ANCONA Vedendo le immagini della frana di Niscemi, la cittadina della provincia di Caltanissetta che un po’ alla volta sta scivolando in un dirupo, in molti ad Ancona saranno tornati con i ricordi a quella notte di oltre 43 anni fa, quando dopo giorni di piogge intense, un’enorme frana fece scivolare verso il mare alcuni quartieri a nord della città, quelli di Borghetto, Posatora e in parte Torrette. Nel capoluogo delle Marche c’è una sensibilità particolare per gli eventi franosi – specie nelle generazioni meno giovani, genitori e nonni dei ventenni di oggi – che hanno vissuto direttamente l’esperienza della frana Barducci del 13-14 dicembre 1982.
Più di 3.600 cittadini evacuati

Furono danneggiati due ospedali e la Facoltà di medicina dell’Università di Ancona, lesionati o distrutti completamente 476 edifici.
La macchina dei soccorsi impegnò mille uomini al giorno, con i vigili del fuoco in prima linea: in centinaia intervennero, giungendo rapidamente dalle regioni vicine, per soccorrere i cittadini ed evacuando oltre 3.611 persone dai tanti edifici colpiti.
Un fronte franoso di 3,2 km
La frana di Ancona del 1982 fu uno degli eventi geologici più gravi della storia recente italiana e rappresentò un punto di svolta per la legislazione sulla pianificazione urbana e per la consapevolezza del rischio idrogeologico in Italia. Attualmente il versante franoso – che ha uno spessore di oltre 90 metri, una larghezza di 3,2 km ed una lunghezza di oltre 1 km, dalla sommità del versante del Montagnolo al mare – è monitorato da un sistema di controllo attivo sette giorni su sette, 24 ore su 24.
Il sistema di monitoraggio

Il sistema di cui si è dotato il Comune di Ancona, denominato Early warning system, è talmente all’avanguardia da essere studiato da scienziati provenienti dall’America, Sud-est asiatico ed Europa, a partire dalla Norvegia. Early warning system si serve di rilevatori Gps collegati ai satelliti che monitorano il movimento di alcuni punti fissi fuori terra: ad esempio edifici o costruzioni lungo l’area d’interesse o apposite torrette che rilevano periodicamente i movimenti dei vetrini collocati sugli angoli degli edifici. Se le torrette evidenziano importanti spostamenti dei vetrini rispetto alle rilevazioni dei periodi precedenti, scatta la segnalazione alle apparecchiature di monitoraggio. Altre segnalazioni arrivano da tubi infilati perpendicolarmente nel terreno che possono arrivare ad una profondità di 96 metri addirittura sotto il livello del mare.
La centrale operativa
Tutti i dati rilevati vengono inviati alla centrale operativa del Comune di Ancona, dove tecnici addetti al controllo monitorano i dati anche con tablet o telefoni cellulari dedicati. Nel momento in cui l’Early warning system rileva una variazione significativa sul terreno viene immediatamente inviato un segnale ai tecnici comunali e a quel punto può scattare l’allarme che verrebbe diramato dal Comune a tutta la popolazione, anche attraverso un sistema di messaggistica.
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