Aste immobiliari: la digitalizzazione apre nuove opportunità. La pandemia le ha trasformate, ora accessibili a tutti

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Aste immobiliari: la digitalizzazione apre nuove opportunità. La pandemia le ha trasformate, ora accessibili a tutti

Aste immobiliari: la digitalizzazione apre nuove opportunità. La pandemia le ha trasformate, ora accessibili a tutti
3 Minuti di Lettura
martedì 3 febbraio 2026, 12:37 – Ultimo aggiornamento: 12:39

Il mercato delle aste immobiliari sta vivendo una trasformazione epocale, spinto dalla digitalizzazione post-pandemia che ha aperto nuove opportunità per l’acquisto della prima casa, rendendo l’accesso più inclusivo. “Prima del 2020 le aste erano tutte in presenza e rappresentavano un mondo chiuso, accessibile principalmente agli investitori professionali”, spiega Valerio Pisano, esperto del settore dal 2015. “La digitalizzazione ha eliminato le barriere fisiche e geografiche, democratizzando un settore che prima era riservato a pochi”. Le aste telematiche asincrone hanno rappresentato oltre il 45% del totale delle aste nei primi nove mesi del 2025, con una leggera diminuzione al 44,2% nel solo terzo trimestre, confermando come la modalità digitale sia ormai consolidata. Questo cambiamento ha prodotto effetti inaspettati: se prima il mercato era dominato da investitori e speculatori, oggi cresce costantemente la presenza di privati cittadini che cercano la prima casa o una soluzione abitativa. “Il nostro business è completamente cambiato”, racconta Pisano. “Quando lavoravamo solo su Roma e tribunali limitrofi, ci rivolgevano principalmente agli investitori. Ora, operando su tutto il territorio nazionale, è più facile portare chi deve andarci a vivere: se risparmia anche solo il 10% ha già fatto un ottimo affare”. I numeri confermano questa tendenza: “Partecipiamo a 70-80 aste al mese e riceviamo circa 400-500 richieste di consulenze al giorno da persone interessate”. 
La digitalizzazione ha anche contribuito a ‘ripulire’ un settore spesso caratterizzato da pratiche poco trasparenti. “Oggi, con le aste telematiche, neanche il delegato alla vendita sa quante offerte ci sono, garantendo pari opportunità a tutti i partecipanti”, ricorda Pisano. Tuttavia, permangono criticità strutturali che ostacolano l’ulteriore sviluppo del settore. “In Italia ci sono 140 tribunali e non esiste un avviso di vendita uguale”, denuncia l’esperto. “La riforma Cartabia dovrebbe prevedere l’uniformazione, ma dopo tre anni dalla sua uscita ancora non se ne parla. Ogni tribunale ha modalità diverse: Roma dura 24 ore, altri tribunali sette giorni, Velletri quattro ore”. Queste disparità procedurali rappresentano un ostacolo significativo per chi vuole avvicinarsi al settore autonomamente. “Anche per noi professionisti è complesso: prima di assistere un cliente dobbiamo studiare le specifiche di ogni tribunale, dalle modalità di bonifico ai tempi di accredito”, spiega Pisano. “Le Poste Italiane impiegano tre giorni per i bonifici, Intesa Sanpaolo uno solo. Sono dettagli che possono compromettere la partecipazione all’asta”.
L’evoluzione del mercato ha anche modificato il profilo degli acquirenti e le dinamiche competitive. “Oggi le banche offrono mutui fino al 95% del valore di aggiudicazione per immobili acquistati all’asta, una facilitazione impensabile anni fa”, sottolinea l’esperto. “Stanno cercando di agevolare le vendite perché i creditori erano fermi e rappresentavano una ingente perdita per il sistema bancario”. Le prospettive future del settore appaiono promettenti, con una crescente integrazione tra mercato tradizionale e aste giudiziarie. “L’asta è diventata semplicemente un modo per comprare casa, non più il modo per fare speculazione”, conclude Pisano. “Consiglio sempre ai clienti di non smettere di cercare nel libero mercato: se nel frattempo troviamo un’opportunità all’asta, ci proviamo. È giusto che sia così, che ogni cittadino possa affacciarsi a questo mondo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il mercato delle aste immobiliari sta vivendo una trasformazione epocale, spinto dalla digitalizzazione post-pandemia che ha aperto nuove opportunità per l’acquisto della prima casa, rendendo l’accesso più inclusivo. “Prima del 2020 le aste erano tutte in presenza e rappresentavano un mondo chiuso, accessibile principalmente agli investitori professionali”, spiega Valerio Pisano, esperto del settore dal 2015. “La digitalizzazione ha eliminato le barriere fisiche e geografiche, democratizzando un settore che prima era riservato a pochi”. Le aste telematiche asincrone hanno rappresentato oltre il 45% del totale delle aste nei primi nove mesi del 2025, con una leggera diminuzione al 44,2% nel solo terzo trimestre, confermando come la modalità digitale sia ormai consolidata. Questo cambiamento ha prodotto effetti inaspettati: se prima il mercato era dominato da investitori e speculatori, oggi cresce costantemente la presenza di privati cittadini che cercano la prima casa o una soluzione abitativa. “Il nostro business è completamente cambiato”, racconta Pisano. “Quando lavoravamo solo su Roma e tribunali limitrofi, ci rivolgevano principalmente agli investitori. Ora, operando su tutto il territorio nazionale, è più facile portare chi deve andarci a vivere: se risparmia anche solo il 10% ha già fatto un ottimo affare”. I numeri confermano questa tendenza: “Partecipiamo a 70-80 aste al mese e riceviamo circa 400-500 richieste di consulenze al giorno da persone interessate”. 
La digitalizzazione ha anche contribuito a ‘ripulire’ un settore spesso caratterizzato da pratiche poco trasparenti. “Oggi, con le aste telematiche, neanche il delegato alla vendita sa quante offerte ci sono, garantendo pari opportunità a tutti i partecipanti”, ricorda Pisano. Tuttavia, permangono criticità strutturali che ostacolano l’ulteriore sviluppo del settore. “In Italia ci sono 140 tribunali e non esiste un avviso di vendita uguale”, denuncia l’esperto. “La riforma Cartabia dovrebbe prevedere l’uniformazione, ma dopo tre anni dalla sua uscita ancora non se ne parla. Ogni tribunale ha modalità diverse: Roma dura 24 ore, altri tribunali sette giorni, Velletri quattro ore”. Queste disparità procedurali rappresentano un ostacolo significativo per chi vuole avvicinarsi al settore autonomamente. “Anche per noi professionisti è complesso: prima di assistere un cliente dobbiamo studiare le specifiche di ogni tribunale, dalle modalità di bonifico ai tempi di accredito”, spiega Pisano. “Le Poste Italiane impiegano tre giorni per i bonifici, Intesa Sanpaolo uno solo. Sono dettagli che possono compromettere la partecipazione all’asta”.
L’evoluzione del mercato ha anche modificato il profilo degli acquirenti e le dinamiche competitive. “Oggi le banche offrono mutui fino al 95% del valore di aggiudicazione per immobili acquistati all’asta, una facilitazione impensabile anni fa”, sottolinea l’esperto. “Stanno cercando di agevolare le vendite perché i creditori erano fermi e rappresentavano una ingente perdita per il sistema bancario”. Le prospettive future del settore appaiono promettenti, con una crescente integrazione tra mercato tradizionale e aste giudiziarie. “L’asta è diventata semplicemente un modo per comprare casa, non più il modo per fare speculazione”, conclude Pisano. “Consiglio sempre ai clienti di non smettere di cercare nel libero mercato: se nel frattempo troviamo un’opportunità all’asta, ci proviamo. È giusto che sia così, che ogni cittadino possa affacciarsi a questo mondo”.

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