Dopo il “dry january” viene il difficile
Finite le motivazioni del nuovo anno, per mantenere il proposito di bere meno alcol serve prima di tutto essere indulgenti con sé stessi
- Condividi
- X (Twitter)
- Regala il Post

Gennaio è il mese dell’anno in cui è più frequente che le persone si prefiggano l’obiettivo di diventare la versione migliore di sé stesse, o quantomeno quella più in salute. E l’astinenza completa dall’alcol, il cosiddetto “dry january”, è da anni uno dei propositi più condivisi e raccontati in questo particolare genere di inizio anno. Per molte persone però la parte più difficile arriva dopo gennaio: quando le pressioni psicologiche vengono meno, e un certo comportamento virtuoso autoimposto può diventare un’abitudine oppure no.
Il successo di questo passaggio, da un divieto provvisorio assoluto a uno stile di vita stabile e più elastico, dipende in parte dalla capacità di ammettere eventuali violazioni dell’astinenza come una possibilità che non vanifica il proposito. È un fenomeno ampiamente noto e studiato in psicologia: se una persona che sta seguendo una dieta sgarra, mangiando un gelato che non avrebbe dovuto mangiare, tende a percepire quella violazione come un fallimento. E questo può portarla a commetterne altre e a perdere del tutto l’autocontrollo da cui invece dipende il successo della dieta.
Nella pratica clinica, normalizzare la possibilità della trasgressione e stimolare atteggiamenti di autoindulgenza è uno dei modi per evitare che le eventuali violazioni siano considerate un fallimento personale o un segno di debolezza. Anche il “dry january”, secondo diversi esperti, ha più senso se è inteso non come un esperimento sulla propria forza di volontà, ma come un’opportunità per riflettere sulle proprie abitudini di consumo dell’alcol: se, quanto e in quali situazioni sia difficile farne a meno.
Passare dal divieto del “dry january” ad abitudini improntate a una generale moderazione dipende anche da fattori ambientali: è più facile, se la moderazione è già parte di un’abitudine collettiva. Alcuni dati suggeriscono che la moderazione nel consumo di alcol e il consumo alternativo di bevande analcoliche siano comportamenti più socialmente accettati che in passato, anche grazie alle maggiori sensibilità sui rischi per la salute. Ed è possibile che proprio per questo motivo il “dry january” abbia perso la popolarità che aveva anni fa: non è più una scelta in forte contrapposizione rispetto a un’abitudine generale.
– Leggi anche:Bere una birra senza alcol è sempre meno strano
Secondo un recente sondaggio di IWSR, la società di raccolta e analisi dati sull’industria mondiale degli alcolici, tra i consumatori più giovani non bere per un mese intero è diventato nel 2025 un comportamento meno diffuso rispetto al 2024. A dicembre la percentuale di persone maggiorenni e con meno di 29 anni che diceva di non aver bevuto per un mese o più nei precedenti sei mesi era scesa in modo simile in diversi paesi, tra cui l’Italia (dal 26 al 16 per cento), la Francia (dal 32 al 24), il Regno Unito (dal 33 al 24) e l’Australia (dal 39 al 24).
Negli Stati Uniti, dove la percentuale di chi fa l’astensione mensile è rimasta quasi la stessa (dal 32 al 31 per cento), è emersa però in anni recenti una tendenza parallela: il “damp january” (“umido”), che mostra la popolarità crescente di un approccio all’alcol basato appunto più sulla moderazione che sul divieto. Le persone che lo seguono bevono soltanto nel weekend, per esempio, o in particolari occasioni. E secondo altri sondaggi sono interessati a obiettivi a lungo termine, come la salute fisica e mentale, più di chi si astiene del tutto dal consumo di alcol.
Gli stessi sondaggi mostrano anche un aumento della domanda di bevande analcoliche, da molti considerate un modo per eliminare l’alcol senza rinunciare ai rituali sociali a cui è associato da secoli.
– Leggi anche:Beviamo da un pezzo
In generale, i propositi di inizio anno funzionano perché sono specifici, misurabili e limitati nel tempo. Alcuni studiosi definiscono «effetto del nuovo inizio» proprio l’aumento dell’impegno a perseguire determinati obiettivi dopo specifiche soglie temporali. E una preoccupazione comune è che una volta finito il periodo del proposito ci siano «effetti di rimbalzo»: le persone potrebbero tornare a bere più di prima per recuperare il tempo perduto, per esempio.
Le attuali ricerche sul “dry january” mostrano però che per la maggior parte delle persone che riescono a mantenere il proposito per tutto il mese non ci sono poi effetti di rimbalzo. Diversi medici concordano infine sul fatto che il valore del “dry january” non sia legato né alla perfezione né al periodo: qualsiasi riduzione totale o parziale del consumo di alcol, in qualsiasi momento dell’anno, produce benefici per la salute.
Gennaio è il mese dell’anno in cui è più frequente che le persone si prefiggano l’obiettivo di diventare la versione migliore di sé stesse, o quantomeno quella più in salute. E l’astinenza completa dall’alcol, il cosiddetto “dry january”, è da anni uno dei propositi più condivisi e raccontati in questo particolare genere di inizio anno. Per molte persone però la parte più difficile arriva dopo gennaio: quando le pressioni psicologiche vengono meno, e un certo comportamento virtuoso autoimposto può diventare un’abitudine oppure no.
Il successo di questo passaggio, da un divieto provvisorio assoluto a uno stile di vita stabile e più elastico, dipende in parte dalla capacità di ammettere eventuali violazioni dell’astinenza come una possibilità che non vanifica il proposito. È un fenomeno ampiamente noto e studiato in psicologia: se una persona che sta seguendo una dieta sgarra, mangiando un gelato che non avrebbe dovuto mangiare, tende a percepire quella violazione come un fallimento. E questo può portarla a commetterne altre e a perdere del tutto l’autocontrollo da cui invece dipende il successo della dieta.
Nella pratica clinica, normalizzare la possibilità della trasgressione e stimolare atteggiamenti di autoindulgenza è uno dei modi per evitare che le eventuali violazioni siano considerate un fallimento personale o un segno di debolezza. Anche il “dry january”, secondo diversi esperti, ha più senso se è inteso non come un esperimento sulla propria forza di volontà, ma come un’opportunità per riflettere sulle proprie abitudini di consumo dell’alcol: se, quanto e in quali situazioni sia difficile farne a meno.
Passare dal divieto del “dry january” ad abitudini improntate a una generale moderazione dipende anche da fattori ambientali: è più facile, se la moderazione è già parte di un’abitudine collettiva. Alcuni dati suggeriscono che la moderazione nel consumo di alcol e il consumo alternativo di bevande analcoliche siano comportamenti più socialmente accettati che in passato, anche grazie alle maggiori sensibilità sui rischi per la salute. Ed è possibile che proprio per questo motivo il “dry january” abbia perso la popolarità che aveva anni fa: non è più una scelta in forte contrapposizione rispetto a un’abitudine generale.
– Leggi anche:Bere una birra senza alcol è sempre meno strano
Secondo un recente sondaggio di IWSR, la società di raccolta e analisi dati sull’industria mondiale degli alcolici, tra i consumatori più giovani non bere per un mese intero è diventato nel 2025 un comportamento meno diffuso rispetto al 2024. A dicembre la percentuale di persone maggiorenni e con meno di 29 anni che diceva di non aver bevuto per un mese o più nei precedenti sei mesi era scesa in modo simile in diversi paesi, tra cui l’Italia (dal 26 al 16 per cento), la Francia (dal 32 al 24), il Regno Unito (dal 33 al 24) e l’Australia (dal 39 al 24).
Negli Stati Uniti, dove la percentuale di chi fa l’astensione mensile è rimasta quasi la stessa (dal 32 al 31 per cento), è emersa però in anni recenti una tendenza parallela: il “damp january” (“umido”), che mostra la popolarità crescente di un approccio all’alcol basato appunto più sulla moderazione che sul divieto. Le persone che lo seguono bevono soltanto nel weekend, per esempio, o in particolari occasioni. E secondo altri sondaggi sono interessati a obiettivi a lungo termine, come la salute fisica e mentale, più di chi si astiene del tutto dal consumo di alcol.
Gli stessi sondaggi mostrano anche un aumento della domanda di bevande analcoliche, da molti considerate un modo per eliminare l’alcol senza rinunciare ai rituali sociali a cui è associato da secoli.
– Leggi anche:Beviamo da un pezzo
In generale, i propositi di inizio anno funzionano perché sono specifici, misurabili e limitati nel tempo. Alcuni studiosi definiscono «effetto del nuovo inizio» proprio l’aumento dell’impegno a perseguire determinati obiettivi dopo specifiche soglie temporali. E una preoccupazione comune è che una volta finito il periodo del proposito ci siano «effetti di rimbalzo»: le persone potrebbero tornare a bere più di prima per recuperare il tempo perduto, per esempio.
Le attuali ricerche sul “dry january” mostrano però che per la maggior parte delle persone che riescono a mantenere il proposito per tutto il mese non ci sono poi effetti di rimbalzo. Diversi medici concordano infine sul fatto che il valore del “dry january” non sia legato né alla perfezione né al periodo: qualsiasi riduzione totale o parziale del consumo di alcol, in qualsiasi momento dell’anno, produce benefici per la salute.

È meglio farsi la doccia la mattina o la sera?
Entrambe le abitudini hanno vantaggi e svantaggi, e forse la cosa migliore è adottarle entrambe

Perché in Italia per rispondere al telefono diciamo “pronto”?
In quasi tutti gli altri paesi si usa una formula di saluto, ma da noi no: probabilmente dipende da come funzionavano i primi apparecchi

Perché certi paesi non hanno il bidet?
Soprattutto quelli protestanti, per motivi culturali e per via di un vecchio pregiudizio legato ai bordelli francesi
I vincitori e le foto dei Grammy
Bad Bunny ha vinto il premio per il disco dell’anno e Billie Eilish quello per la miglior canzone, tra gli altri

“Infinite Jest”, visto oggi
Quattro scrittori ed editori che lo conoscono bene riflettono su cosa sia rimasto del romanzo più famoso di David Foster Wallace, uscito trent’anni fa
È morta l’attrice Catherine O’Hara
Era stata la madre di Kevin in “Mamma, ho perso l’aereo” e Delia Deetz in “Beetlejuice”, ma aveva avuto ruoli in serie tv popolari fino allo scorso anno
Qualsiasi cosa facciano gli altri, lasciali fare
È la teoria di un libro di auto aiuto della statunitense Mel Robbins che sta avendo grande successo anche in Italia
Come si riconosce un buon casting?
I video falsi influenzano anche chi sa che sono falsi
Non sono antipasti, non sono secondi: sono “piattini”
Capire male i testi delle canzoni
A metà tra gioco da tavolo e videogioco
Source URL: https://www.ilpost.it/2026/01/31/fine-dry-january/
