senatori pronti a lanciarsi dietro all’ex Parà. Quattro, cinque, c’è chi dice perfino dieci. Hanno fatto il loro “coming out” politico durante l’ultimo voto della maggioranza sul sostegno all’Ucraina, tra veti e astensioni sospette nonostante l’indicazione di Salvini fosse tutt’altra. Vannacci-out: si attende solo l’ufficialità del diretto interessato. Che parlerà, eccome se parlerà.
L’addio nell’aria da tempo
L’addio era nell’aria da tempo. Salvini ha negato finché ha potuto ma in privato aveva avvisato il generale: non vai da nessuna parte. Glielo ha ridetto a quattrocchi ieri sera, nell’ultimo tesissimo faccia a faccia. Non siamo al «mi cacci» di Fini con Berlusconi ma lo spartito non é così lontano. E forse non è un caso se un big come Claudio Durigon, anche lui vicesegretario, abbia deciso di rievocare la vicenda finiana lanciando un ultimo monito a Vannacci con un’intervista al Giornale: «Non credo che qualcuno voglia rivedere strappi dolorosi come quello di Fini».
È tardi. Ora l’Opa di Vannacci guarda a destra-destra. E non può non impensierire Fratelli d’Italia che presidia e presiede quel vasto e variegato terreno politico e non può permettersi smussamenti, neanche minimi da qui alle prossime Politiche se vuole puntare di nuovo su Palazzo Chigi. Giorgia Meloni lo sa. E c’è da aspettarsi una mossa del cavallo della premier, che mastica politica da una vita, per evitare che la discesa in campo di Vannacci si trasformi in una slavina.
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