Insulti sui social a Roberto Vannacci: donna pugliese denunciata dal generale

Insulti sui social a Roberto Vannacci: donna pugliese denunciata dal generale

Insulti sui social a Roberto Vannacci: donna pugliese denunciata dal generale
2 Minuti di Lettura
giovedì 22 gennaio 2026, 08:39

Tutto nasce da poche parole lasciate sotto un post. Un commento secco, diretto, pubblicato su Facebook, ma soprattutto un insulto. Due parole, rivolte all’onorevole Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega, sono diventate in pochi giorni una pratica legale vera e propria.

Il 2 gennaio scorso una cittadina di Taranto ha ricevuto una diffida formale firmata dall’avvocato romano Filippo Cavicchioni, legale di Roberto Vannacci. Nella comunicazione viene contestata la paternità del commento, individuato su un profilo social ritenuto riconducibile alla donna e acquisito, si legge, con strumenti informatici di analisi forense. Il contenuto viene giudicato offensivo e idoneo a ledere l’immagine pubblica dell’europarlamentare. La richiesta è chiara: cancellare immediatamente il commento e inviare una lettera di scuse. In parallelo viene proposto un contatto diretto tra le parti per evitare il contenzioso giudiziario.

Il tempo concesso è di dieci giorni dal ricevimento della diffida. In caso contrario, viene preannunciato il ricorso alle vie legali. Dai primi contatti tra gli studi emerge che sul tavolo vi sarebbe una richiesta risarcitoria di diverse migliaia di euro. Una cifra che ha spinto la destinataria dell’atto ad attivare la propria difesa.

A rappresentarla è l’avvocato Francesco Marturano, che ha già contattato il legale di Vannacci. La linea annunciata è netta: la richiesta verrà contestata, sia nel merito sia nell’entità economica prospettata. Una vicenda che parte da un commento digitato in pochi secondi e approda su carta intestata, con termini, firme e possibili conseguenze giudiziarie. Il percorso, sempre più frequente, che trasforma un gesto digitale in un caso legale.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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giovedì 22 gennaio 2026, 08:39

Tutto nasce da poche parole lasciate sotto un post. Un commento secco, diretto, pubblicato su Facebook, ma soprattutto un insulto. Due parole, rivolte all’onorevole Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega, sono diventate in pochi giorni una pratica legale vera e propria.

Il 2 gennaio scorso una cittadina di Taranto ha ricevuto una diffida formale firmata dall’avvocato romano Filippo Cavicchioni, legale di Roberto Vannacci. Nella comunicazione viene contestata la paternità del commento, individuato su un profilo social ritenuto riconducibile alla donna e acquisito, si legge, con strumenti informatici di analisi forense. Il contenuto viene giudicato offensivo e idoneo a ledere l’immagine pubblica dell’europarlamentare. La richiesta è chiara: cancellare immediatamente il commento e inviare una lettera di scuse. In parallelo viene proposto un contatto diretto tra le parti per evitare il contenzioso giudiziario.

Il tempo concesso è di dieci giorni dal ricevimento della diffida. In caso contrario, viene preannunciato il ricorso alle vie legali. Dai primi contatti tra gli studi emerge che sul tavolo vi sarebbe una richiesta risarcitoria di diverse migliaia di euro. Una cifra che ha spinto la destinataria dell’atto ad attivare la propria difesa.

A rappresentarla è l’avvocato Francesco Marturano, che ha già contattato il legale di Vannacci. La linea annunciata è netta: la richiesta verrà contestata, sia nel merito sia nell’entità economica prospettata. Una vicenda che parte da un commento digitato in pochi secondi e approda su carta intestata, con termini, firme e possibili conseguenze giudiziarie. Il percorso, sempre più frequente, che trasforma un gesto digitale in un caso legale.
 

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