Eka, lo spin-off di Unisalento (fondato da Laforgia e Delli Noci) che ha incassato oltre 6 milioni in otto anni: tutti gli affari, le domande e gli obiettivi

25 gennaio, 19:53
Cos’è e cosa fa Eka, lo spin-off di Unisalento fondato nel 2010 da Maurizio Laforgia e Alessandro Delli Noci finito nell’occhio del ciclone da qualche settimana? Sia chiaro: non c’è alcun indagato, ma la Procura ha raccolto documenti su alcuni finanziamenti pubblici. E sia chiaro bis: Alessandro Delli Noci ha ceduto le proprie quasi 10 anni fa, prima di avere qualunque tipo di incarico pubblico. “Eka è una società di consulenza che fonda la propria offerta sull’organizzazione, i processi e le tecnologie con la mission di introdurre innovazione a beneficio degli obiettivi di business dei propri clienti. Eka, inoltre in qualità di spin off dell’Università del Salento, supporta la sua mission attraverso una costante attività di ricerca e innovazione con il dichiarato intento di immaginare i servizi del futuro”, si legge sul sito ufficiale dell’azienda. È uno spin-off universitario, con l’ateneo salentino che detiene il 10% delle quote. Maurizio Laforgia, figlio dell’ex rettore Domenico, si è dimesso nel luglio scorso da amministratore unico. Non c’è alcun rappresentante di Unisalento nel Cda (almeno secondo l’ultima comunicazione ufficiale).
È un’azienda che dal 2017 ad oggi ha raccolto 6,4 milioni di euro di finanziamenti pubblici, vincendo regolari bandi.
Non solo fondi regionali, anche provenienti da diversi Ministeri. La lista dei successi è lunghissima. L’Eka finita nel mirino della Procura per una serie di accertamenti in seguito all’inchiesta di questa estate, che vede indagati Delli Noci e Laforgia. Ma è finita anche al centro di un polverone interno in Università del Salento. L’ultimo senato accademico è stato infuocato, con alcuni senatori che hanno lasciato l’aula prima del voto.
Per ricostruire la vicenda bisogna fare un passo indietro: nel 2020 il Consiglio d’Amministrazione, nella seduta del 22 dicembre, propone la cessione delle quote di Unisalento entro un anno. Il termine, però, non viene rispettato. La stessa proposta viene fatta dal Cda ogni anno, sempre a dicembre, quando per prassi si rendiconta l’operato dell’ateneo nelle società partecipate. La questione resta in sospeso: il Cda dell’ateneo guidato in quel momento da Fabio Pollice vota sempre per la dismissione, ma questo non avviene mai. Eka, contestualmente, con una lettera inviata allo stesso Pollice cerca di convincere l’ateneo a non cedere le quote, perché sarebbe un’opzione “sconveniente” (nel senso letterale del termine: ci perderebbero tutti gli attori). La vicenda finisce nel dimenticatoio fino ad agosto scorso, quando spunta in “commissione spin-off” la richiesta di dismissione delle quote. E si alza il primo vero polverone, con il professore Luigi Melica che chiede ai revisori dei conti dei chiarimenti.
I punti poco chiari – nel senso di non immediata comprensione – risultano essere diversi. Perché Unisalento ha deciso di mantenere le quote pur sapendo che questo comportamento era contrario al regolamento dell’ateneo? Quello su cui oggi vogliono far luce gli inquirenti, però, riguarda i fondi ricevuti. Vale a dire: senza la partecipazione dell’ateneo salentino, quindi senza che Eka avesse lo status di spin-off universitario, avrebbe comunque vinto quei bandi? La domanda è tutt’altro che retorica, anche perché a questo punto entra in gioco anche l’Università del Salento, che ha ovviamente incassato i dividendi per il proprio 10 per cento delle quote.
Negli anni scorsi Unisalento ed Eka avevano dato vita a una società insieme: Hint. L’acronimo sta per “Healthcare Integration in Telemedicine – Core Lab”. Al momento le attività risultano cessate ma anche questa è stata materia di scontro in ateneo. Secondo Melica la chiusura dell’attività sarebbe avvenuta il 31 dicembre scorso (ma la comunicazione non era mai stata data), secondo Aiello invece invece solo qualche settimana fa. Il nodo è cruciale: Hint sarebbe la motivazione per cui l’ateneo ha continuato ad avere le proprie quote di Eka fino a poco fa.
La situazione oggi è intricata ma verso una risoluzione, almeno in apparenza: il senato accademico dell’ateneo salentino ha dato un’indicazione chiara, quelle quote vanno cedute quanto prima. E adesso una commissione di tre persone dovrà valutare qual è l’aspetto economico della vendita. Qualcuno in università, però, ha storto il naso sulla nomina di Antonio Del Prete, docente di Ingegneria, a capo della commissione. Il professore incaricato in realtà è anche il delegato alle partecipate dell’attuale gestione, la sua nomina sembra quindi un “atto dovuto”. Eppure c’è chi ricorda alcuni vecchi rapporti in altre società proprio con Alessandro Delli Noci.
Nella vicenda non risultano indagati, ma l’arrivo della Guardia di Finanza per raccogliere documenti ha sollevato il polverone anche all’interno dell’ateneo. Dove ora ci si chiede: quando e per quanti soldi verranno cedute le quote.
Eka, lo spin-off di Unisalento (fondato da Laforgia e Delli Noci) che ha incassato oltre 6 milioni in otto anni: tutti gli affari, le domande e gli obiettivi

25 gennaio, 19:53
Cos’è e cosa fa Eka, lo spin-off di Unisalento fondato nel 2010 da Maurizio Laforgia e Alessandro Delli Noci finito nell’occhio del ciclone da qualche settimana? Sia chiaro: non c’è alcun indagato, ma la Procura ha raccolto documenti su alcuni finanziamenti pubblici. E sia chiaro bis: Alessandro Delli Noci ha ceduto le proprie quasi 10 anni fa, prima di avere qualunque tipo di incarico pubblico. “Eka è una società di consulenza che fonda la propria offerta sull’organizzazione, i processi e le tecnologie con la mission di introdurre innovazione a beneficio degli obiettivi di business dei propri clienti. Eka, inoltre in qualità di spin off dell’Università del Salento, supporta la sua mission attraverso una costante attività di ricerca e innovazione con il dichiarato intento di immaginare i servizi del futuro”, si legge sul sito ufficiale dell’azienda. È uno spin-off universitario, con l’ateneo salentino che detiene il 10% delle quote. Maurizio Laforgia, figlio dell’ex rettore Domenico, si è dimesso nel luglio scorso da amministratore unico. Non c’è alcun rappresentante di Unisalento nel Cda (almeno secondo l’ultima comunicazione ufficiale).
È un’azienda che dal 2017 ad oggi ha raccolto 6,4 milioni di euro di finanziamenti pubblici, vincendo regolari bandi.
Non solo fondi regionali, anche provenienti da diversi Ministeri. La lista dei successi è lunghissima. L’Eka finita nel mirino della Procura per una serie di accertamenti in seguito all’inchiesta di questa estate, che vede indagati Delli Noci e Laforgia. Ma è finita anche al centro di un polverone interno in Università del Salento. L’ultimo senato accademico è stato infuocato, con alcuni senatori che hanno lasciato l’aula prima del voto.
Per ricostruire la vicenda bisogna fare un passo indietro: nel 2020 il Consiglio d’Amministrazione, nella seduta del 22 dicembre, propone la cessione delle quote di Unisalento entro un anno. Il termine, però, non viene rispettato. La stessa proposta viene fatta dal Cda ogni anno, sempre a dicembre, quando per prassi si rendiconta l’operato dell’ateneo nelle società partecipate. La questione resta in sospeso: il Cda dell’ateneo guidato in quel momento da Fabio Pollice vota sempre per la dismissione, ma questo non avviene mai. Eka, contestualmente, con una lettera inviata allo stesso Pollice cerca di convincere l’ateneo a non cedere le quote, perché sarebbe un’opzione “sconveniente” (nel senso letterale del termine: ci perderebbero tutti gli attori). La vicenda finisce nel dimenticatoio fino ad agosto scorso, quando spunta in “commissione spin-off” la richiesta di dismissione delle quote. E si alza il primo vero polverone, con il professore Luigi Melica che chiede ai revisori dei conti dei chiarimenti.
I punti poco chiari – nel senso di non immediata comprensione – risultano essere diversi. Perché Unisalento ha deciso di mantenere le quote pur sapendo che questo comportamento era contrario al regolamento dell’ateneo? Quello su cui oggi vogliono far luce gli inquirenti, però, riguarda i fondi ricevuti. Vale a dire: senza la partecipazione dell’ateneo salentino, quindi senza che Eka avesse lo status di spin-off universitario, avrebbe comunque vinto quei bandi? La domanda è tutt’altro che retorica, anche perché a questo punto entra in gioco anche l’Università del Salento, che ha ovviamente incassato i dividendi per il proprio 10 per cento delle quote.
Negli anni scorsi Unisalento ed Eka avevano dato vita a una società insieme: Hint. L’acronimo sta per “Healthcare Integration in Telemedicine – Core Lab”. Al momento le attività risultano cessate ma anche questa è stata materia di scontro in ateneo. Secondo Melica la chiusura dell’attività sarebbe avvenuta il 31 dicembre scorso (ma la comunicazione non era mai stata data), secondo Aiello invece invece solo qualche settimana fa. Il nodo è cruciale: Hint sarebbe la motivazione per cui l’ateneo ha continuato ad avere le proprie quote di Eka fino a poco fa.
La situazione oggi è intricata ma verso una risoluzione, almeno in apparenza: il senato accademico dell’ateneo salentino ha dato un’indicazione chiara, quelle quote vanno cedute quanto prima. E adesso una commissione di tre persone dovrà valutare qual è l’aspetto economico della vendita. Qualcuno in università, però, ha storto il naso sulla nomina di Antonio Del Prete, docente di Ingegneria, a capo della commissione. Il professore incaricato in realtà è anche il delegato alle partecipate dell’attuale gestione, la sua nomina sembra quindi un “atto dovuto”. Eppure c’è chi ricorda alcuni vecchi rapporti in altre società proprio con Alessandro Delli Noci.
Nella vicenda non risultano indagati, ma l’arrivo della Guardia di Finanza per raccogliere documenti ha sollevato il polverone anche all’interno dell’ateneo. Dove ora ci si chiede: quando e per quanti soldi verranno cedute le quote.
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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/lecce/eka_spin_off_unisalento_cos_e_bandi_soldi_finanziamenti-9315622.html
























