Una saracinesca abbassata non è mai un buon segno. Ormai conosciamo a memoria l’elenco delle motivazioni. Da quelle peggiori (lutto, cessazione di attività) alle più ambigue come cambio gestione, oppure inventari o ristrutturazioni “per offrire migliori servizi” che durano mesi, fino a malattia o indisposizione, per finire col rassicurante “ferie”, che, comunque, non sta bene a tutti. Perché, fateci caso, c’è sempre chi non gradisce che i commercianti vadano in vacanza.
Ora, però, Giovanni Del Buon Tromboni, 34 anni, calzolaio ricercatissimo del quartiere di via dei Filosofi, ha battuto tutti e da qualche giorno ha chiuso il suo laboratorio “per viaggio di nozze”. Un cartello sulla saracinesca abbassata, uno sulla parete a fianco, ben segnalato da quattro paia di forme per le scarpe, ancorate al muro, perché non si sa mai.

Un cartello inconsueto per un negozio non certo qualsiasi, a partire dal nome, Sciuscià, che evoca non solo l’epopea dei film in bianco e nero, ma soprattutto la vita agra e minimalista del Dopoguerra, quando il boom economico doveva ancora arrivare e le scarpe non si buttavano mai, si risuolavano all’infinito, si cambiavano i tacchi, si lucidavano. Un paio per l’inverno, uno per l’estate. Punto.
Giovanni, che ha avuto la scuola del nonno materno Manlio Brugnoni, il prototipo del calzolaio di una volta, queste cose le sapeva bene ancor prima di innamorarsi definitivamente degli odori della bottega (cuoio, pelle, creme, colla, gomma) ed ha deciso di arricchire il suo bagaglio genetico, quello che aveva rubato con gli occhi, frequentando la scuola di alta pelletteria a Firenze.
Per questo il suo è diventato un negozio all’avanguardia, dove si riparano e si rigenerano anche borsette e cinture, ma soprattutto vengono realizzate scarpe da uomo su misura. Poche, ma sempre di alta qualità, con liste di attesa di mesi.
A dispetto di questa attività, forse un po’ rétro, anche se rivista e aggiornata, Giovanni è attivissimo sui social, dove dispensa consigli pratici, mostra il suo lavoro e, soprattutto, fornisce gli input necessari ai suoi clienti. A Natale, per esempio, ha comunicato, sempre col sorriso sulle labbra, di essere “sold out” e di interrompere il servizio di riparazione delle borse al fine di garantire, “a chi sta aspettando da tanto, lavorazioni per le quali occorrono tempo e precisione”.
Intanto, sognando di fondare una “accademia per calzolai”, visto che il lavoro c’è ed è pure esorbitante, ha deciso di sposarsi e partire per il viaggio di nozze, comunicandolo a tutti, ma non su Facebook o Instagram. Direttamente sulla saracinesca. Forse per inseguire quel gusto un po’ così di riscoprire le cose di un tempo, sicuramente per rispettare i suoi tanti clienti analogici che, insospettabilmente, hanno fotografato l’annuncio per farlo vedere ai nipoti. Chi ha detto che la pubblicità non è l’anima del commercio?
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