Ex Ilva, perdita da 800 milioni. Boom di spese per consulenti

Ex Ilva, perdita da 800 milioni. Boom di spese per consulenti

Nonostante il tentativo di risanare l’azienda, i costi operativi continuano a superare i ricavi, aggravando la situazione

Ex Ilva, perdita da 800 milioni. Boom di spese per consulenti
di Domenico PALMIOTTI
5 Minuti di Lettura
lunedì 19 gennaio 2026, 05:00

Una massa di debiti e di spese ma, soprattutto, una perdita rilevante. È il quadro che emerge dai primi sei mesi del 2025 di Acciaierie d’Italia spa in amministrazione straordinaria affidata alla gestione dei commissari. Lo si legge dalla relazione depositata.

Non è un mistero, infatti, che Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, navighi in cattive acque, altrimenti non si parlerebbe di una società finita quasi due anni fa in amministrazione straordinaria e di un’azione di responsabilità promossa dai commissari verso la precedente gestione di ArcelorMittal con la richiesta di danni per 7 miliardi.

I numeri però, così come li indica la relazione, offrono un quadro chiaro, utile a capire l’ampiezza e la gravità del problema, e confermano ulteriormente le difficoltà del risanamento e del rilancio industriale dell’azienda.

Conto economico e spese del personale

Partiamo dal conto economico della società.

Nei primi sei mesi dello scorso anno la perdita netta è stata di 793 milioni e 598mila euro. I ricavi sono ammontati a un miliardo e 376 milioni (di cui 941 milioni di ricavi e 434 di altri proventi), ma i costi della produzione hanno pesato per 2 miliardi e 64 milioni. Di questi, 694 milioni e 440mila euro sono andati per i costi di materie prime e merci, 882 milioni e 532mila euro per i servizi, 264 milioni e 376mila euro di altri costi operativi e 220 milioni e 960mila euro di costi del personale.

Solo per stipendi in Acciaierie, senza l’apporto della cassa integrazione, si è poco al di sotto di 40 milioni di euro al mese, a cui vanno aggiunti le cifre relative a Tfr e contributi pensionistici.

Debiti e crediti

Nel dettaglio, i costi per i servizi per 882 milioni e 532mila euro, vedono più di 670 milioni di spese per servomezzi (sono i servizi e le infrastrutture per il funzionamento degli impianti industriali e il supporto alla produzione), oltre 57 milioni di trasporti, 10 milioni e 905mila euro per le prestazioni di personale di terzi e 7 milioni e 756mila euro tra spese legali e consulenze, tema su cui torneremo più avanti.

Nella voce crediti della relazione semestrale, i commissari hanno iscritto un miliardo e 333 milioni, di cui poco più di un miliardo riferito ai crediti su vendite e prestazioni, mentre i debiti – quelli correnti, non quelli di natura concorsuale – sono contabilizzati per un miliardo e 856 milioni.

Viene però precisato che a fronte del miliardo e oltre 800 milioni di debiti, Acciaierie vanta anche dei crediti verso alcuni dei soggetti di cui è debitrice, pari a 517 milioni. Crediti oggetto di compensazione.

Passività e stato patrimoniale

Sul fronte delle passività, c’è poi un dettaglio circa quelle prededucibili della società nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria. Sono pari a 1 miliardo e 339 milioni tra commerciali, Inail, Inps, personale e finanziamenti del Mef e di Morgan Stanley, rispettivamente per 420 e 250 milioni. Una fetta di questi debiti – previdenziali, tributari e nei confronti del personale – risultava però già saldata, anche con rateizzazioni avviate, a luglio scorso.

Vedendo invece lo stato patrimoniale di Acciaierie d’Italia spa nei primi sei mesi dell’anno passato, figurano un attivo di 3 miliardi e 573 milioni e debiti per 4 miliardi e 590 milioni. In questo segmento la voce più rilevante è rappresentata dai debiti concorsuali (quelli della procedura di amministrazione straordinaria), pari a 2 miliardi e 734 milioni. Numero che si riferisce al totale dei crediti ammessi alle udienze di verifica svoltesi sino a fine giugno scorso al Tribunale di Milano.

La scansione dei 4 miliardi e mezzo di debiti è data inoltre da poco più di un miliardo verso i fornitori, da 697 milioni di debiti finanziari e da 131 milioni e 393mila euro di altri debiti.

Un’ulteriore specifica della relazione riguarda le spese per consulenti e professionisti.

Il totale è di 8 milioni e 437mila euro di cui 4 milioni e 448mila euro solo di spese legali. Il dato che metà delle spese per consulenti e professionisti siano assorbite dagli avvocati, è da mettere in relazione ai tanti fronti giudiziari e di contenzioso, ma anche di assistenza, che AdI tiene aperti.

Un ultimo dato della relazione riguarda infine le disponibilità liquide. A fine giugno scorso ammontavano a 123 milioni e 583mila euro, di cui poco più di 114 milioni di quota disponibile. Certo, non stupiscono più di tanto le cifre a sei-nove zeri della relazione semestrale se si considera (si veda Quotidiano di lunedì scorso) che dal 2012 ad oggi l’ex Ilva ha assorbito 3 miliardi di euro a vario titolo e che il nuovo decreto legge che attende l’ultimo via libera dalla Camera – vi approda oggi -, ha aggiunto ai 108 milioni già esistenti, altri 149 per la continuità operativa dell’azienda in attesa che sia venduta. Semmai l’interrogativo è cosa ci sarà per i tanti creditori di AdI se la cessione al fondo americano Flacks Group andrà in porto e il prezzo di acquisto rimarrà confermato in un euro. Ma è il ministero delle Imprese che deve accendere la luce verde sulla cessione, non il Tribunale attraverso il quale è passata la verifica dei crediti, e comunque una parte rilevante della prededuzione è dello Stato. E a proposito della cessione di Acciaierie, oggi è previsto un confronto tra commissari e Governo su come procedere nella trattativa esclusiva con il fondo Flacks. Ci dovrà essere una concertazione con il Governo a partire dal ministero del Lavoro per le questioni occupazionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ex Ilva, perdita da 800 milioni. Boom di spese per consulenti

Nonostante il tentativo di risanare l’azienda, i costi operativi continuano a superare i ricavi, aggravando la situazione

Ex Ilva, perdita da 800 milioni. Boom di spese per consulenti
di Domenico PALMIOTTI
5 Minuti di Lettura
lunedì 19 gennaio 2026, 05:00

Una massa di debiti e di spese ma, soprattutto, una perdita rilevante. È il quadro che emerge dai primi sei mesi del 2025 di Acciaierie d’Italia spa in amministrazione straordinaria affidata alla gestione dei commissari. Lo si legge dalla relazione depositata.

Non è un mistero, infatti, che Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, navighi in cattive acque, altrimenti non si parlerebbe di una società finita quasi due anni fa in amministrazione straordinaria e di un’azione di responsabilità promossa dai commissari verso la precedente gestione di ArcelorMittal con la richiesta di danni per 7 miliardi.

I numeri però, così come li indica la relazione, offrono un quadro chiaro, utile a capire l’ampiezza e la gravità del problema, e confermano ulteriormente le difficoltà del risanamento e del rilancio industriale dell’azienda.

Conto economico e spese del personale

Partiamo dal conto economico della società.

Nei primi sei mesi dello scorso anno la perdita netta è stata di 793 milioni e 598mila euro. I ricavi sono ammontati a un miliardo e 376 milioni (di cui 941 milioni di ricavi e 434 di altri proventi), ma i costi della produzione hanno pesato per 2 miliardi e 64 milioni. Di questi, 694 milioni e 440mila euro sono andati per i costi di materie prime e merci, 882 milioni e 532mila euro per i servizi, 264 milioni e 376mila euro di altri costi operativi e 220 milioni e 960mila euro di costi del personale.

Solo per stipendi in Acciaierie, senza l’apporto della cassa integrazione, si è poco al di sotto di 40 milioni di euro al mese, a cui vanno aggiunti le cifre relative a Tfr e contributi pensionistici.

Debiti e crediti

Nel dettaglio, i costi per i servizi per 882 milioni e 532mila euro, vedono più di 670 milioni di spese per servomezzi (sono i servizi e le infrastrutture per il funzionamento degli impianti industriali e il supporto alla produzione), oltre 57 milioni di trasporti, 10 milioni e 905mila euro per le prestazioni di personale di terzi e 7 milioni e 756mila euro tra spese legali e consulenze, tema su cui torneremo più avanti.

Nella voce crediti della relazione semestrale, i commissari hanno iscritto un miliardo e 333 milioni, di cui poco più di un miliardo riferito ai crediti su vendite e prestazioni, mentre i debiti – quelli correnti, non quelli di natura concorsuale – sono contabilizzati per un miliardo e 856 milioni.

Viene però precisato che a fronte del miliardo e oltre 800 milioni di debiti, Acciaierie vanta anche dei crediti verso alcuni dei soggetti di cui è debitrice, pari a 517 milioni. Crediti oggetto di compensazione.

Passività e stato patrimoniale

Sul fronte delle passività, c’è poi un dettaglio circa quelle prededucibili della società nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria. Sono pari a 1 miliardo e 339 milioni tra commerciali, Inail, Inps, personale e finanziamenti del Mef e di Morgan Stanley, rispettivamente per 420 e 250 milioni. Una fetta di questi debiti – previdenziali, tributari e nei confronti del personale – risultava però già saldata, anche con rateizzazioni avviate, a luglio scorso.

Vedendo invece lo stato patrimoniale di Acciaierie d’Italia spa nei primi sei mesi dell’anno passato, figurano un attivo di 3 miliardi e 573 milioni e debiti per 4 miliardi e 590 milioni. In questo segmento la voce più rilevante è rappresentata dai debiti concorsuali (quelli della procedura di amministrazione straordinaria), pari a 2 miliardi e 734 milioni. Numero che si riferisce al totale dei crediti ammessi alle udienze di verifica svoltesi sino a fine giugno scorso al Tribunale di Milano.

La scansione dei 4 miliardi e mezzo di debiti è data inoltre da poco più di un miliardo verso i fornitori, da 697 milioni di debiti finanziari e da 131 milioni e 393mila euro di altri debiti.

Un’ulteriore specifica della relazione riguarda le spese per consulenti e professionisti.

Il totale è di 8 milioni e 437mila euro di cui 4 milioni e 448mila euro solo di spese legali. Il dato che metà delle spese per consulenti e professionisti siano assorbite dagli avvocati, è da mettere in relazione ai tanti fronti giudiziari e di contenzioso, ma anche di assistenza, che AdI tiene aperti.

Un ultimo dato della relazione riguarda infine le disponibilità liquide. A fine giugno scorso ammontavano a 123 milioni e 583mila euro, di cui poco più di 114 milioni di quota disponibile. Certo, non stupiscono più di tanto le cifre a sei-nove zeri della relazione semestrale se si considera (si veda Quotidiano di lunedì scorso) che dal 2012 ad oggi l’ex Ilva ha assorbito 3 miliardi di euro a vario titolo e che il nuovo decreto legge che attende l’ultimo via libera dalla Camera – vi approda oggi -, ha aggiunto ai 108 milioni già esistenti, altri 149 per la continuità operativa dell’azienda in attesa che sia venduta. Semmai l’interrogativo è cosa ci sarà per i tanti creditori di AdI se la cessione al fondo americano Flacks Group andrà in porto e il prezzo di acquisto rimarrà confermato in un euro. Ma è il ministero delle Imprese che deve accendere la luce verde sulla cessione, non il Tribunale attraverso il quale è passata la verifica dei crediti, e comunque una parte rilevante della prededuzione è dello Stato. E a proposito della cessione di Acciaierie, oggi è previsto un confronto tra commissari e Governo su come procedere nella trattativa esclusiva con il fondo Flacks. Ci dovrà essere una concertazione con il Governo a partire dal ministero del Lavoro per le questioni occupazionali.

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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_perdita_da_800_milioni_boom_di_spese_consulenti-9305580.html


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