La Danimarca maschile di pallamano sembra l’Italia femminile di pallavolo
Nel senso che è molto forte: ha da poco vinto gli Europei, dopo aver vinto le Olimpiadi e gli ultimi quattro Mondiali
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Domenica la nazionale maschile di pallamano della Danimarca ha vinto gli Europei (che giocava in parte in casa). È anche campionessa mondiale e olimpica in carica: detiene quindi i tre principali titoli internazionali della pallamano (che è uno sport molto europeo). Si può quindi capire perché i tifosi danesi chiamino i giocatori gli Handboldherrerne, “i signori della pallamano”.
Ma c’è di più: la Danimarca ha vinto tutte le ultime quattro edizioni dei Mondiali, che sono biennali, restando imbattuta per 37 partite consecutive (un record). Negli ultimi tre tornei olimpici la Danimarca è sempre arrivata in finale, vincendo due volte su tre (nel 2016 e nel 2024).
La pallamano è da decenni uno sport popolarissimo in Danimarca, anche perché la sua versione moderna fu probabilmente inventata lì alla fine dell’Ottocento. Ma i successi della nazionale maschile sono un fenomeno abbastanza recente. Per tutto il Novecento la nazionale danese aveva vinto soltanto due medaglie d’argento – ai Mondiali outdoor (poi aboliti) del 1948 e agli Europei del 1967 – e spesso la semplice qualificazione a un torneo internazionale era vista come un successo, in un contesto storicamente dominato soprattutto da Svezia, Unione Sovietica e Francia.
Le cose iniziarono a cambiare nel 2005, quando fu nominato allenatore della Danimarca Ulrik Wilbek, che negli anni Novanta aveva trasformato la nazionale femminile danese, anch’essa piuttosto scarsa fino a prima del suo arrivo, nella squadra più forte del mondo. Anche in quel caso la nazionale danese femminile era arrivata a detenere allo stesso tempo il titolo mondiale, quello olimpico e quello europeo.
Wilbek durante una partita da allenatore della Danimarca maschile, 5 novembre 2011 (Martin Rose/Bongarts/Getty Images)
Wilbek (un po’ un Julio Velasco della pallamano) riuscì a fare qualcosa di simile anche con la nazionale maschile, prendendo una squadra che secondo alcuni giocatori soffriva di una «cattiva cultura», e dandole maggiore coesione, nuovi obiettivi e un migliore assetto tattico.
La vera svolta per la Danimarca maschile arrivò con gli Europei del 2008, il primo grande torneo internazionale vinto dalla squadra. Anche per come arrivò, fu una vittoria memorabile: in semifinale la Danimarca batté la Germania grazie a un rigore dell’ultimo secondo, segnato da Lars Christiansen (uno dei giocatori più rappresentativi di quella squadra). Per la storia della pallamano danese fu così importante da essere definito «il tiro che iniziò un’era per la Danimarca».
In effetti, da allora la nazionale maschile della Danimarca è stata tra le migliori squadre al mondo in quasi tutti i tornei internazionali. Anzi, è diventata ancora più forte, anche perché le squadre di club danesi hanno iniziato a competere a livelli più alti e oggi i giocatori più giovani sono preparati molto meglio che in passato. Tra i giocatori più rappresentativi degli ultimi anni c’è senza dubbio Mikkel Hansen, considerato uno dei migliori giocatori (se non il migliore) nella storia della pallamano.
In tutto, la Danimarca – che dal 2014 non è più allenata da Wilbek – ha vinto nove titoli internazionali maschili (due Olimpiadi, quattro Mondiali e tre Europei). Per essere competitiva da una ventina d’anni, è un risultato eccezionale: solo la Svezia ne ha vinti altrettanti e solo la Francia ne ha vinti di più, ben tredici.
Oltre a un ottimo allenatore e una nazionale vincente supportata da un campionato nazionale di alto livello, in Danimarca la pallamano ha avuto successo anche per ragioni climatiche (è uno sport che si gioca ormai quasi solo al coperto) e perché – più in generale – in Danimarca la pallamano ha trovato un contesto sociale e sportivo ideale. C’entra anche il fatto che rispetto ad altri sport al chiuso, come il basket o la pallavolo, possa essere stato relativamente più facile affermarsi nel contesto della pallamano.
Domenica la nazionale maschile di pallamano della Danimarca ha vinto gli Europei (che giocava in parte in casa). È anche campionessa mondiale e olimpica in carica: detiene quindi i tre principali titoli internazionali della pallamano (che è uno sport molto europeo). Si può quindi capire perché i tifosi danesi chiamino i giocatori gli Handboldherrerne, “i signori della pallamano”.
Ma c’è di più: la Danimarca ha vinto tutte le ultime quattro edizioni dei Mondiali, che sono biennali, restando imbattuta per 37 partite consecutive (un record). Negli ultimi tre tornei olimpici la Danimarca è sempre arrivata in finale, vincendo due volte su tre (nel 2016 e nel 2024).
La pallamano è da decenni uno sport popolarissimo in Danimarca, anche perché la sua versione moderna fu probabilmente inventata lì alla fine dell’Ottocento. Ma i successi della nazionale maschile sono un fenomeno abbastanza recente. Per tutto il Novecento la nazionale danese aveva vinto soltanto due medaglie d’argento – ai Mondiali outdoor (poi aboliti) del 1948 e agli Europei del 1967 – e spesso la semplice qualificazione a un torneo internazionale era vista come un successo, in un contesto storicamente dominato soprattutto da Svezia, Unione Sovietica e Francia.
Le cose iniziarono a cambiare nel 2005, quando fu nominato allenatore della Danimarca Ulrik Wilbek, che negli anni Novanta aveva trasformato la nazionale femminile danese, anch’essa piuttosto scarsa fino a prima del suo arrivo, nella squadra più forte del mondo. Anche in quel caso la nazionale danese femminile era arrivata a detenere allo stesso tempo il titolo mondiale, quello olimpico e quello europeo.
Wilbek durante una partita da allenatore della Danimarca maschile, 5 novembre 2011 (Martin Rose/Bongarts/Getty Images)
Wilbek (un po’ un Julio Velasco della pallamano) riuscì a fare qualcosa di simile anche con la nazionale maschile, prendendo una squadra che secondo alcuni giocatori soffriva di una «cattiva cultura», e dandole maggiore coesione, nuovi obiettivi e un migliore assetto tattico.
La vera svolta per la Danimarca maschile arrivò con gli Europei del 2008, il primo grande torneo internazionale vinto dalla squadra. Anche per come arrivò, fu una vittoria memorabile: in semifinale la Danimarca batté la Germania grazie a un rigore dell’ultimo secondo, segnato da Lars Christiansen (uno dei giocatori più rappresentativi di quella squadra). Per la storia della pallamano danese fu così importante da essere definito «il tiro che iniziò un’era per la Danimarca».
In effetti, da allora la nazionale maschile della Danimarca è stata tra le migliori squadre al mondo in quasi tutti i tornei internazionali. Anzi, è diventata ancora più forte, anche perché le squadre di club danesi hanno iniziato a competere a livelli più alti e oggi i giocatori più giovani sono preparati molto meglio che in passato. Tra i giocatori più rappresentativi degli ultimi anni c’è senza dubbio Mikkel Hansen, considerato uno dei migliori giocatori (se non il migliore) nella storia della pallamano.
In tutto, la Danimarca – che dal 2014 non è più allenata da Wilbek – ha vinto nove titoli internazionali maschili (due Olimpiadi, quattro Mondiali e tre Europei). Per essere competitiva da una ventina d’anni, è un risultato eccezionale: solo la Svezia ne ha vinti altrettanti e solo la Francia ne ha vinti di più, ben tredici.
Oltre a un ottimo allenatore e una nazionale vincente supportata da un campionato nazionale di alto livello, in Danimarca la pallamano ha avuto successo anche per ragioni climatiche (è uno sport che si gioca ormai quasi solo al coperto) e perché – più in generale – in Danimarca la pallamano ha trovato un contesto sociale e sportivo ideale. C’entra anche il fatto che rispetto ad altri sport al chiuso, come il basket o la pallavolo, possa essere stato relativamente più facile affermarsi nel contesto della pallamano.

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