Decaro, la giunta, le scelte/ Uniti ma diversi, la Puglia merita chance per tutti

Decaro, la giunta, le scelte/ Uniti ma diversi, la Puglia merita chance per tutti

Decaro, la giunta, le scelte/ Uniti ma diversi, la Puglia merita chance per tutti
di ​Rosario TORNESELLO
5 Minuti di Lettura
domenica 18 gennaio 2026, 12:06 – Ultimo aggiornamento: 19:51

Niente campanilismi, assessori “dei pugliesi” e non “della Puglia”. Che poi significa avere come riferimento diretto le persone, non solo un’istituzione: l’incarico promana da questa, ma è sui primi – i cittadini, gli elettori – che ricade la sovranità popolare ed è a loro che bisognerà rendere conto. Con un impegno costante, ogni giorno, senza limiti di tempo, di orario, di dedizione. Antonio Decaro ha fatto bene a chiarire oltremodo l’antifona ai componenti della sua squadra di governo, tanto ai nuovi arrivati quanto a coloro che pensano di aver piantato le tende in Regione, anche a dispetto di risultati non proprio esaltanti negli anni precedenti. Si passa da un incarico all’altro con grande nonchalance, come se le capacità si acquisissero all’atto dell’investitura per opera e virtù del manuale Cencelli. Non è così. Non è affatto così. Alcune deleghe – su materie complicate, in settori strategici – avrebbero meritato (e anzi imposto) scelte di alto profilo, anche al di fuori del perimetro consiliare. Soprattutto se la parola d’ordine è discontinuità.

Ma sia: sono i giochi della politica e va bene (diciamo). Il realismo, in materia, ha ragioni – anche in Regione – difficili da mandar giù. La crisi della democrazia è un capitolo fin troppo ampio. E altrove va anche peggio. Ritorniamo alle questioni di casa nostra. Un assessore magari lo vedi anche dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, ma lo soppesi innanzitutto in base ai risultati e – prima ancora – alla bravura e all’onestà. Dettagli. La giunta pugliese comincia l’avventura. Gli auguri sono dovuti, per noi e per loro. Quanto ai giudizi, c’è tempo: parole, azioni, opere e omissioni diranno più delle dotte analisi o, peggio, delle azzardate previsioni. Comunque, si diceva: assessori di tutti i pugliesi, dal Gargano a Leuca. “La Puglia è unica e dobbiamo lavorare tutti assieme”.

Bene.

Un attimo, però: la Puglia è regione troppo lunga per considerarla un’entità unica, coerente e omogenea al suo interno. È la sua forza, la sua bellezza. Il suo fascino. Ma anche il suo limite. Ripercorrere idealmente con un’enunciazione di principio i suoi 400 e passa chilometri di estensione non esaurisce il tema. Cambia il paesaggio, cambiano usi e costumi, cambiano peculiarità e vocazioni. E, di conseguenza, cambiano emergenze e problemi. Di fronte, al di là dell’Adriatico, sullo stesso specchio d’acqua affacciano cinque Stati: Grecia, Albania, Montenegro, Croazia e uno strapuntino di Bosnia-Erzegovina. Visti dall’alto, niente male quanto a varietà di situazioni. Noi, visti dall’interno, non siamo da meno. Per molteplici ragioni. Ed è da questa diversità di situazioni, da questa disparità di condizioni, che occorre ripartire all’esordio di una stagione politica nuova cui corrisponde necessariamente anche una fase amministrativa nuova (più o meno, a essere sinceri).

Chiariamoci, per evitare equivoci spiacevoli. Non si tratta di rispolverare la solita questione del baricentrismo regionale, pure evidente soprattutto nelle ultime fasi e a più livelli. Né – non sia mai – di sfoderare rivendicazioni campanilistiche, alcune delle quali in passato formalizzate in procedure secessionistiche per improbabili frazionamenti da Puglia a Puglie (anche i più oltranzisti, sul punto, hanno ammainato bandiere e proclami per approdare alla fine su lidi più comodi e promettenti). Si tratta solo di prendere atto delle differenti condizioni esistenti in porzioni ampie di tessuto regionale. Ci sono, per dire, questioni aperte sul fronte della dotazione infrastrutturale, a cominciare dai collegamenti, con effetti diretti e indiretti su opportunità di sviluppo e occasioni di crescita: l’evidente disparità fra aeroporti, la possibilità o meno di accedere all’alta velocità ferroviaria, la rete frammentata e contorta di collegamenti anche tra capoluoghi (su tutti, l’incredibile odissea per andare e tornare da Lecce a Taranto, in auto o col treno). Solo alcuni esempi.

Da tempo, su questo giornale, è in corso un dibattito a più voci sul policentrismo della Puglia come analisi e ragionamento intorno alla necessità di recuperare e annullare, soprattutto all’interno di un quadro nazionale che sconta notevoli divari tra Nord e Sud, le distanze che ancora dividono la regione tra aree più dotate e attrezzate e altre più carenti e disagiate. Disuguaglianze infrastrutturali che si traducono in disuguaglianze sociali, per citare proprio uno dei passaggi del programma elettorale di Antonio Decaro ripreso in una delle analisi con cui, da queste pagine, Adelmo Gaetani ha rilanciato e alimentato la discussione. È su questo che ora, soprattutto, occorre incidere.

Inizia una nuova stagione, è il momento migliore. La Puglia ha fatto notevoli passi avanti ed è, sotto molti profili, una tra le regioni più dinamiche e innovative. I problemi, tuttavia, non mancano: sono sotto gli occhi di tutti, più volte raccontati e sviscerati. Per una volta, però, vale la pena soffermarsi su un dato di fondo, che attraversa e accomuna tutte le urgenze e le emergenze: per correre di più e meglio, e invertire la rotta lungo pericolose derive, bisogna mettere tutti nelle stesse condizioni. Secondo le modalità e con l’organizzazione che verranno ritenute più opportune. Altrimenti la Puglia continuerà ad accusare ritardi che, da un lato, peseranno come macigni sulle chance di progresso e, dall’altro, vanificheranno molti degli sforzi fatti. Correre tutti e meglio. Dal Gargano al Salento. Appunto.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Decaro, la giunta, le scelte/ Uniti ma diversi, la Puglia merita chance per tutti

Decaro, la giunta, le scelte/ Uniti ma diversi, la Puglia merita chance per tutti
di ​Rosario TORNESELLO
5 Minuti di Lettura
domenica 18 gennaio 2026, 12:06 – Ultimo aggiornamento: 19:51

Niente campanilismi, assessori “dei pugliesi” e non “della Puglia”. Che poi significa avere come riferimento diretto le persone, non solo un’istituzione: l’incarico promana da questa, ma è sui primi – i cittadini, gli elettori – che ricade la sovranità popolare ed è a loro che bisognerà rendere conto. Con un impegno costante, ogni giorno, senza limiti di tempo, di orario, di dedizione. Antonio Decaro ha fatto bene a chiarire oltremodo l’antifona ai componenti della sua squadra di governo, tanto ai nuovi arrivati quanto a coloro che pensano di aver piantato le tende in Regione, anche a dispetto di risultati non proprio esaltanti negli anni precedenti. Si passa da un incarico all’altro con grande nonchalance, come se le capacità si acquisissero all’atto dell’investitura per opera e virtù del manuale Cencelli. Non è così. Non è affatto così. Alcune deleghe – su materie complicate, in settori strategici – avrebbero meritato (e anzi imposto) scelte di alto profilo, anche al di fuori del perimetro consiliare. Soprattutto se la parola d’ordine è discontinuità.

Ma sia: sono i giochi della politica e va bene (diciamo). Il realismo, in materia, ha ragioni – anche in Regione – difficili da mandar giù. La crisi della democrazia è un capitolo fin troppo ampio. E altrove va anche peggio. Ritorniamo alle questioni di casa nostra. Un assessore magari lo vedi anche dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, ma lo soppesi innanzitutto in base ai risultati e – prima ancora – alla bravura e all’onestà. Dettagli. La giunta pugliese comincia l’avventura. Gli auguri sono dovuti, per noi e per loro. Quanto ai giudizi, c’è tempo: parole, azioni, opere e omissioni diranno più delle dotte analisi o, peggio, delle azzardate previsioni. Comunque, si diceva: assessori di tutti i pugliesi, dal Gargano a Leuca. “La Puglia è unica e dobbiamo lavorare tutti assieme”.

Bene.

Un attimo, però: la Puglia è regione troppo lunga per considerarla un’entità unica, coerente e omogenea al suo interno. È la sua forza, la sua bellezza. Il suo fascino. Ma anche il suo limite. Ripercorrere idealmente con un’enunciazione di principio i suoi 400 e passa chilometri di estensione non esaurisce il tema. Cambia il paesaggio, cambiano usi e costumi, cambiano peculiarità e vocazioni. E, di conseguenza, cambiano emergenze e problemi. Di fronte, al di là dell’Adriatico, sullo stesso specchio d’acqua affacciano cinque Stati: Grecia, Albania, Montenegro, Croazia e uno strapuntino di Bosnia-Erzegovina. Visti dall’alto, niente male quanto a varietà di situazioni. Noi, visti dall’interno, non siamo da meno. Per molteplici ragioni. Ed è da questa diversità di situazioni, da questa disparità di condizioni, che occorre ripartire all’esordio di una stagione politica nuova cui corrisponde necessariamente anche una fase amministrativa nuova (più o meno, a essere sinceri).

Chiariamoci, per evitare equivoci spiacevoli. Non si tratta di rispolverare la solita questione del baricentrismo regionale, pure evidente soprattutto nelle ultime fasi e a più livelli. Né – non sia mai – di sfoderare rivendicazioni campanilistiche, alcune delle quali in passato formalizzate in procedure secessionistiche per improbabili frazionamenti da Puglia a Puglie (anche i più oltranzisti, sul punto, hanno ammainato bandiere e proclami per approdare alla fine su lidi più comodi e promettenti). Si tratta solo di prendere atto delle differenti condizioni esistenti in porzioni ampie di tessuto regionale. Ci sono, per dire, questioni aperte sul fronte della dotazione infrastrutturale, a cominciare dai collegamenti, con effetti diretti e indiretti su opportunità di sviluppo e occasioni di crescita: l’evidente disparità fra aeroporti, la possibilità o meno di accedere all’alta velocità ferroviaria, la rete frammentata e contorta di collegamenti anche tra capoluoghi (su tutti, l’incredibile odissea per andare e tornare da Lecce a Taranto, in auto o col treno). Solo alcuni esempi.

Da tempo, su questo giornale, è in corso un dibattito a più voci sul policentrismo della Puglia come analisi e ragionamento intorno alla necessità di recuperare e annullare, soprattutto all’interno di un quadro nazionale che sconta notevoli divari tra Nord e Sud, le distanze che ancora dividono la regione tra aree più dotate e attrezzate e altre più carenti e disagiate. Disuguaglianze infrastrutturali che si traducono in disuguaglianze sociali, per citare proprio uno dei passaggi del programma elettorale di Antonio Decaro ripreso in una delle analisi con cui, da queste pagine, Adelmo Gaetani ha rilanciato e alimentato la discussione. È su questo che ora, soprattutto, occorre incidere.

Inizia una nuova stagione, è il momento migliore. La Puglia ha fatto notevoli passi avanti ed è, sotto molti profili, una tra le regioni più dinamiche e innovative. I problemi, tuttavia, non mancano: sono sotto gli occhi di tutti, più volte raccontati e sviscerati. Per una volta, però, vale la pena soffermarsi su un dato di fondo, che attraversa e accomuna tutte le urgenze e le emergenze: per correre di più e meglio, e invertire la rotta lungo pericolose derive, bisogna mettere tutti nelle stesse condizioni. Secondo le modalità e con l’organizzazione che verranno ritenute più opportune. Altrimenti la Puglia continuerà ad accusare ritardi che, da un lato, peseranno come macigni sulle chance di progresso e, dall’altro, vanificheranno molti degli sforzi fatti. Correre tutti e meglio. Dal Gargano al Salento. Appunto.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source URL: http://quotidianodipuglia.it/pensieri_e_parole/giunta_decaro_puglia_unita_e_diversa_nomine_politica_polemica-9305229.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.