[analyse_image type=”featured” src=”https://statics.cedscdn.it/photos/MED_HIGH/2026/01/31/9331571_OBJ65161364_15964.jpg”]
Celebriamo il valore della vita, è il primo bene da difendere
In un tempo dove guerra, violenza e sopraffazione sembrano essere il pane quotidiano, l’umanità appare sempre più incapace di dialogo, disorientata e fragile. Non solo i conflitti aperti – con nuovi focolai che rischiano di divampare – ma anche il clima diffuso di aggressività e intolleranza rivelano la fatica di riconoscersi fratelli. A destare particolare apprensione è anche la violenza che attraversa il mondo giovanile, spesso privo di punti di riferimento.
Un allarme sociale espresso nelle varie inaugurazioni dell’anno giudiziario dove l’incremento della violenza minorile desta forti preoccupazioni anche tra le forze dell’ordine e la magistratura. I vescovi italiani, riunitisi nei giorni scorsi per il Consiglio Episcopale Permanente, hanno sottolineato la necessità di investire risorse non in strutture del passato, ma nella creazione di nuovi spazi di aggregazione e produzione culturale capaci di parlare alle nuove generazioni. In un contesto globale segnato da quella che è stata definita “l’età della forza”, dove il diritto internazionale cede il passo alle armi e alla logica del dominio, i presuli hanno rinnovato l’impegno della Chiesa italiana a essere una “casa della pace”, accogliendo l’invito di Papa Leone XIV a ravvivare l’essenziale della fede.
Trasmettere la fede, oggi, è una sfida urgente. In un tempo in cui essa “non è più scontata”, occorre ricentrare l’annuncio sul kerygma, sul mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo, evitando che la Chiesa venga percepita solo come un’agenzia sociale. È importante ritrovare il senso profondo del proprio “essere cristiani”, fermandosi un attimo e aprendosi a un cammino di conversione del cuore attraverso la riflessione e la preghiera. Pregare, infatti, è l’atto più potente di unità e riconciliazione. Gesù ha detto: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Nella preghiera impariamo a non escludere, a non porci al centro, ma a riscoprirci amati da Dio. È così che la pace diventa possibile, perché si radica nella fiducia in Colui che rende possibile l’impossibile. È su questo orizzonte di responsabilità e di custodia reciproca che si inserisce la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, che si celebra oggi sul tema “Prima i bambini!”.
Il tema della vita, come primo bene da difendere e da promuovere, richiama tutti a rimettere al centro i più piccoli, emblema di fragilità e speranza, ricordando che la pace autentica nasce solo da un profondo rispetto per ogni esistenza umana.
Proprio ieri il Papa ha richiamato i governanti ricordando che “nessuna politica può porsi al servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo. Il più grande distruttore della pace è l’aborto”. Per questo dal Soglio di Pietro si leva incessante l’accorato appello ai governanti e ai popoli affinché al centro dell’agenda politica internazionale ci sia la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale.
Da qui il monito papale alla salvaguardia dell’obiezione di coscienza dei medici e degli altri operatori sanitari come “atto di fedeltà a sé stessi” e il richiamo agli Stati a rispondere alla malattia e alle fragilità con le cure palliative e non con “forme di illusoria compassione come l’eutanasia”. Restano scolpite le parole di un padre del pensiero liberale come il filosofo Norberto Bobbio: “Esiste il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte.
Non si può essere moralmente indifferenti di fronte all’aborto”. La Chiesa continua a invitare ciascuno a testimoniare con la vita la fede che proclama. Ricostruire un tessuto morale condiviso significa dare forma a un modo nuovo di stare insieme, fondato su solidarietà e rispetto della dignità di ogni persona. Solo un’umanità consapevole della propria vulnerabilità e della reciproca interdipendenza potrà ritrovare la forza di camminare unita. È nella pazienza dell’ascolto e nella perseveranza del bene che germogliano i semi di un mondo nuovo, abitato da uomini e donne capaci di fraternità, rispetto e pace vera.
* Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Celebriamo il valore della vita, è il primo bene da difendere
In un tempo dove guerra, violenza e sopraffazione sembrano essere il pane quotidiano, l’umanità appare sempre più incapace di dialogo, disorientata e fragile. Non solo i conflitti aperti – con nuovi focolai che rischiano di divampare – ma anche il clima diffuso di aggressività e intolleranza rivelano la fatica di riconoscersi fratelli. A destare particolare apprensione è anche la violenza che attraversa il mondo giovanile, spesso privo di punti di riferimento.
Un allarme sociale espresso nelle varie inaugurazioni dell’anno giudiziario dove l’incremento della violenza minorile desta forti preoccupazioni anche tra le forze dell’ordine e la magistratura. I vescovi italiani, riunitisi nei giorni scorsi per il Consiglio Episcopale Permanente, hanno sottolineato la necessità di investire risorse non in strutture del passato, ma nella creazione di nuovi spazi di aggregazione e produzione culturale capaci di parlare alle nuove generazioni. In un contesto globale segnato da quella che è stata definita “l’età della forza”, dove il diritto internazionale cede il passo alle armi e alla logica del dominio, i presuli hanno rinnovato l’impegno della Chiesa italiana a essere una “casa della pace”, accogliendo l’invito di Papa Leone XIV a ravvivare l’essenziale della fede.
Trasmettere la fede, oggi, è una sfida urgente. In un tempo in cui essa “non è più scontata”, occorre ricentrare l’annuncio sul kerygma, sul mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo, evitando che la Chiesa venga percepita solo come un’agenzia sociale. È importante ritrovare il senso profondo del proprio “essere cristiani”, fermandosi un attimo e aprendosi a un cammino di conversione del cuore attraverso la riflessione e la preghiera. Pregare, infatti, è l’atto più potente di unità e riconciliazione. Gesù ha detto: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Nella preghiera impariamo a non escludere, a non porci al centro, ma a riscoprirci amati da Dio. È così che la pace diventa possibile, perché si radica nella fiducia in Colui che rende possibile l’impossibile. È su questo orizzonte di responsabilità e di custodia reciproca che si inserisce la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, che si celebra oggi sul tema “Prima i bambini!”.
Il tema della vita, come primo bene da difendere e da promuovere, richiama tutti a rimettere al centro i più piccoli, emblema di fragilità e speranza, ricordando che la pace autentica nasce solo da un profondo rispetto per ogni esistenza umana.
Proprio ieri il Papa ha richiamato i governanti ricordando che “nessuna politica può porsi al servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo. Il più grande distruttore della pace è l’aborto”. Per questo dal Soglio di Pietro si leva incessante l’accorato appello ai governanti e ai popoli affinché al centro dell’agenda politica internazionale ci sia la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale.
Da qui il monito papale alla salvaguardia dell’obiezione di coscienza dei medici e degli altri operatori sanitari come “atto di fedeltà a sé stessi” e il richiamo agli Stati a rispondere alla malattia e alle fragilità con le cure palliative e non con “forme di illusoria compassione come l’eutanasia”. Restano scolpite le parole di un padre del pensiero liberale come il filosofo Norberto Bobbio: “Esiste il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte.
Non si può essere moralmente indifferenti di fronte all’aborto”. La Chiesa continua a invitare ciascuno a testimoniare con la vita la fede che proclama. Ricostruire un tessuto morale condiviso significa dare forma a un modo nuovo di stare insieme, fondato su solidarietà e rispetto della dignità di ogni persona. Solo un’umanità consapevole della propria vulnerabilità e della reciproca interdipendenza potrà ritrovare la forza di camminare unita. È nella pazienza dell’ascolto e nella perseveranza del bene che germogliano i semi di un mondo nuovo, abitato da uomini e donne capaci di fraternità, rispetto e pace vera.
* Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
[analyse_source url=”https://www.corriereadriatico.it/editoriali/celebriamo_valore_vita_primo_da_difendere_editoriale_intervento-9331571.html”]





















