Cittadella della carità, sconforto e rabbia: «Senza soldi per fare la spesa»
Il personale della struttura sanitaria a margine del sit-in ha provato ad avere un confronto con i referenti della Fondazione ma senza successo: «Siamo pronti a spostarci sotto l’Asl, vogliamo risposte»

Entro 48 ore a partire da ieri: è il tempo limite fissato da lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali della Cittadella della Carità di Taranto prima di alzare ulteriormente il livello della protesta. In assenza di segnali concreti, il presidio verrà spostato sotto la sede dell’Asl di Taranto in viale Virgilio e non vengono escluse forme di mobilitazione più dure ed eclatanti. Una decisione maturata al termine dell’ennesimo sit-in davanti alla struttura sanitaria del quartiere Paolo VI, che ieri mattina si è svolto in un clima di sconforto e rabbia crescente.
I circa 150 dipendenti della Cittadella si sentono abbandonati da tutti. Nonostante la proclamazione dello stato di agitazione e le ripetute richieste di confronto, nulla si è mosso. Nemmeno l’ultimo presidio ha prodotto risposte. A un certo punto, esasperati dall’assenza di interlocutori, alcuni lavoratori hanno deciso di entrare negli uffici amministrativi della struttura per cercare un referente della Fondazione. Ma anche lì non hanno trovato nessuno. Un vuoto che, simbolicamente, fotografa l’attuale stato della vertenza.
La situazione drammatica
I dipendenti attendono il pagamento di tre mensilità – novembre, dicembre e la tredicesima – con l’ultima retribuzione effettivamente percepita risalente al mese di ottobre. Inizialmente si confidava in un provvedimento del Tribunale di Taranto sulle misure cautelari, indispensabile per sbloccare le risorse necessarie al pagamento degli arretrati. Tuttavia, anche questo passaggio non ha prodotto gli effetti sperati, lasciando ancora una volta lavoratori e sindacati senza risposte concrete.
A metà dicembre l’approvazione della procedura di concordato in continuità, con una massa debitoria stimata intorno ai 20 milioni di euro, aveva riacceso una flebile speranza di rilancio della struttura e di salvaguardia occupazionale. Ma a distanza di settimane, quella prospettiva appare ancora priva di contenuti reali e di un cronoprogramma chiaro. Nessun riscontro è arrivato nemmeno all’ultima richiesta di convocazione della task force regionale sulla sanità, la cui attività ha subito rallentamenti anche a causa dell’insediamento della nuova giunta e del nuovo consiglio regionale dopo le elezioni.
La voce dei sindacati e dei lavoratori
«La situazione è diventata drammatica e vergognosa», ha dichiarato Cosimo Sardelli, segretario generale della Fp Cgil di Taranto. «Ci sono lavoratori che continuano a garantire servizi essenziali senza percepire lo stipendio.
Il silenzio delle istituzioni è inaccettabile. Rivolgiamo un appello al nuovo assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, affinché dia una prospettiva concreta a queste persone».
Al sit-in di ieri erano presenti dipendenti visibilmente provati, molti dei quali provenienti anche dalla provincia. «Alcuni di noi non riescono nemmeno a raggiungere il posto di lavoro», racconta una lavoratrice che preferisce restare anonima. «Non abbiamo più risorse, neppure per le spese quotidiane. È una condizione umiliante».
Ancora una volta, sindacati e lavoratori sono stati costretti a scendere in piazza per far sentire la propria voce. «Siamo allo stremo della sopportazione e della tenuta sociale», spiega la segretaria territoriale Cisl Fp Flavia Ciracì. «È scandaloso constatare che, nel silenzio assordante delle istituzioni, l’ultima retribuzione risalga a ottobre e che dal consiglio di amministrazione della Fondazione non sia arrivata alcuna risposta. Questo ha reso il clima estremamente teso».
Prospettive future
«Proprio durante il sit-in, i lavoratori hanno deciso di entrare all’interno della casa di cura per cercare un confronto diretto con la dirigenza, senza successo. Nessuna risposta, nessuna certezza sulle retribuzioni e, soprattutto, nessuna garanzia sul futuro occupazionale», denuncia Ciracì. «Così non si può più andare avanti. Qualcuno deve dirci cosa sta realmente accadendo e quale percorso si intenda intraprendere per uscire da questo stallo».
Se entro domani non arriveranno risposte risolutive, la vertenza è destinata a radicalizzarsi ulteriormente, con il trasferimento della protesta davanti agli uffici dell’Asl e, successivamente, fino alla sede della Regione Puglia. Un segnale chiaro rivolto alle istituzioni: la Cittadella della Carità non può essere lasciata morire nel silenzio.
Cittadella della carità, sconforto e rabbia: «Senza soldi per fare la spesa»
Il personale della struttura sanitaria a margine del sit-in ha provato ad avere un confronto con i referenti della Fondazione ma senza successo: «Siamo pronti a spostarci sotto l’Asl, vogliamo risposte»

Entro 48 ore a partire da ieri: è il tempo limite fissato da lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali della Cittadella della Carità di Taranto prima di alzare ulteriormente il livello della protesta. In assenza di segnali concreti, il presidio verrà spostato sotto la sede dell’Asl di Taranto in viale Virgilio e non vengono escluse forme di mobilitazione più dure ed eclatanti. Una decisione maturata al termine dell’ennesimo sit-in davanti alla struttura sanitaria del quartiere Paolo VI, che ieri mattina si è svolto in un clima di sconforto e rabbia crescente.
I circa 150 dipendenti della Cittadella si sentono abbandonati da tutti. Nonostante la proclamazione dello stato di agitazione e le ripetute richieste di confronto, nulla si è mosso. Nemmeno l’ultimo presidio ha prodotto risposte. A un certo punto, esasperati dall’assenza di interlocutori, alcuni lavoratori hanno deciso di entrare negli uffici amministrativi della struttura per cercare un referente della Fondazione. Ma anche lì non hanno trovato nessuno. Un vuoto che, simbolicamente, fotografa l’attuale stato della vertenza.
La situazione drammatica
I dipendenti attendono il pagamento di tre mensilità – novembre, dicembre e la tredicesima – con l’ultima retribuzione effettivamente percepita risalente al mese di ottobre. Inizialmente si confidava in un provvedimento del Tribunale di Taranto sulle misure cautelari, indispensabile per sbloccare le risorse necessarie al pagamento degli arretrati. Tuttavia, anche questo passaggio non ha prodotto gli effetti sperati, lasciando ancora una volta lavoratori e sindacati senza risposte concrete.
A metà dicembre l’approvazione della procedura di concordato in continuità, con una massa debitoria stimata intorno ai 20 milioni di euro, aveva riacceso una flebile speranza di rilancio della struttura e di salvaguardia occupazionale. Ma a distanza di settimane, quella prospettiva appare ancora priva di contenuti reali e di un cronoprogramma chiaro. Nessun riscontro è arrivato nemmeno all’ultima richiesta di convocazione della task force regionale sulla sanità, la cui attività ha subito rallentamenti anche a causa dell’insediamento della nuova giunta e del nuovo consiglio regionale dopo le elezioni.
La voce dei sindacati e dei lavoratori
«La situazione è diventata drammatica e vergognosa», ha dichiarato Cosimo Sardelli, segretario generale della Fp Cgil di Taranto. «Ci sono lavoratori che continuano a garantire servizi essenziali senza percepire lo stipendio.
Il silenzio delle istituzioni è inaccettabile. Rivolgiamo un appello al nuovo assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, affinché dia una prospettiva concreta a queste persone».
Al sit-in di ieri erano presenti dipendenti visibilmente provati, molti dei quali provenienti anche dalla provincia. «Alcuni di noi non riescono nemmeno a raggiungere il posto di lavoro», racconta una lavoratrice che preferisce restare anonima. «Non abbiamo più risorse, neppure per le spese quotidiane. È una condizione umiliante».
Ancora una volta, sindacati e lavoratori sono stati costretti a scendere in piazza per far sentire la propria voce. «Siamo allo stremo della sopportazione e della tenuta sociale», spiega la segretaria territoriale Cisl Fp Flavia Ciracì. «È scandaloso constatare che, nel silenzio assordante delle istituzioni, l’ultima retribuzione risalga a ottobre e che dal consiglio di amministrazione della Fondazione non sia arrivata alcuna risposta. Questo ha reso il clima estremamente teso».
Prospettive future
«Proprio durante il sit-in, i lavoratori hanno deciso di entrare all’interno della casa di cura per cercare un confronto diretto con la dirigenza, senza successo. Nessuna risposta, nessuna certezza sulle retribuzioni e, soprattutto, nessuna garanzia sul futuro occupazionale», denuncia Ciracì. «Così non si può più andare avanti. Qualcuno deve dirci cosa sta realmente accadendo e quale percorso si intenda intraprendere per uscire da questo stallo».
Se entro domani non arriveranno risposte risolutive, la vertenza è destinata a radicalizzarsi ulteriormente, con il trasferimento della protesta davanti agli uffici dell’Asl e, successivamente, fino alla sede della Regione Puglia. Un segnale chiaro rivolto alle istituzioni: la Cittadella della Carità non può essere lasciata morire nel silenzio.
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