Indotto ex Ilva in ginocchio: licenziamenti e altra “cassa”

Indotto ex Ilva in ginocchio: licenziamenti e altra “cassa”

La fermata delle cokerie nell’ex Ilva porta effetti a catena: un incremento della cassa integrazione e la conferma di numerosi licenziamenti.

Indotto ex Ilva in ginocchio: licenziamenti e altra “cassa”
di Domenico PALMIOTTI
5 Minuti di Lettura
domenica 18 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento: 16:34

L’indotto dell’ex Ilva è di nuovo nel vortice. Alle crisi annunciate il mese scorso e ora confermate – si tratta dei 274 licenziamenti tra Pitrelli e Semat Sud -, si aggiungono i contraccolpi provocati dalla fermata, che avverrà nella prossima settimana, di tre batterie della cokeria del siderurgico, la 7, la 8 e la 12, per lavori di manutenzione. La Semat Engineering, che si occupa di siderurgia, infrastrutture, energia ed edilizia civile, ha comunicato ai sindacati metalmeccanici che da mercoledì prossimo, in conseguenza della fermata delle batterie, metterà in cassa integrazione 120 persone su un organico che ne conta 240. Semat Engineering aveva già una quarantina di addetti in cassa a rotazione e adesso il numero sale. Questo perché, spiegano i sindacati, con lo stop, sia pure temporaneo, delle batterie, si ridimensioneranno le attività di manutenzione. E Semat Engineering ha il suo personale dislocato tra cokerie e altiforni.

Nelle sigle metalmeccaniche ora c’è la preoccupazione che l’incremento della cassa a Semat Engineering possa essere un’avvisaglia e che altre imprese possano fare altrettanto.

Acciaierie d’Italia ferma, mettendole in preriscaldo, le tre batterie, più un’altra, la 9, che è già ferma, poiché deve sostituire il reattore catalitico dell’impianto di desolforazione per il trattamento del gas della cokeria. I lavori – ha comunicato l’azienda ai sindacati – cominceranno il 19 gennaio con lo svuotamento della batteria 12, seguita dalla 7 e 8, e nella prima settimana di febbraio dalla parziale fermata dell’area sottoprodotti. La ripresa delle cokerie è prevista a fine aprile e quindi dalla prossima settimana e sino alla conclusione dei lavori, non si produrrà coke per gli altiforni – ed è la prima volta che accade – ma lo si acquisterà dall’estero, tenuto conto che per ora è in marcia solo un altoforno, il 4, e che intorno al 20 febbraio dovrebbe affiancarsene un secondo, il 2, dove stanno finendo i lavori di ripristino. L’ex Ilva ha ribadito che nelle cokerie 240 sui totali 540 non andranno in cassa ma saranno avviati a corsi di formazione. Non altrettanto, invece, si profila per il personale di Semat Engineering.

Il futuro incerto delle aziende

Ma quest’ultima crisi, come detto, si unisce a quelle di Pitrelli e Semat Sud. Per i 56 della Pitrelli, annuncia la Uilm, è stato confermato il licenziamento che potrebbe decorrere già dalla prossima settimana. All’Arpal i consulenti che rappresentavano l’impresa hanno ribadito che l’intenzione è quella di chiudere, tant’è che si stanno cedendo i contratti con l’ex Ilva e cominciando a portare via le attrezzature dalla fabbrica. Respinta anche la proposta di una proroga della cassa integrazione. Per la Uilm si sarebbe potuta usare quella per area di crisi complessa.

«Si è concluso con un mancato accordo l’incontro presso Arpal Puglia in merito alla procedura di licenziamento dei 56 lavoratori dell’azienda Pitrelli srl – dice la Uilm -. Non saremo mai complici di chi mette per strada le famiglie. È inaccettabile che i lavoratori che hanno svolto attività di manutenzione garantendo per anni la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva grazie al patrimonio di competenze acquisite, siano oggi sacrificati. Inoltre, il fermo delle batterie trascinerà con sé una parte importante delle attività lavorative dei lavoratori dell’indotto, rischiando di innescare una pioggia di richieste di cassa integrazione e ulteriori licenziamenti collettivi in altre aziende». Secondo la Uilm, «Taranto non può più pagare il prezzo di un’assenza di scelte istituzionali che stanno trasformando sempre più il territorio in un deserto occupazionale dove vige la rassegnazione. Naturalmente – rileva la Uilm – non abbiamo firmato nel rispetto della dignità delle persone coinvolte. Dignità continuamente calpestata da chi continua a gestire una vertenza così drammatica e complessa a colpi di slogan e promesse disattese mentre si aggrava la condizione di isolamento e di disperazione di tutti i lavoratori coinvolti».

Il caso Semat Sud

Per la Semat Sud, invece, i sindacati degli edili di Cgil, Cisl e Uil hanno ottenuto per il 29 gennaio alle 10.30 l’incontro a Bari con task force Lavoro della Regione Puglia presieduta da Leo Caroli. Un mese fa, affermano i sindacati, la società ha avviato «la procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività, motivando tale decisione per il perdurare della situazione di instabilità e incertezza dello stabilimento siderurgico». Gli interessati sono 218. Le sigle hanno chiesto all’azienda «di ritirare la procedura e di individuare congiuntamente misure di salvaguardia occupazionale in attesa dell’auspicato rilancio industriale e ambientale dell’ex Ilva di Taranto», ma, dicono, non c’è stata disponibilità da parte di Semat Sud. Di qui la richiesta di un intervento della task force regionale «affinché si scongiuri il licenziamento di 218 lavoratori». La proposta che le sigle edili faranno al tavolo è quella di prorogare la cassa che per il personale Semat Sud termina a marzo.

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Indotto ex Ilva in ginocchio: licenziamenti e altra “cassa”

La fermata delle cokerie nell’ex Ilva porta effetti a catena: un incremento della cassa integrazione e la conferma di numerosi licenziamenti.

Indotto ex Ilva in ginocchio: licenziamenti e altra “cassa”
di Domenico PALMIOTTI
5 Minuti di Lettura
domenica 18 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento: 16:34

L’indotto dell’ex Ilva è di nuovo nel vortice. Alle crisi annunciate il mese scorso e ora confermate – si tratta dei 274 licenziamenti tra Pitrelli e Semat Sud -, si aggiungono i contraccolpi provocati dalla fermata, che avverrà nella prossima settimana, di tre batterie della cokeria del siderurgico, la 7, la 8 e la 12, per lavori di manutenzione. La Semat Engineering, che si occupa di siderurgia, infrastrutture, energia ed edilizia civile, ha comunicato ai sindacati metalmeccanici che da mercoledì prossimo, in conseguenza della fermata delle batterie, metterà in cassa integrazione 120 persone su un organico che ne conta 240. Semat Engineering aveva già una quarantina di addetti in cassa a rotazione e adesso il numero sale. Questo perché, spiegano i sindacati, con lo stop, sia pure temporaneo, delle batterie, si ridimensioneranno le attività di manutenzione. E Semat Engineering ha il suo personale dislocato tra cokerie e altiforni.

Nelle sigle metalmeccaniche ora c’è la preoccupazione che l’incremento della cassa a Semat Engineering possa essere un’avvisaglia e che altre imprese possano fare altrettanto.

Acciaierie d’Italia ferma, mettendole in preriscaldo, le tre batterie, più un’altra, la 9, che è già ferma, poiché deve sostituire il reattore catalitico dell’impianto di desolforazione per il trattamento del gas della cokeria. I lavori – ha comunicato l’azienda ai sindacati – cominceranno il 19 gennaio con lo svuotamento della batteria 12, seguita dalla 7 e 8, e nella prima settimana di febbraio dalla parziale fermata dell’area sottoprodotti. La ripresa delle cokerie è prevista a fine aprile e quindi dalla prossima settimana e sino alla conclusione dei lavori, non si produrrà coke per gli altiforni – ed è la prima volta che accade – ma lo si acquisterà dall’estero, tenuto conto che per ora è in marcia solo un altoforno, il 4, e che intorno al 20 febbraio dovrebbe affiancarsene un secondo, il 2, dove stanno finendo i lavori di ripristino. L’ex Ilva ha ribadito che nelle cokerie 240 sui totali 540 non andranno in cassa ma saranno avviati a corsi di formazione. Non altrettanto, invece, si profila per il personale di Semat Engineering.

Il futuro incerto delle aziende

Ma quest’ultima crisi, come detto, si unisce a quelle di Pitrelli e Semat Sud. Per i 56 della Pitrelli, annuncia la Uilm, è stato confermato il licenziamento che potrebbe decorrere già dalla prossima settimana. All’Arpal i consulenti che rappresentavano l’impresa hanno ribadito che l’intenzione è quella di chiudere, tant’è che si stanno cedendo i contratti con l’ex Ilva e cominciando a portare via le attrezzature dalla fabbrica. Respinta anche la proposta di una proroga della cassa integrazione. Per la Uilm si sarebbe potuta usare quella per area di crisi complessa.

«Si è concluso con un mancato accordo l’incontro presso Arpal Puglia in merito alla procedura di licenziamento dei 56 lavoratori dell’azienda Pitrelli srl – dice la Uilm -. Non saremo mai complici di chi mette per strada le famiglie. È inaccettabile che i lavoratori che hanno svolto attività di manutenzione garantendo per anni la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva grazie al patrimonio di competenze acquisite, siano oggi sacrificati. Inoltre, il fermo delle batterie trascinerà con sé una parte importante delle attività lavorative dei lavoratori dell’indotto, rischiando di innescare una pioggia di richieste di cassa integrazione e ulteriori licenziamenti collettivi in altre aziende». Secondo la Uilm, «Taranto non può più pagare il prezzo di un’assenza di scelte istituzionali che stanno trasformando sempre più il territorio in un deserto occupazionale dove vige la rassegnazione. Naturalmente – rileva la Uilm – non abbiamo firmato nel rispetto della dignità delle persone coinvolte. Dignità continuamente calpestata da chi continua a gestire una vertenza così drammatica e complessa a colpi di slogan e promesse disattese mentre si aggrava la condizione di isolamento e di disperazione di tutti i lavoratori coinvolti».

Il caso Semat Sud

Per la Semat Sud, invece, i sindacati degli edili di Cgil, Cisl e Uil hanno ottenuto per il 29 gennaio alle 10.30 l’incontro a Bari con task force Lavoro della Regione Puglia presieduta da Leo Caroli. Un mese fa, affermano i sindacati, la società ha avviato «la procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività, motivando tale decisione per il perdurare della situazione di instabilità e incertezza dello stabilimento siderurgico». Gli interessati sono 218. Le sigle hanno chiesto all’azienda «di ritirare la procedura e di individuare congiuntamente misure di salvaguardia occupazionale in attesa dell’auspicato rilancio industriale e ambientale dell’ex Ilva di Taranto», ma, dicono, non c’è stata disponibilità da parte di Semat Sud. Di qui la richiesta di un intervento della task force regionale «affinché si scongiuri il licenziamento di 218 lavoratori». La proposta che le sigle edili faranno al tavolo è quella di prorogare la cassa che per il personale Semat Sud termina a marzo.

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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_indotto_crisi_licenziamenti-9303836.html


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