Vestas, brandine, sdraie e attese. «Una vita intera in gioco. Resistiamo e diciamo no»

Vestas, brandine, sdraie e attese. «Una vita intera in gioco. Resistiamo e diciamo no»

Viaggio tra i lavoratori che hanno deciso di occupare il magazzino per opporsi ai trasferimenti a Melfi. Ieri è arrivata la convocazione
della task force regionale. «Siamo stanchi, ma non molleremo»

Vestas, brandine, sdraie e attese. «Una vita intera in gioco. Resistiamo e diciamo no»
di Alessio PIGNATELLI
4 Minuti di Lettura
giovedì 22 gennaio 2026, 05:00

È come fare un salto indietro nel tempo, quando le fabbriche venivano occupate e il conflitto sociale si misurava anche con la presenza fisica nei luoghi di lavoro. Nel magazzino Vestas di Taranto, oggi, ci sono brandine, sdraie e letti gonfiabili. Un mazzo di carte poggiato su una cassa di legno serve a ingannare l’attesa e tenere lontano lo sconforto. È il settimo giorno di sciopero e il terzo consecutivo di occupazione. Fuori ci sono freddo, pioggia e un gazebo come avamposto, mentre dentro regna un silenzio carico di tensione. Per ora, dall’azienda, non si è mosso nulla.

Resistenza contro i trasferimenti

La multinazionale danese dell’eolico resta ferma sulla sua decisione: trasferire, a partire dal primo marzo, il magazzino, il training center e il reparto di “reparation blades” da Taranto a San Nicola di Melfi.

Duecento chilometri che, per 32 lavoratori, non sono una semplice riorganizzazione logistica ma uno strappo netto con la propria vita. «Non ci arrendiamo – dice Pasquale Caniglia, uno dei lavoratori in presidio – perché qui è in gioco il nostro futuro. Oggi avremmo dovuto incontrare i dirigenti Vestas per discutere delle modalità operative del trasferimento, ma ovviamente non ci siamo presentati. Per noi questi sono licenziamenti mascherati».

Nel magazzino, l’organizzazione è diventata una necessità: squadre, turni, presidio h24. Giovanni Vitale racconta la quotidianità dell’occupazione: «Ci siamo organizzati per non lasciare mai scoperto il sito. Io vivo a Taranto, ho una compagna qui. Trasferirmi significherebbe stravolgere tutto: affittare una casa, sostenere costi enormi. L’azienda dice che potrebbe venirci incontro per il primo periodo, ma non è questo il punto. Qui si tratta di cambiare vita». La solidarietà diventa l’unico vero ammortizzatore. «Ognuno porta qualcosa da mangiare: teglie di pasta al forno, ciambelle preparate dalle mogli. E ci aiutiamo anche economicamente, soprattutto chi non può permettersi di perdere giorni di salario».

Un legame rafforzato dalla protesta

C’è un paradosso che emerge tra le corsie del magazzino occupato: «Metà di noi lavora spesso in trasferta – continua Vitale – e prima di questa vertenza non aveva nemmeno avuto modo di conoscersi davvero. In questi giorni stiamo creando un gruppo, ci stiamo affiatando. Ed è questo che ci rende più forti nel dire no». La protesta, oltre a bloccare simbolicamente il sito, incide direttamente sull’operatività dell’azienda: l’occupazione impedisce l’uso delle scorte e dei pezzi di ricambio, colpendo il cuore della catena logistica.

Per Alessandro Miccoli, questa vertenza ha il sapore amaro del déjà vu. «Nella prima vertenza Vestas Nacelles, tra il 2012 e il 2013, io fui tra quelli trasferiti – racconta –. Allora l’azienda chiuse il sito di Taranto per delocalizzare in Spagna. Avevo 38 anni e finii in Toscana. Con il tempo e con i livelli di carriera sono riuscito a tornare qui. Oggi mi sembra di rivivere un incubo». A 50 anni, con una moglie, due figli, di cui una all’università, il trasferimento non è un’opzione praticabile. «Ho responsabilità, spese, una vita costruita. Questa volta non posso ricominciare da capo. Per questo restiamo qui, in attesa, sostenendoci a vicenda».

Il fronte sindacale e le posizioni istituzionali

Sul fronte sindacale, Fiom e Uilm parlano apertamente di licenziamenti mascherati e hanno deciso di non partecipare agli incontri finché la procedura non verrà sospesa. La Fim Cisl ha scelto di restare al tavolo, criticando duramente le modalità aziendali e sottolineando come le motivazioni addotte – risparmi logistici, condizioni dell’immobile, minore impatto ambientale – ignorino completamente il valore umano. «Quello che viene presentato come un cambiamento organizzativo – sostiene il sindacato – è in realtà una rivoluzione nelle condizioni di vita delle persone».

Un primo spiraglio istituzionale è arrivato dalla Regione: la task force per le crisi industriali ha convocato un incontro per il 3 febbraio. Per Fiom e Uilm è «un primo passo in avanti», conquistato con lo sciopero e l’occupazione, ma non sufficiente a fermare la mobilitazione. Il presidio resta permanente, così come la sospensione di flessibilità, reperibilità e straordinari. Nel frattempo, tra le brandine del magazzino di Taranto, il tempo scorre lento. Le carte passano di mano in mano e le storie personali si intrecciano. Non è solo una vertenza sindacale: è un pezzo di vita collettiva che resiste, occupando uno spazio per ricordare che dietro ogni riorganizzazione ci sono persone, famiglie, radici difficili da sradicare con una semplice comunicazione via pec.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vestas, brandine, sdraie e attese. «Una vita intera in gioco. Resistiamo e diciamo no»

Viaggio tra i lavoratori che hanno deciso di occupare il magazzino per opporsi ai trasferimenti a Melfi. Ieri è arrivata la convocazione
della task force regionale. «Siamo stanchi, ma non molleremo»

Vestas, brandine, sdraie e attese. «Una vita intera in gioco. Resistiamo e diciamo no»
di Alessio PIGNATELLI
4 Minuti di Lettura
giovedì 22 gennaio 2026, 05:00

È come fare un salto indietro nel tempo, quando le fabbriche venivano occupate e il conflitto sociale si misurava anche con la presenza fisica nei luoghi di lavoro. Nel magazzino Vestas di Taranto, oggi, ci sono brandine, sdraie e letti gonfiabili. Un mazzo di carte poggiato su una cassa di legno serve a ingannare l’attesa e tenere lontano lo sconforto. È il settimo giorno di sciopero e il terzo consecutivo di occupazione. Fuori ci sono freddo, pioggia e un gazebo come avamposto, mentre dentro regna un silenzio carico di tensione. Per ora, dall’azienda, non si è mosso nulla.

Resistenza contro i trasferimenti

La multinazionale danese dell’eolico resta ferma sulla sua decisione: trasferire, a partire dal primo marzo, il magazzino, il training center e il reparto di “reparation blades” da Taranto a San Nicola di Melfi.

Duecento chilometri che, per 32 lavoratori, non sono una semplice riorganizzazione logistica ma uno strappo netto con la propria vita. «Non ci arrendiamo – dice Pasquale Caniglia, uno dei lavoratori in presidio – perché qui è in gioco il nostro futuro. Oggi avremmo dovuto incontrare i dirigenti Vestas per discutere delle modalità operative del trasferimento, ma ovviamente non ci siamo presentati. Per noi questi sono licenziamenti mascherati».

Nel magazzino, l’organizzazione è diventata una necessità: squadre, turni, presidio h24. Giovanni Vitale racconta la quotidianità dell’occupazione: «Ci siamo organizzati per non lasciare mai scoperto il sito. Io vivo a Taranto, ho una compagna qui. Trasferirmi significherebbe stravolgere tutto: affittare una casa, sostenere costi enormi. L’azienda dice che potrebbe venirci incontro per il primo periodo, ma non è questo il punto. Qui si tratta di cambiare vita». La solidarietà diventa l’unico vero ammortizzatore. «Ognuno porta qualcosa da mangiare: teglie di pasta al forno, ciambelle preparate dalle mogli. E ci aiutiamo anche economicamente, soprattutto chi non può permettersi di perdere giorni di salario».

Un legame rafforzato dalla protesta

C’è un paradosso che emerge tra le corsie del magazzino occupato: «Metà di noi lavora spesso in trasferta – continua Vitale – e prima di questa vertenza non aveva nemmeno avuto modo di conoscersi davvero. In questi giorni stiamo creando un gruppo, ci stiamo affiatando. Ed è questo che ci rende più forti nel dire no». La protesta, oltre a bloccare simbolicamente il sito, incide direttamente sull’operatività dell’azienda: l’occupazione impedisce l’uso delle scorte e dei pezzi di ricambio, colpendo il cuore della catena logistica.

Per Alessandro Miccoli, questa vertenza ha il sapore amaro del déjà vu. «Nella prima vertenza Vestas Nacelles, tra il 2012 e il 2013, io fui tra quelli trasferiti – racconta –. Allora l’azienda chiuse il sito di Taranto per delocalizzare in Spagna. Avevo 38 anni e finii in Toscana. Con il tempo e con i livelli di carriera sono riuscito a tornare qui. Oggi mi sembra di rivivere un incubo». A 50 anni, con una moglie, due figli, di cui una all’università, il trasferimento non è un’opzione praticabile. «Ho responsabilità, spese, una vita costruita. Questa volta non posso ricominciare da capo. Per questo restiamo qui, in attesa, sostenendoci a vicenda».

Il fronte sindacale e le posizioni istituzionali

Sul fronte sindacale, Fiom e Uilm parlano apertamente di licenziamenti mascherati e hanno deciso di non partecipare agli incontri finché la procedura non verrà sospesa. La Fim Cisl ha scelto di restare al tavolo, criticando duramente le modalità aziendali e sottolineando come le motivazioni addotte – risparmi logistici, condizioni dell’immobile, minore impatto ambientale – ignorino completamente il valore umano. «Quello che viene presentato come un cambiamento organizzativo – sostiene il sindacato – è in realtà una rivoluzione nelle condizioni di vita delle persone».

Un primo spiraglio istituzionale è arrivato dalla Regione: la task force per le crisi industriali ha convocato un incontro per il 3 febbraio. Per Fiom e Uilm è «un primo passo in avanti», conquistato con lo sciopero e l’occupazione, ma non sufficiente a fermare la mobilitazione. Il presidio resta permanente, così come la sospensione di flessibilità, reperibilità e straordinari. Nel frattempo, tra le brandine del magazzino di Taranto, il tempo scorre lento. Le carte passano di mano in mano e le storie personali si intrecciano. Non è solo una vertenza sindacale: è un pezzo di vita collettiva che resiste, occupando uno spazio per ricordare che dietro ogni riorganizzazione ci sono persone, famiglie, radici difficili da sradicare con una semplice comunicazione via pec.

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