Askatasuna, il corteo e gli scontri di Torino, Papetti: «Quei politici e quegli intellettuali che ‘ignorano’ le possibili conseguenze»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
martedì 3 febbraio 2026di Roberto Papetti

Caro direttore, l’articolo 56 del codice penale prevede quanto segue con riferimento esclusivamente al tentato omicidio: “Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica. Il colpevole di delitto tentato è punito: con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita è l’ergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi. Se il colpevole volontariamente desiste dall’azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per sé un reato diverso. Se volontariamente impedisce l’evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla meta”.
Sinceramente le valutazioni della presidente del Consiglio dei Ministri, con riferimento al tentato omicidio, relativamente ai ferimenti degli agenti destano molte perplessità in assenza di un esaustivo accertamento della dinamica dell’accaduto.
Giuseppe Barbanti
Mestre
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, ho visto più volte il video del pestaggio a Torino del poliziotto Alessandro Calista in forza al Reparto Mobile di Padova da parte di un gruppo di antagonisti, uno dei quali armato di martello. Un agguato in piena regola, condotto con un’aggressività e una violenza assolute. Secondo lei è prematuro pensare ed affermare che volessero uccidere? Che fossero pronti a farlo e che se un collega di Calista non fosse intervenuto in sua difesa, il giovane poliziotto se la sarebbe vista ancora più brutta? Lo stesso Calista, ringraziando il suo collega, ha mormorato «Sono vivo per miracolo». Non basta? O dovremmo aspettare di vedere un agente a terra massacrato e senza vita per poter parlare di omicidio o di tentato omicidio? Ma, a parte questo, faccio fatica a capire: di fronte a quelle terribili immagini e a ciò che è accaduto a Torino, il problema è questo? Aver parlato di “tentato omicidio”?
A me pare che dovremmo preoccuparci di altro. Per esempio come difenderci da questi gruppi criminali che mettono a ferro e fuoco le nostre città. A Torino c’erano almeno 1.500 incappucciati nascosti dentro il corteo promosso dal centro sociale Askatasuna. Divisi in gruppi organizzati hanno scatenato la guerriglia urbana e attaccato le forze dell’ordine con pietre, razzi, bombe carta. Incendiando cassonetti e anche una camionetta della polizia.
“Terroristi urbani” li ha definiti il ministro degli Interni Piantedosi. Vanno fermati prima che la situazione degeneri e ci scappi davvero il morto. E c’è, da questo punto di vista, un altro tema che andrebbe affrontato: la “benevola tolleranza“, per usare le parole del capo della Procuratrice generale di Torino, con cui alcuni ambienti intellettuali e taluni settori della politica continuano a guardare a questi estremisti. Minimizzando, relativizzando, giustificando, comprendendo.
Certo, dopo quel terribile video dell’agente aggredito tutti hanno espresso la propria indignazione e la loro solidarietà alla polizia. Ma in quel corteo a sostegno di Askatasuna erano presenti anche esponenti di partiti. E non solo. Eppure i segnali che la situazione avrebbe potuto degenerare c’erano tutti ed era noto che anche dall’estero erano in arrivo black bloc agguerriti per partecipare alla manifestazione.
Personalmente sottoscrivo quanto detto dall’ex presidente della Camera Luciano Violante: «Se sei un politico o un intellettuale e ti unisci a cortei di questo tipo, non puoi ignorare come va a finire. I casi sono due: o sei un imbecille o un irresponsabile». O forse, aggiungo io, sei tutte e due le cose insieme.
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Askatasuna, il corteo e gli scontri di Torino, Papetti: «Quei politici e quegli intellettuali che ‘ignorano’ le possibili conseguenze»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
martedì 3 febbraio 2026di Roberto Papetti

Caro direttore, l’articolo 56 del codice penale prevede quanto segue con riferimento esclusivamente al tentato omicidio: “Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica. Il colpevole di delitto tentato è punito: con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita è l’ergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi. Se il colpevole volontariamente desiste dall’azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per sé un reato diverso. Se volontariamente impedisce l’evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla meta”.
Sinceramente le valutazioni della presidente del Consiglio dei Ministri, con riferimento al tentato omicidio, relativamente ai ferimenti degli agenti destano molte perplessità in assenza di un esaustivo accertamento della dinamica dell’accaduto.
Giuseppe Barbanti
Mestre
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, ho visto più volte il video del pestaggio a Torino del poliziotto Alessandro Calista in forza al Reparto Mobile di Padova da parte di un gruppo di antagonisti, uno dei quali armato di martello. Un agguato in piena regola, condotto con un’aggressività e una violenza assolute. Secondo lei è prematuro pensare ed affermare che volessero uccidere? Che fossero pronti a farlo e che se un collega di Calista non fosse intervenuto in sua difesa, il giovane poliziotto se la sarebbe vista ancora più brutta? Lo stesso Calista, ringraziando il suo collega, ha mormorato «Sono vivo per miracolo». Non basta? O dovremmo aspettare di vedere un agente a terra massacrato e senza vita per poter parlare di omicidio o di tentato omicidio? Ma, a parte questo, faccio fatica a capire: di fronte a quelle terribili immagini e a ciò che è accaduto a Torino, il problema è questo? Aver parlato di “tentato omicidio”?
A me pare che dovremmo preoccuparci di altro. Per esempio come difenderci da questi gruppi criminali che mettono a ferro e fuoco le nostre città. A Torino c’erano almeno 1.500 incappucciati nascosti dentro il corteo promosso dal centro sociale Askatasuna. Divisi in gruppi organizzati hanno scatenato la guerriglia urbana e attaccato le forze dell’ordine con pietre, razzi, bombe carta. Incendiando cassonetti e anche una camionetta della polizia.
“Terroristi urbani” li ha definiti il ministro degli Interni Piantedosi. Vanno fermati prima che la situazione degeneri e ci scappi davvero il morto. E c’è, da questo punto di vista, un altro tema che andrebbe affrontato: la “benevola tolleranza“, per usare le parole del capo della Procuratrice generale di Torino, con cui alcuni ambienti intellettuali e taluni settori della politica continuano a guardare a questi estremisti. Minimizzando, relativizzando, giustificando, comprendendo.
Certo, dopo quel terribile video dell’agente aggredito tutti hanno espresso la propria indignazione e la loro solidarietà alla polizia. Ma in quel corteo a sostegno di Askatasuna erano presenti anche esponenti di partiti. E non solo. Eppure i segnali che la situazione avrebbe potuto degenerare c’erano tutti ed era noto che anche dall’estero erano in arrivo black bloc agguerriti per partecipare alla manifestazione.
Personalmente sottoscrivo quanto detto dall’ex presidente della Camera Luciano Violante: «Se sei un politico o un intellettuale e ti unisci a cortei di questo tipo, non puoi ignorare come va a finire. I casi sono due: o sei un imbecille o un irresponsabile». O forse, aggiungo io, sei tutte e due le cose insieme.
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