Pina Montanaro, prima donna alla guida della procura di Brindisi: «Fare squadra per aiutare il territorio». L’intervista

Pina Montanaro, prima donna alla guida della procura di Brindisi: «Fare squadra per aiutare il territorio». L’intervista

Pina Montanaro, prima donna alla guida della procura di Brindisi: «Fare squadra per aiutare il territorio». L'intervista
di Mario DILIBERTO
4 Minuti di Lettura
giovedì 22 gennaio 2026, 09:11

«Fare squadra e conoscere il territorio, ascoltando chi opera in quella realtà sul fronte della sicurezza e della lotta alla criminalità».
Si presenta così Pina Montanaro, nuovo procuratore di Brindisi. Il magistrato, 64 anni, oggi al timone della procura minorile di Taranto, approccia il nuovo incarico con la sua consueta energia. Con parole chiare, figlie di una carriera prestigiosa cominciata indossando la toga da giovanissima. La sua nomina arriva nel 1987, a ventisei anni. Due anni dopo prende servizio come pretore a Cerignola, realtà a dir poco complessa e con un ruolo complicato.
«È stata una palestra di vita per me. Ho fatto tanta esperienza che mi è servita negli anni successivi. Un lavoro quotidiano attraverso il quale misurarsi con ogni tipo di situazione». Poi il rientro a Taranto come sostituto procuratore negli anni della lotta alla mala storica. E a seguire l’impegno in procura generale, dove si è occupata, tra i tanti casi, di numerosi processi per reati contro la pubblica amministrazione e di quello per l’omicidio di Sarah Scazzi, con la condanna all’ergastolo confermata per Sabrina Misseri e la mamma Cosima Serrano.Lascia

Taranto dopo tanti anni per misurarsi in una realtà vicina con problematiche in larga parte sovrapponibili…
«Questo è vero. Parliamo di due città importanti con tematiche che le accomunano. Mi riferisco a quelle di natura ambientale, la presenza del porto e l’esistenza di una criminalità anche in forma organizzata radicata, seppure con caratteristiche differenti, E poi gli insediamenti industriali».

A Taranto lei è giunta mentre era in corsa la guerra di mala e ha vissuto da protagonista i processi ai clan storici…
«Dopo il primo incarico a Cerignola sono arrivata in procura a Taranto come sostituto procuratore. Parliamo di anni lontani e difficili per la città. Nei quali si è vissuta l’offensiva di cosche agguerrite, responsabili di decine di delitti. Una lotta in cui, però, la risposta dello Stato è arrivata».

Lei ha gestito uno dei grandi processi alla mala organizzata di quegli anni costellati di omicidi…
«All’epoca mi sono occupata del processo denominato “Penelope” con imputati gli elementi di spicco del clan dominante nel rione Salinella. Una parte di una realtà complessa e molto radicata. E poi altri procedimenti con al centro il traffico di droga. A Taranto, poi, per la prima volta ho contestato l’accusa di traffico internazionale di rifiuti dopo un’indagine che puntava l’attenzione sui trasporti organizzati con la Cina».

Come pubblico ministero ha seguito casi di grande risonanza come quello del serial killer delle anziane….
«Si è trattato di un caso complesso con al centro uno straniero che aveva commesso omicidi e rapine non solo nella provincia di Taranto, ma anche in altre zone della Puglia».

Ora la attende Brindisi, quale sarà il suo primo passo?
«Credo che appena sarà possibile fisserò una giornata con i colleghi.

Mi recherò in procura per conoscerli e presentarmi. Mi sembra giusto prendere contatto con loro e avviare un confronto».

Parlava dell’importanza di fare squadra per affrontare i problemi della città…
«Ovviamente per me è prematuro entrare nello specifico delle tematiche che riguardano Brindisi. Sarà importante all’inizio del mio nuovo incarico confrontarmi con chi è sul territorio e soprattutto ascoltare. Mi riferisco a chi vive la città e in primo luogo alle forze dell’ordine. In questa maniera si può pianificare una strategia da seguire per affrontare ogni questione. Ha ragione credo molto nel lavoro di squadra. Dobbiamo operare con grande attenzione per individuare risposte a tutto quello che incide sulla concezione di sicurezza e vivibilità di un territorio».

Da procuratore minorile ha affrontato il tema delle baby gang. Piaga dalla quale non sarà immune la realtà di Brindisi…
«Guardi, non amo parlare di criminalità giovanile, perché credo che principalmente debba essere preso in esame il disagio giovanile. In questo senso, a mio avviso, occorre insistere sul tema della prevenzione, prima ancora che su quello della repressione e della sanzione. In questo senso è necessario un impegno serio e costante di tutte le istituzioni coinvolte».

In questo momento la magistratura è al centro del dibattito nazionale. Secondo lei cosa si aspetta oggi la gente dai giudici?
«Penso che sia fondamentale che il magistrato venga percepito come una persona libera e indipendente. E come una persona che svolge un servizio per la comunità. In questa ottica è indispensabile che ci siano le condizioni giuste per rispondere in maniera adeguata a questo compito. Per svolgere bene questo servizio, e insisto sul termine servizio, continuo a credere che il magistrato debba continuare ad essere libero e indipendente».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pina Montanaro, prima donna alla guida della procura di Brindisi: «Fare squadra per aiutare il territorio». L’intervista

Pina Montanaro, prima donna alla guida della procura di Brindisi: «Fare squadra per aiutare il territorio». L'intervista
di Mario DILIBERTO
4 Minuti di Lettura
giovedì 22 gennaio 2026, 09:11

«Fare squadra e conoscere il territorio, ascoltando chi opera in quella realtà sul fronte della sicurezza e della lotta alla criminalità».
Si presenta così Pina Montanaro, nuovo procuratore di Brindisi. Il magistrato, 64 anni, oggi al timone della procura minorile di Taranto, approccia il nuovo incarico con la sua consueta energia. Con parole chiare, figlie di una carriera prestigiosa cominciata indossando la toga da giovanissima. La sua nomina arriva nel 1987, a ventisei anni. Due anni dopo prende servizio come pretore a Cerignola, realtà a dir poco complessa e con un ruolo complicato.
«È stata una palestra di vita per me. Ho fatto tanta esperienza che mi è servita negli anni successivi. Un lavoro quotidiano attraverso il quale misurarsi con ogni tipo di situazione». Poi il rientro a Taranto come sostituto procuratore negli anni della lotta alla mala storica. E a seguire l’impegno in procura generale, dove si è occupata, tra i tanti casi, di numerosi processi per reati contro la pubblica amministrazione e di quello per l’omicidio di Sarah Scazzi, con la condanna all’ergastolo confermata per Sabrina Misseri e la mamma Cosima Serrano.Lascia

Taranto dopo tanti anni per misurarsi in una realtà vicina con problematiche in larga parte sovrapponibili…
«Questo è vero. Parliamo di due città importanti con tematiche che le accomunano. Mi riferisco a quelle di natura ambientale, la presenza del porto e l’esistenza di una criminalità anche in forma organizzata radicata, seppure con caratteristiche differenti, E poi gli insediamenti industriali».

A Taranto lei è giunta mentre era in corsa la guerra di mala e ha vissuto da protagonista i processi ai clan storici…
«Dopo il primo incarico a Cerignola sono arrivata in procura a Taranto come sostituto procuratore. Parliamo di anni lontani e difficili per la città. Nei quali si è vissuta l’offensiva di cosche agguerrite, responsabili di decine di delitti. Una lotta in cui, però, la risposta dello Stato è arrivata».

Lei ha gestito uno dei grandi processi alla mala organizzata di quegli anni costellati di omicidi…
«All’epoca mi sono occupata del processo denominato “Penelope” con imputati gli elementi di spicco del clan dominante nel rione Salinella. Una parte di una realtà complessa e molto radicata. E poi altri procedimenti con al centro il traffico di droga. A Taranto, poi, per la prima volta ho contestato l’accusa di traffico internazionale di rifiuti dopo un’indagine che puntava l’attenzione sui trasporti organizzati con la Cina».

Come pubblico ministero ha seguito casi di grande risonanza come quello del serial killer delle anziane….
«Si è trattato di un caso complesso con al centro uno straniero che aveva commesso omicidi e rapine non solo nella provincia di Taranto, ma anche in altre zone della Puglia».

Ora la attende Brindisi, quale sarà il suo primo passo?
«Credo che appena sarà possibile fisserò una giornata con i colleghi.

Mi recherò in procura per conoscerli e presentarmi. Mi sembra giusto prendere contatto con loro e avviare un confronto».

Parlava dell’importanza di fare squadra per affrontare i problemi della città…
«Ovviamente per me è prematuro entrare nello specifico delle tematiche che riguardano Brindisi. Sarà importante all’inizio del mio nuovo incarico confrontarmi con chi è sul territorio e soprattutto ascoltare. Mi riferisco a chi vive la città e in primo luogo alle forze dell’ordine. In questa maniera si può pianificare una strategia da seguire per affrontare ogni questione. Ha ragione credo molto nel lavoro di squadra. Dobbiamo operare con grande attenzione per individuare risposte a tutto quello che incide sulla concezione di sicurezza e vivibilità di un territorio».

Da procuratore minorile ha affrontato il tema delle baby gang. Piaga dalla quale non sarà immune la realtà di Brindisi…
«Guardi, non amo parlare di criminalità giovanile, perché credo che principalmente debba essere preso in esame il disagio giovanile. In questo senso, a mio avviso, occorre insistere sul tema della prevenzione, prima ancora che su quello della repressione e della sanzione. In questo senso è necessario un impegno serio e costante di tutte le istituzioni coinvolte».

In questo momento la magistratura è al centro del dibattito nazionale. Secondo lei cosa si aspetta oggi la gente dai giudici?
«Penso che sia fondamentale che il magistrato venga percepito come una persona libera e indipendente. E come una persona che svolge un servizio per la comunità. In questa ottica è indispensabile che ci siano le condizioni giuste per rispondere in maniera adeguata a questo compito. Per svolgere bene questo servizio, e insisto sul termine servizio, continuo a credere che il magistrato debba continuare ad essere libero e indipendente».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source URL: http://quotidianodipuglia.it/taranto/pina_montanaro_procura_brindisi_intervista-9313088.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.