In Piemonte oltre 5 7mila imprese artigiane, pari al 50,3% del totale, affronta quotidianamente pressioni che derivano dalla concorrenza sleale di chi non paga le tasse, non rispetta le norme e non garantisce sicurezza. L’esercito degli evasori Si tratta di un esercito di muratori (17.140 imprese), acconciatura e estetica (10.478), manutenzione e riparazione autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittore edile (5.188), idraulici (5.111), riparatori beni ed elettrodomestici (2.465), tassisti (2.234), manutentori del verde (1.896), videoperatori (179), fotografi (751), traslocatori (107). A livello provinciale spicca Torino con 30.963 imprese artigiane sotto pressione per concorrenza sleale (52,1% del totale). Seguono Cuneo 8.015, Alessandria 4.962, Novara 3.960, Asti 2.952, Biella 2.287, Vercelli 2.185, Vco 1.867. Il rapporto di Confartigianato A rivelarlo il 20esimo rapporto Galassia di Confartigianato Imprese che ha stimato in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil, il valore dell’economia sommersa in Italia. «La concorrenza sleale – spiega Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente. A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per questo servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Ad esempio, nel settore benessere l’abusivismo non è solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. L’impressione generale è che da parte delle istituzioni si preferisca infierire sui contribuenti e sugli operatori tracciati piuttosto che sul sommerso, perché è senz’altro più facile».