Come le Olimpiadi invernali sono arrivate a Milano Cortina

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Come le Olimpiadi invernali sono arrivate a Milano Cortina

E cosa è cambiato dal 2019, quando l’Italia ne ottenne l’organizzazione

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Le Olimpiadi di Milano Cortina inizieranno il 6 febbraio con la cerimonia di apertura, dopo un lungo e complicato periodo di preparazione cominciato il 24 giugno del 2019, quando il Comitato olimpico internazionale (CIO) assegnò le Olimpiadi proprio all’Italia. Sono passati sei anni e mezzo, in cui sono successe parecchie cose.

La candidatura italiana fu preferita a quella di Stoccolma e Åre, due città svedesi distanti circa 600 chilometri che si presentarono insieme. L’assegnazione fu ottenuta con un discreto distacco, ottenendo 47 voti rispetto ai 34 presi dalle due città svedesi.

Il CIO preferì Milano Cortina per diversi motivi, a cominciare dal fatto che l’Italia aveva un numero di strutture esistenti superiore a quello di Stoccolma e Åre. In Svezia poi una notevole parte della popolazione aveva accolto con freddezza la possibilità di organizzare le Olimpiadi: pochi mesi prima dell’assegnazione un sondaggio evidenziava che il 41 per cento delle persone era contrario a ospitare l’evento. Inoltre l’amministrazione locale di Stoccolma, la capitale della Svezia, non voleva avere un ruolo primario nella candidatura, preferendo che fosse Åre (una cittadina di circa mille abitanti) a firmare il contratto organizzativo con il CIO.

Il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach annuncia l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano Cortina, Losanna, Svizzera, 24 giugno 2019 (Robert Hradil/Getty Images)

All’inizio erano state tre le città italiane a mostrarsi interessate a ospitare le Olimpiadi: Milano, Torino e Cortina. Milano era desiderosa di organizzare un altro grande evento internazionale dopo aver ospitato l’Expo nel 2015, considerato un successo organizzativo che aveva reso la città più conosciuta all’estero. Torino voleva riorganizzare le Olimpiadi vent’anni dopo l’edizione di Torino 2006. Di una prima candidatura di queste due città si cominciò a parlare nel 2017. Cortina, che nel 2016 aveva ottenuto l’organizzazione dei Mondiali di sci alpino del 2021, vedeva nelle Olimpiadi un modo per aumentare ancor di più il turismo e la visibilità internazionale.

Ogni paese comunque può partecipare alla selezione della sede con una sola candidatura, e per questo il presidente del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), Giovanni Malagò, invitò le tre città a presentare una candidatura unitaria. La proposta di Malagò andava anche incontro alle richieste del CIO, che aveva cominciato a spingere per la diffusione delle Olimpiadi invernali non su una singola località, ma su un territorio più ampio, in modo tale da suddividere l’impatto dell’organizzazione su più luoghi.

La sindaca di Torino Chiara Appendino decise tuttavia di rinunciare perché non accettava alcune condizioni poste dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, il quale chiedeva che la sua città avesse una posizione prioritaria. Appendino inoltre non era appoggiata in questo progetto dal suo partito, il Movimento 5 Stelle, in quel momento molto popolare in Italia. Milano e Cortina decisero di andare avanti senza Torino, e ottennero l’appoggio del CONI e quello del governo italiano, guidato in quel periodo da Giuseppe Conte.

Un gruppo di ragazzi festeggia la vittoria della candidatura di Milano Cortina, Milano, 24 giugno 2019. (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Il piano originale dell’organizzazione delle Olimpiadi ha subìto alcune modifiche durante il periodo di avvicinamento all’evento, come accade di frequente, data la difficoltà della preparazione in sé e il grande numero di istituzioni, società e persone coinvolte. Per esempio in origine erano previsti tre villaggi olimpici, il luogo in cui risiedono gli atleti durante le gare. Ma ne sono stati fatti solamente due: uno a Milano, che è permanente ed è stato costruito presso l’ex scalo ferroviario nel quartiere di Porta Romana (dopo le Olimpiadi sarà convertito in studentato), e uno a Cortina, dove però è momentaneo ed è composto da casette montate per l’evento. Per le altre località (Anterselva, Bormio, Livigno e Predazzo) si è scelto di usare strutture già esistenti o di partire da strutture già esistenti senza costruire da zero nuovi villaggi olimpico.

A Milano era previsto che l’hockey femminile si tenesse al Palasharp, un palazzetto nei pressi dello stadio di San Siro. Ma il comitato organizzatore ha preferito costruire due strutture temporanee all’interno della fiera di Rho – un comune a nord di Milano – per ospitare l’hockey su ghiaccio (ci giocheranno anche gli uomini) e il pattinaggio di velocità. Quest’ultimo a sua volta avrebbe dovuto essere a Baselga di Piné, in provincia di Trento, dove c’è una pista all’aperto.

Il progetto iniziale era di dotare la pista di Baselga di Piné di un tetto (condizione preferita dal CIO) e di cinquemila posti a sedere, ma nel gennaio del 2023 il comune e la provincia hanno deciso di accantonarlo per motivi economici (i costi erano passati da 50 a 75 milioni di euro) e per il rischio di non concludere in tempo i lavori. Parte dello stanziamento è comunque rimasta perché il comune sarà coinvolto nell’organizzazione delle Olimpiadi giovanili del 2028. Un investimento di circa 30 milioni ha permesso di rifare la pista di pattinaggio e quella di hockey, e di costruire una seconda pista da hockey.

Anche nel caso del Palasharp si preferì non usare il palazzetto per via della crescita dei costi della sua ristrutturazione, passati in pochi anni da 13 a 46 milioni di euro. Pure a Cortina c’è stato un cambio di programma: si è preferito costruire una nuova pista da bob (che verrà usata anche per lo slittino e lo skeleton) piuttosto che rimodernare quella già presente, che venne usata per le Olimpiadi del 1956 ma che era inutilizzata da alcuni anni.

Nel frattempo Fondazione Milano Cortina 2026, l’ente creato apposta che si occupa dell’organizzazione delle Olimpiadi, è anche stata coinvolta in un’indagine per corruzione, che a maggio del 2024 aveva portato la Guardia di Finanza a fare alcune perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla procura di Milano.

Per Milano saranno le prime Olimpiadi: la città si era candidata per ospitare le Olimpiadi estive del 2000, ma si era ritirata durante il processo di selezione. Per Cortina sono le seconde Olimpiadi invernali, dopo aver ospitato quelle del 1956; la città aveva ottenuto anche l’organizzazione di quelle del 1944, che però non si tennero a causa della Seconda guerra mondiale.

– Leggi anche:Le prime Olimpiadi di Cortina

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Le Olimpiadi di Milano Cortina inizieranno il 6 febbraio con la cerimonia di apertura, dopo un lungo e complicato periodo di preparazione cominciato il 24 giugno del 2019, quando il Comitato olimpico internazionale (CIO) assegnò le Olimpiadi proprio all’Italia. Sono passati sei anni e mezzo, in cui sono successe parecchie cose.

La candidatura italiana fu preferita a quella di Stoccolma e Åre, due città svedesi distanti circa 600 chilometri che si presentarono insieme. L’assegnazione fu ottenuta con un discreto distacco, ottenendo 47 voti rispetto ai 34 presi dalle due città svedesi.

Il CIO preferì Milano Cortina per diversi motivi, a cominciare dal fatto che l’Italia aveva un numero di strutture esistenti superiore a quello di Stoccolma e Åre. In Svezia poi una notevole parte della popolazione aveva accolto con freddezza la possibilità di organizzare le Olimpiadi: pochi mesi prima dell’assegnazione un sondaggio evidenziava che il 41 per cento delle persone era contrario a ospitare l’evento. Inoltre l’amministrazione locale di Stoccolma, la capitale della Svezia, non voleva avere un ruolo primario nella candidatura, preferendo che fosse Åre (una cittadina di circa mille abitanti) a firmare il contratto organizzativo con il CIO.

Il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach annuncia l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano Cortina, Losanna, Svizzera, 24 giugno 2019 (Robert Hradil/Getty Images)

All’inizio erano state tre le città italiane a mostrarsi interessate a ospitare le Olimpiadi: Milano, Torino e Cortina. Milano era desiderosa di organizzare un altro grande evento internazionale dopo aver ospitato l’Expo nel 2015, considerato un successo organizzativo che aveva reso la città più conosciuta all’estero. Torino voleva riorganizzare le Olimpiadi vent’anni dopo l’edizione di Torino 2006. Di una prima candidatura di queste due città si cominciò a parlare nel 2017. Cortina, che nel 2016 aveva ottenuto l’organizzazione dei Mondiali di sci alpino del 2021, vedeva nelle Olimpiadi un modo per aumentare ancor di più il turismo e la visibilità internazionale.

Ogni paese comunque può partecipare alla selezione della sede con una sola candidatura, e per questo il presidente del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), Giovanni Malagò, invitò le tre città a presentare una candidatura unitaria. La proposta di Malagò andava anche incontro alle richieste del CIO, che aveva cominciato a spingere per la diffusione delle Olimpiadi invernali non su una singola località, ma su un territorio più ampio, in modo tale da suddividere l’impatto dell’organizzazione su più luoghi.

La sindaca di Torino Chiara Appendino decise tuttavia di rinunciare perché non accettava alcune condizioni poste dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, il quale chiedeva che la sua città avesse una posizione prioritaria. Appendino inoltre non era appoggiata in questo progetto dal suo partito, il Movimento 5 Stelle, in quel momento molto popolare in Italia. Milano e Cortina decisero di andare avanti senza Torino, e ottennero l’appoggio del CONI e quello del governo italiano, guidato in quel periodo da Giuseppe Conte.

Un gruppo di ragazzi festeggia la vittoria della candidatura di Milano Cortina, Milano, 24 giugno 2019. (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Il piano originale dell’organizzazione delle Olimpiadi ha subìto alcune modifiche durante il periodo di avvicinamento all’evento, come accade di frequente, data la difficoltà della preparazione in sé e il grande numero di istituzioni, società e persone coinvolte. Per esempio in origine erano previsti tre villaggi olimpici, il luogo in cui risiedono gli atleti durante le gare. Ma ne sono stati fatti solamente due: uno a Milano, che è permanente ed è stato costruito presso l’ex scalo ferroviario nel quartiere di Porta Romana (dopo le Olimpiadi sarà convertito in studentato), e uno a Cortina, dove però è momentaneo ed è composto da casette montate per l’evento. Per le altre località (Anterselva, Bormio, Livigno e Predazzo) si è scelto di usare strutture già esistenti o di partire da strutture già esistenti senza costruire da zero nuovi villaggi olimpico.

A Milano era previsto che l’hockey femminile si tenesse al Palasharp, un palazzetto nei pressi dello stadio di San Siro. Ma il comitato organizzatore ha preferito costruire due strutture temporanee all’interno della fiera di Rho – un comune a nord di Milano – per ospitare l’hockey su ghiaccio (ci giocheranno anche gli uomini) e il pattinaggio di velocità. Quest’ultimo a sua volta avrebbe dovuto essere a Baselga di Piné, in provincia di Trento, dove c’è una pista all’aperto.

Il progetto iniziale era di dotare la pista di Baselga di Piné di un tetto (condizione preferita dal CIO) e di cinquemila posti a sedere, ma nel gennaio del 2023 il comune e la provincia hanno deciso di accantonarlo per motivi economici (i costi erano passati da 50 a 75 milioni di euro) e per il rischio di non concludere in tempo i lavori. Parte dello stanziamento è comunque rimasta perché il comune sarà coinvolto nell’organizzazione delle Olimpiadi giovanili del 2028. Un investimento di circa 30 milioni ha permesso di rifare la pista di pattinaggio e quella di hockey, e di costruire una seconda pista da hockey.

Anche nel caso del Palasharp si preferì non usare il palazzetto per via della crescita dei costi della sua ristrutturazione, passati in pochi anni da 13 a 46 milioni di euro. Pure a Cortina c’è stato un cambio di programma: si è preferito costruire una nuova pista da bob (che verrà usata anche per lo slittino e lo skeleton) piuttosto che rimodernare quella già presente, che venne usata per le Olimpiadi del 1956 ma che era inutilizzata da alcuni anni.

Nel frattempo Fondazione Milano Cortina 2026, l’ente creato apposta che si occupa dell’organizzazione delle Olimpiadi, è anche stata coinvolta in un’indagine per corruzione, che a maggio del 2024 aveva portato la Guardia di Finanza a fare alcune perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla procura di Milano.

Per Milano saranno le prime Olimpiadi: la città si era candidata per ospitare le Olimpiadi estive del 2000, ma si era ritirata durante il processo di selezione. Per Cortina sono le seconde Olimpiadi invernali, dopo aver ospitato quelle del 1956; la città aveva ottenuto anche l’organizzazione di quelle del 1944, che però non si tennero a causa della Seconda guerra mondiale.

– Leggi anche:Le prime Olimpiadi di Cortina

Source URL: https://www.ilpost.it/2026/02/02/olimpiadi-invernali-milano-cortina-come-ci-siamo-arrivati/


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