Al carcere bresciano Nerio Fischione manca spazio vitale e i detenuti sono costretti a vivere in condizioni disumane: lo ha ribadito la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, Arianna Carminati, nella sua bozza di relazione presentata ieri alla Commissione Servizi alla persona e sanità che verrà illustrata nella sua forma definitiva al consiglio comunale di marzo.
«Al 31 dicembre 2025 le persone presenti al Nerio Fischione erano 386, su 182 posti regolamentari, sebbene quelli occupabili siano un poco inferiori – ha spiegato la Garante – il tasso di sovraffollamento era quindi del 212% ma già al 21 gennaio, i detenuti erano aumentati a 392 e oggi pare che siamo oltre 400. Al di là dei numeri esatti, preoccupa il trend in crescita».
Le cause sono molteplici: da un lato è un tema di edilizia penitenziaria, dall’altro il problema è politico, come ha sottolineato anche dal consigliere Francesco Catalano. «All’inaugurazione dell’anno giudiziario l’avvocatura bresciana ha espresso profonda preoccupazione per la crescente tendenza a rispondere alle criticità sociali moltiplicando fattispecie di reato e inasprendo le pene – ha ricordato Carminati – tutto ciò influisce sul sovraffollamento».
Questa mancanza di spazio vitale costituisce una violazione dei diritti umani in virtù della quale i detenuti possono chiedere un risarcimento secondo quanto previsto dall’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario: un risarcimento monetario di 8 euro per ogni giorno di detenzione inumana, richiedibile entro 6 mesi dalla fine della pena, con sconti di pena se la detenzione è ancora in corso.
E i detenuti lo sanno: dalla relazione è emerso che al Tribunale di Brescia sono state presentate, nel 2025, 188 richieste di risarcimento e che fino ad oggi ci sono stati 478 pronunciamenti favorevoli. Risarcimenti che la «giustizia» deve fare a causa di mancanze del suo stesso sistema, in un contesto di gravi carenze di risorse, come denunciato anche durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Per quel che riguarda Brescia, Carminati ha ricordato la carenza di personale di Polizia penitenziaria, di personale amministrativo e di educatori: «Gli amministrativi previsti sono 30, gli effettivi 22, gli educatori 8 ma sono 7 con, al momento, 2 in maternità. Questa situazione pregiudica anche l’aspetto della socializzazione delle persone detenute».
La Garante sollecita il Consiglio comunale ad avere un «occhio di riguardo» per le persone in esecuzione penale esterna, questione «che interessa anche altri Comuni della provincia, perché, anche se il carcere è in città, diverse persone in questa condizione lavorano fuori dal capoluogo. Mi chiedo se non sia il caso di istituire la figura del Garante provinciale».
Concordia tra maggioranza e opposizione nel voler approfondire il motivo del diniego avuto, da parte dell’amministrazione carceraria centrale, di svolgere, come previsto, la Commissione in carcere: «Un arretramento rispetto a posizioni consolidate che lede il percorso di empatia sviluppato da anni con il carcere», ha commentato la presidente della Commissione Beatrice Nardo. L’onorevole Girelli (Pd) ha presentato un’interrogazione al ministero della Giustizia.
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