Se la lotta allo spreco diventa azione civile: il nuovo libro di Andrea Segrè
Esce martedì il volume su alimentazione e futuro: «Il nostro modello di sviluppo passa dal rispetto dello ius cibi»
Margherita Reguitti
Non solo un saggio sullo spreco alimentare ma un tentativo di leggere il fenomeno come sintomo di un modello economico e culturale malato, con l’obiettivo di indicare una possibile cura nel segno di equilibrio ecologico e sostenibilità.
Esce nelle librerie martedì e sarà presentato a Roma in anteprima il 5 febbraio, giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il libro “Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro” del triestino premio San Giusto d’Oro Andrea Segrè con prefazione di Massimo Montanari e postfazione di Davide Rondoni, edito da Treccani Libri (pagg. 136, euro 12).
«Il cibo, e lo spreco che è la sua negazione – spiega Andrea Segrè, docente universitario e fondatore dell’impegno contro lo spreco alimentare, neoeletto presidente della Fondazione Artusi –, sono il punto di partenza per interrogarsi sui limiti del nostro modello di sviluppo e immaginare un’economia diversa». Un’ idea di società nella quale il valore degli alimenti non sia solo il prezzo, ma anche il rispetto per le persone, la natura e il tempo.
«Ridurre lo spreco dunque – prosegue Segrè, ideatore nel 2014 della giornata del 5 febbraio –, non è solo una questione tecnica, bensì un’azione civile per misurare il benessere con la qualità non la quantità, favorendo il valore del riuso e la responsabilità, l’efficienza e la giustizia, l’economia e la tutela dell’ambiente».
Contrastare lo sperpero è allo stesso tempo culturale ed ecologico e non c’è vera sostenibilità senza cura, e non c’è cura senza giustizia. «Questo è un libro in cui io non sono solo a riscontrare che lo spreco alimentare è una forma di ingiustizia –, spiega il fondatore nel 1998 del Last Minute Market e successivamente di Waste Watcher, osservatorio nazionale sullo spreco alimentare domestico –. Assistiamo infatti a un uso sconsiderato delle risorse naturali che non sono illimitate, ci sarà qualcuno dopo di noi che non ne potrà disporre. Serve un limite dell’orizzonte che dovremmo rispettare per guardare oltre».
Dove il superfluo si spreca, l’essenziale manca, un meccanismo perverso che alimenta l’ingiustizia sociale. Più si spreca, più l’ambiente soffre. La Fao – Organizzazione per alimentazione e l’agricoltura – ha calcolato che lo spreco alimentare è il terzo fattore di produzione di Co2, un costo nascosto di inquinamento altissimo.
La politica è distratta dal compito di garantire sicurezza alimentare ai 6 milioni di poveri nel nostro Paese, dove i prezzi negli ultimi 4 anni sono aumentati del 25%, come certifica l’Istat. Cibo scadente e malnutrizione si riflettono sulla salute e diventano un costo sociale. «Quello che ho introdotto nel Comune e nella città metropolitana di Bologna è il diritto al cibo, ius cibi, attraverso un sistema sinergico di recupero di alimenti e attraverso un’educazione nelle scuole. Un regolamento di comunità che ha avuto come prima azione pratica rivedere i bandi delle mense scolastiche. Stiamo lavorando a un sistema definito “donometro” per recuperare nei piccoli esercizi, come panetterie e pasticcerie, le eccedenze. Una cornice di governance per le istituzioni nella quale rendere attuabile per legge questo diritto».
Nella prefazione Massimo Montanari, storico ed esperto di Storia dell’alimentazione, ricorda con ironia dotta come il dissipare sia un’invenzione recente, della società dei consumi. Mai nella storia dell’umanità infatti era parso normale e utile lo sciupare il cibo. Neppure nel Paese di Cuccagna si scialava.
Nella postfazione Davide Rondoni, poeta dall’approccio etico-spirituale, presidente del comitato per le celebrazioni degli 800 anni dalla nascita di San Francesco, fa riferimento all’invito del santo di Assisi ad abbracciare la povertà, leggera di inutili ricchezze, accogliendo la rinuncia che è amore e arricchimento della vita. C’è un percorso nel saggio che lega la lotta allo spreco al riconoscimento Unesco alla cucina italiana, con un salto indietro alla scienza del cibo di Pellegrino Artusi e ancora alla cura e semplicità di vita di San Francesco ma con uno sguardo al futuro nel segno del rispetto della natura.
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