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«Io, per sempre Gatto». Domani a Tolentino Nini Salerno in “Il tenente Colombo”

A teatro, a Brodway, nel 1966: dalla storia del tenente Colombo ne è nata una serie televisiva. Oggi è di nuovo a teatro e nella versione del regista Marcello Cotugno è in tour per l’Italia. Il tenente Colombo – analisi di un omicidio, sarà in scena domani alle ore 21,15, al teatro Vaccaj di Tolentino. Nel cast, oltre a Gianluca Ramazzotti, anche lo storico attore Nini Salerno.
Nini, come mai questa storia attrae (ancora) così tanto il pubblico?
«È curiosa, particolare. Molti conoscono il personaggio dal telefilm, ma non è nato sul piccolo schermo. Il tenente Colombo arriva invece dal teatro, da Broadway. Questo spettacolo all’estero ha macinato sold out, e nella nostra versione, in Italia, va molto bene, ha un gran riscontro anche perché, e non lo dico perché ci sono, è uno spettacolo di qualità. Sono molto critico con le cose che faccio».
La vostra resa è fedele all’originale?
«Il testo è fedele a quello degli anni 60, quello della pièce originale. Il nostro regista è riuscito a rendere i dialoghi molto dinamici, creando movimento nella storia anche con le luci, con ambienti girevoli. Pure questo è un elemento di successo».
Lei interpreta il magistrato, che personaggio è?
«Un uomo simpatico, autoritario, che ha il demerito di essere l’amico intimo dell’assassino; all’inizio lo giustifica, ironizzando su alcuni errori del tenente, ma poi si rende conto della realtà».
Un ruolo difficile?
«No, io sono abituato a ruoli brillanti, sin dai tempi dei Gatti (di Vicolo Miracoli, ndr). Ho fatto pochi ruoli seri, anche se mi piace variare.
Ormai ho un atteggiamento maturo nella recitazione, ho autorevolezza e fare i ruoli seri sembra più facile».
Tra i ricordi più belli della sua carriera?
«Tutta l’epopea dei Gatti di Vicolo Miracoli, del resto tutto è nato lì. È stata l’esperienza più bella, il periodo più divertente, eravamo sempre insieme, sin dai banchi del liceo classico. Siamo sempre stati a Verona, prima di arrivare al Derby di Milano nel 1971. Ricordi bellissimi. Vivevamo insieme, ci divertivamo, il nostro tecnico delle luci era Diego Abatantuono, che abbiamo “cresciuto” noi. A un certo punto Jerry Calà ci ha lasciato per dedicarsi al cinema. Ancora oggi siamo come fratelli, ci sentiamo, stiamo insieme quando possiamo. Il rapporto umano non è cambiato, anche se quello professionale, del gruppo, s’è interrotto».
Vi vedete, ma avete mai pensato di ritrovarvi e far rivivere I Gatti di Vicolo Miracoli?
«Sì, ci abbiamo pensato, ma Jerry (Calà) non vuole tornare. C’è affetto tra noi, ma è che proprio non se la sente».
Qualche episodio o aneddoto del periodo con i Gatti?
«Dovrei dire tutta l’esperienza. Le storie e le storielle erano la vita che facevamo. Tempo fa, parlandone con Diego, ci siamo detti che il vero problema, oggi, è che non si ride più. Invece noi ridevamo tanto, sempre, 24 ore al giorno. Scrivevamo solo cose che ci facevano ridere. Stavamo bene insieme, era un aspetto anche sociale. Oggi i tempi sono cambiati: noi siamo stati fortunati a vivere quell’esperienza in tempi “frizzanti”, negli anni ‘70 succedeva di tutto, avevi di tutto, erano periodi davvero stimolanti».
«Io, per sempre Gatto». Domani a Tolentino Nini Salerno in “Il tenente Colombo”

A teatro, a Brodway, nel 1966: dalla storia del tenente Colombo ne è nata una serie televisiva. Oggi è di nuovo a teatro e nella versione del regista Marcello Cotugno è in tour per l’Italia. Il tenente Colombo – analisi di un omicidio, sarà in scena domani alle ore 21,15, al teatro Vaccaj di Tolentino. Nel cast, oltre a Gianluca Ramazzotti, anche lo storico attore Nini Salerno.
Nini, come mai questa storia attrae (ancora) così tanto il pubblico?
«È curiosa, particolare. Molti conoscono il personaggio dal telefilm, ma non è nato sul piccolo schermo. Il tenente Colombo arriva invece dal teatro, da Broadway. Questo spettacolo all’estero ha macinato sold out, e nella nostra versione, in Italia, va molto bene, ha un gran riscontro anche perché, e non lo dico perché ci sono, è uno spettacolo di qualità. Sono molto critico con le cose che faccio».
La vostra resa è fedele all’originale?
«Il testo è fedele a quello degli anni 60, quello della pièce originale. Il nostro regista è riuscito a rendere i dialoghi molto dinamici, creando movimento nella storia anche con le luci, con ambienti girevoli. Pure questo è un elemento di successo».
Lei interpreta il magistrato, che personaggio è?
«Un uomo simpatico, autoritario, che ha il demerito di essere l’amico intimo dell’assassino; all’inizio lo giustifica, ironizzando su alcuni errori del tenente, ma poi si rende conto della realtà».
Un ruolo difficile?
«No, io sono abituato a ruoli brillanti, sin dai tempi dei Gatti (di Vicolo Miracoli, ndr). Ho fatto pochi ruoli seri, anche se mi piace variare.
Ormai ho un atteggiamento maturo nella recitazione, ho autorevolezza e fare i ruoli seri sembra più facile».
Tra i ricordi più belli della sua carriera?
«Tutta l’epopea dei Gatti di Vicolo Miracoli, del resto tutto è nato lì. È stata l’esperienza più bella, il periodo più divertente, eravamo sempre insieme, sin dai banchi del liceo classico. Siamo sempre stati a Verona, prima di arrivare al Derby di Milano nel 1971. Ricordi bellissimi. Vivevamo insieme, ci divertivamo, il nostro tecnico delle luci era Diego Abatantuono, che abbiamo “cresciuto” noi. A un certo punto Jerry Calà ci ha lasciato per dedicarsi al cinema. Ancora oggi siamo come fratelli, ci sentiamo, stiamo insieme quando possiamo. Il rapporto umano non è cambiato, anche se quello professionale, del gruppo, s’è interrotto».
Vi vedete, ma avete mai pensato di ritrovarvi e far rivivere I Gatti di Vicolo Miracoli?
«Sì, ci abbiamo pensato, ma Jerry (Calà) non vuole tornare. C’è affetto tra noi, ma è che proprio non se la sente».
Qualche episodio o aneddoto del periodo con i Gatti?
«Dovrei dire tutta l’esperienza. Le storie e le storielle erano la vita che facevamo. Tempo fa, parlandone con Diego, ci siamo detti che il vero problema, oggi, è che non si ride più. Invece noi ridevamo tanto, sempre, 24 ore al giorno. Scrivevamo solo cose che ci facevano ridere. Stavamo bene insieme, era un aspetto anche sociale. Oggi i tempi sono cambiati: noi siamo stati fortunati a vivere quell’esperienza in tempi “frizzanti”, negli anni ‘70 succedeva di tutto, avevi di tutto, erano periodi davvero stimolanti».
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