Lite fra coltivatori, vicino preso a colpi d’ascia: condannato a tre anni e due mesi
I fatti avvennero il 5 giugno a San Donaci, in provincia di Brindisi

19 gennaio, 11:44
Non fu un tentato omicidio ma comunque qualche colpo di accetta al vicino di terreni glielo avrebbe assestato. Il coltivatore Giovanni Carfora, 66 anni, di San Donaci (in provincia di Brindisi), è stato condannato alla pena di 3 anni e due mesi di reclusione con l’accusa di avere colpito diverse volte M.Z., 35 anni, il 5 giugno dell’anno scorso durante una lite. Sentenza di primo grado, vige la presunzione di non colpevolezza fino al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio.
La richiesta del pm: 5 anni e 4 mesi
La sentenza è stata emessa dalla giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, e ha tenuto conto della diminuente di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. Lesioni volontarie, l’accusa, ma anche altro. Cinque anni e quattro mesi aveva invocato il pubblico ministero Mauron Gallone ma sul presupposto che l’imputato quel giorno avrebbe voluto ammazzare il vicino piuttosto che limitarsi a ferirlo.
L’intervento del padre
Nel capo di imputazione dell’inchiesta condotta dalla pm Paola Palumbo (intatto passata alla Procura di Bari) si sosteneva dell’intenzione di Carfora di ammazzare. E che non ci sarebbe riuscito perché quei colpi sarebbero stati in parte attutiti dalla tuta da apicoltore indossata da M.Z. e che lo stesso fu soccorso dal padre allarmato dalle sue grida: l’uomo si interpose fra i due e condusse il figlio dietro una cancellata.
In quella circostanza l’imputato avrebbe continuato a minacciare M.Z. e avrebbe anche mimato il gesto del taglio della gola facendo scorrere il pollice in senso orizzontale, per questo gli sono state contestate anche le minacce oltre l’avere portato fuori casa l’ascia sena giustificato motivo. Le indagini hanno anche rilevato l’intervento di una terza persona che avrebbe chiamato M.Z. al telefono per indurlo a non chiedere l’intervento dei carabinieri. E invece i militari dell’Arma intervennero e sottoposero Carfora al fermo. Da allora si trova agli arresti domiciliari.
La difesa
Dunque non fu tentato omicidio ma lesioni volontarie, ha detto la sentenza di primo grado: la derubricazione del reato è stata chiesta dall’avvocato Ladislao Massari al termine dell’arringa ed è stata poi ritenuta fondata dalla giudice del processo (10 giorni, la prognosi del ferito).
Parte civile, riconosciuta provvisionale
M.Z. si è costituito parte civile con l’avvocato Giovanni Barba, 16mila euro la provvisionale disposta.
Lite fra coltivatori, vicino preso a colpi d’ascia: condannato a tre anni e due mesi
I fatti avvennero il 5 giugno a San Donaci, in provincia di Brindisi

19 gennaio, 11:44
Non fu un tentato omicidio ma comunque qualche colpo di accetta al vicino di terreni glielo avrebbe assestato. Il coltivatore Giovanni Carfora, 66 anni, di San Donaci (in provincia di Brindisi), è stato condannato alla pena di 3 anni e due mesi di reclusione con l’accusa di avere colpito diverse volte M.Z., 35 anni, il 5 giugno dell’anno scorso durante una lite. Sentenza di primo grado, vige la presunzione di non colpevolezza fino al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio.
La richiesta del pm: 5 anni e 4 mesi
La sentenza è stata emessa dalla giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, e ha tenuto conto della diminuente di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. Lesioni volontarie, l’accusa, ma anche altro. Cinque anni e quattro mesi aveva invocato il pubblico ministero Mauron Gallone ma sul presupposto che l’imputato quel giorno avrebbe voluto ammazzare il vicino piuttosto che limitarsi a ferirlo.
L’intervento del padre
Nel capo di imputazione dell’inchiesta condotta dalla pm Paola Palumbo (intatto passata alla Procura di Bari) si sosteneva dell’intenzione di Carfora di ammazzare. E che non ci sarebbe riuscito perché quei colpi sarebbero stati in parte attutiti dalla tuta da apicoltore indossata da M.Z. e che lo stesso fu soccorso dal padre allarmato dalle sue grida: l’uomo si interpose fra i due e condusse il figlio dietro una cancellata.
In quella circostanza l’imputato avrebbe continuato a minacciare M.Z. e avrebbe anche mimato il gesto del taglio della gola facendo scorrere il pollice in senso orizzontale, per questo gli sono state contestate anche le minacce oltre l’avere portato fuori casa l’ascia sena giustificato motivo. Le indagini hanno anche rilevato l’intervento di una terza persona che avrebbe chiamato M.Z. al telefono per indurlo a non chiedere l’intervento dei carabinieri. E invece i militari dell’Arma intervennero e sottoposero Carfora al fermo. Da allora si trova agli arresti domiciliari.
La difesa
Dunque non fu tentato omicidio ma lesioni volontarie, ha detto la sentenza di primo grado: la derubricazione del reato è stata chiesta dall’avvocato Ladislao Massari al termine dell’arringa ed è stata poi ritenuta fondata dalla giudice del processo (10 giorni, la prognosi del ferito).
Parte civile, riconosciuta provvisionale
M.Z. si è costituito parte civile con l’avvocato Giovanni Barba, 16mila euro la provvisionale disposta.
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