Canzoni italiane fra poesia e AI, la piccola magia di Albert Ics
È sulle piattaforma il nuovo album di Zeppieri: «Il filo che lega l’intero progetto è l’amore»
Elisa Russo
Un album tra scrittura d’autore e nuove tecnologie, “Canzoni italiane” (Golden Grape Edizioni Musicali) è un progetto firmato Albert Ics, pseudonimo di Alberto Zeppieri, autore dei brani, voce, fiati e percussioni, che guida un collettivo musicale di artisti iscritti al NuovoIMAIE. Nato a Udine, Zeppieri, socio fondatore di Virgin Radio, giornalista musicale, musicista, autore e produttore noto per il suo lavoro nella discografia con i big della musica leggera italiana e internazionale, oggi risiede nell’isola di Sal a Capo Verde.
Zeppieri, dal suo buen retiro continua ad essere molto attivo?
«Mi dedico a tanti progetti musicali e culturali, anche con artisti capoverdiani, ho curato una collana di dieci dischi dedicati alle musiche di Cesária Évora e altri grandi capoverdiani, in duetti con importanti artisti italiani: Morandi, Vanoni, Ranieri, D’Alessio, Ferreri, Zanicchi, Concato… Come produttore e discografico, in questo momento mi dedico più a progetti pro bono, con uno scopo sociale umanitario, per Unicef, Unesco e altri».
Chi è Albert Ics?
«È un nome di fantasia le cui iniziali richiamano l’AI».
Che ruolo ha avuto l’intelligenza artificiale nella realizzazione di “Canzoni italiane”?
«Scrivo testi da sempre, sono iscritto alla Siae dai tempi del Cantagiro (vinto nel ’77), oggi conto 1.700 titoli, ho sempre nel cassetto tante idee di testi e musiche e ho deciso di provare a utilizzare l’AI ma solo in fase di preproduzione: tutto può essere sostituito tranne la creatività e il calore che diamo noi esseri umani. L’IA può essere un supporto, come snellimento delle operazioni burocratiche di scrittura. Poi mi sono rivolto a uno studio di Verona, Accademia Recording, e a musicisti veri, iscritti al NuovoIMAIE (istituto mutualistico artisti interpreti esecutori)».
I professionisti coinvolti?
«Gli arrangiamenti sono di Roberto Cetoli, direttore anche dei musicisti, e poi Mr. David, Nisi, Stefan Benzatek e i contributi di diversi amici artisti (Fabio Lisi, Stefano e Francesco Olivato, Davide Ragazzoni, Luca Donini, Pier Brigo, Michele Milani, Karin Mensah e Mirael). Un paio di brani, particolarmente ispirati a temi mistici, vedono la partecipazione di “Fra” Cionfoli».
Il filo che lega l’intero lavoro è l’amore?
«L’amore tra gli esseri umani ma anche verso la natura, credo ci sia un disegno superiore».
Cosa si aspetta da “Canzoni italiane”?
«Dal 30 è sulle piattaforme digitali, e abbiamo stampato il disco fisico. Ogni volta si crea una piccola magia, come certi amori nella canzone di Venditti, fanno giri immensi e poi ritornano. Mi riempirebbe di gioia se almeno una di queste canzoni ispirasse qualcuno, se anche una sola persona trovasse giovamento dall’ascolto, per me sarebbe già un risultato. Poi magari capita che qualcuno riprende questi brani, in passato è successo con Massimo Ranieri, Patty Pravo…».
La canzone della sua carriera di cui va più fiero?
«“Buona Vita” incisa da Ornella Vanoni nel 2007 nel suo disco “Una bellissima ragazza”, uno dei brani più belli della sua ripresa, non faceva dischi da 12 anni, dopo una profonda depressione. Arrivatale via mail la mia proposta, mi ha telefonato e mi ha detto di essersi messa a piangere, ha voluto aggiungere al testo frasi dedicate alla nipote Camilla. L’abbiamo firmato insieme ed è una delle cose che conservo più gelosamente nel mio cuore».
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