Pasticciotti dal Salento al Vaticano e il Papa telefona per ringraziare: «Siete nel mio cuore»

Pasticciotti dal Salento al Vaticano e il Papa telefona per ringraziare: «Siete nel mio cuore»

La sorpresa ieri a mezzogiorno. Toni, un padre salentino in viaggio a Roma insieme con la figlia di 11 anni, consegna il vassoio e Leone XIV lo chiama: «Le regalerò un libro»

Pasticciotti dal Salento al Vaticano e il Papa telefona per ringraziare: «Siete nel mio cuore»
4 Minuti di Lettura
mercoledì 21 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
25 gennaio, 23:40

La sorpresa arriva a metà giornata, quando il telefono squilla con un numero privato e dall’altro capo non c’è un call center, ma la voce del Papa. Pochi istanti che fermano il tempo e trasformano una giornata qualunque a Roma in un ricordo destinato a durare per sempre. C’è un filo che unisce il Salento alla Città eterna, fatto di viaggi frequenti e di attese cariche di speranza. È la routine di Antonio Santoro, 54 anni, per tutti “Toni”, di Merine (Lecce), che ieri era nella Capitale per accompagnare la figlia Corinne, 11 anni, ad una visita al Bambino Gesù. Un filo che ieri si è intrecciato con il cuore della Santa Sede, trasformandosi in una storia di gratitudine, umanità e fede. Santoro era quindi a Roma proprio per una di quelle trasferte che scandiscono la sua esistenza di padre. E ieri ha compiuto un gesto semplice: lasciare un vassoio di pasticciotti del Bar Commercio di Lecce negli uffici all’ingresso del Vaticano, dopo una lunga sequenza di controlli. Un dono dolce e sobrio, profondamente salentino, consegnato come segno di riconoscenza.

Il racconto

«Ormai sono quasi di casa, con mia figlia partecipo a numerose udienze – racconta Toni Santoro – sia in piazza San Pietro che nell’Aula Nervi, già con Papa Francesco e poi con Leone XIV.

E quasi sempre siamo nelle vicinanze del Santo Padre, non in platea». Per far arrivare al Pontefice il vassoio con i dolci tipici del Salento, la trafila è stata scrupolosa: Polizia italiana, Guardia Svizzera, Gendarmeria. «Ho dovuto firmare anche alcuni documenti. Poi ho lasciato i pasticciotti e sono andato via», racconta. Mezz’ora dopo, però, la giornata ha preso una piega inattesa. «Alle 12.03, mentre ero a Roma in via Cola di Rienzo con mia figlia, ricevo una telefonata da un numero privato». Santoro esita. «Pensavo fosse un call center. Poi, siccome mio figlio di 25 anni è nella Guardia di finanza e fa servizio proprio a Roma ho cominciato a pensare inconsciamente a qualcosa di preoccupante». Risponde. «Mi dicono: la chiamiamo dalla prefettura della Casa Pontificia. Ho collegato subito ai pasticciotti. Pensavo che, essendo cibo, non li potessero accettare per motivi di sicurezza». Invece, dall’altro capo del telefono arrivano parole diverse. «Una funzionaria mi ha ringraziato e fatto i complimenti per il nobile gesto. Poi mi ha detto: resti in linea». Pochi secondi. «E sento la voce di Papa Leone. Parole che rimarranno scolpite nel mio cuore per sempre: “Antonio, lei e Corinne siete sempre nelle mie preghiere. Grazie di cuore. Le invierò un libro da me firmato”, mi dice il Santo Padre. Poi ha aggiunto: “Ora le passo la signora, le auguro ancora tanta fortuna e soprattutto preghi tanto”». L’emozione è travolgente. «Mi sono bloccato, sono riuscito solo a dire: Santità, la ringrazio». La telefonata dura in tutto sette minuti. «Anche perché mi sono intrattenuto per comunicare i miei dati per la spedizione del libro. Alla fine mia figlia mi ha detto: papà, andiamo a mangiare? E io: aspetta un attimo, che prendo fiato. Ricevere la telefonata del Papa non avviene tutti i giorni». Nel Salento, Toni e la moglie Monica sono anche volontari proprio di “Villa Monica”, una casa alloggio per anziani con tre strutture a San Cesario, gestita dai loro figli «non solo per accogliere anziani, ma anche senzatetto, collaborando con Caritas e Comuni».

Negli ultimi anni, Toni e la figlia hanno incontrato più volte prima Papa Francesco e poi Leone XIV, donando opere, quadri, simboli della sua terra. «L’ultima udienza con Bergoglio risale al 15 gennaio dello scorso anno, una delle ultime prima che si ammalasse. Con Leone, invece, l’incontro – ricorda Santoro – è avvenuto per la prima volta il 10 giugno, a poco più di un mese dalla sua elezione. In quell’occasione gli ho donato un quadro; in seguito, una seconda volta, un’opera in pietra leccese con il logo del Vaticano. A settembre, durante un’altra udienza, gli ho consegnato una maglietta con una scritta giallorossa, a nome degli anziani ospiti delle strutture: allora l’ho abbracciato come si fa con un amico. Ora – conclude Toni – resta l’emozione indescrivibile della sua telefonata».

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Pasticciotti dal Salento al Vaticano e il Papa telefona per ringraziare: «Siete nel mio cuore»

La sorpresa ieri a mezzogiorno. Toni, un padre salentino in viaggio a Roma insieme con la figlia di 11 anni, consegna il vassoio e Leone XIV lo chiama: «Le regalerò un libro»

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25 gennaio, 23:40

La sorpresa arriva a metà giornata, quando il telefono squilla con un numero privato e dall’altro capo non c’è un call center, ma la voce del Papa. Pochi istanti che fermano il tempo e trasformano una giornata qualunque a Roma in un ricordo destinato a durare per sempre. C’è un filo che unisce il Salento alla Città eterna, fatto di viaggi frequenti e di attese cariche di speranza. È la routine di Antonio Santoro, 54 anni, per tutti “Toni”, di Merine (Lecce), che ieri era nella Capitale per accompagnare la figlia Corinne, 11 anni, ad una visita al Bambino Gesù. Un filo che ieri si è intrecciato con il cuore della Santa Sede, trasformandosi in una storia di gratitudine, umanità e fede. Santoro era quindi a Roma proprio per una di quelle trasferte che scandiscono la sua esistenza di padre. E ieri ha compiuto un gesto semplice: lasciare un vassoio di pasticciotti del Bar Commercio di Lecce negli uffici all’ingresso del Vaticano, dopo una lunga sequenza di controlli. Un dono dolce e sobrio, profondamente salentino, consegnato come segno di riconoscenza.

Il racconto

«Ormai sono quasi di casa, con mia figlia partecipo a numerose udienze – racconta Toni Santoro – sia in piazza San Pietro che nell’Aula Nervi, già con Papa Francesco e poi con Leone XIV.

E quasi sempre siamo nelle vicinanze del Santo Padre, non in platea». Per far arrivare al Pontefice il vassoio con i dolci tipici del Salento, la trafila è stata scrupolosa: Polizia italiana, Guardia Svizzera, Gendarmeria. «Ho dovuto firmare anche alcuni documenti. Poi ho lasciato i pasticciotti e sono andato via», racconta. Mezz’ora dopo, però, la giornata ha preso una piega inattesa. «Alle 12.03, mentre ero a Roma in via Cola di Rienzo con mia figlia, ricevo una telefonata da un numero privato». Santoro esita. «Pensavo fosse un call center. Poi, siccome mio figlio di 25 anni è nella Guardia di finanza e fa servizio proprio a Roma ho cominciato a pensare inconsciamente a qualcosa di preoccupante». Risponde. «Mi dicono: la chiamiamo dalla prefettura della Casa Pontificia. Ho collegato subito ai pasticciotti. Pensavo che, essendo cibo, non li potessero accettare per motivi di sicurezza». Invece, dall’altro capo del telefono arrivano parole diverse. «Una funzionaria mi ha ringraziato e fatto i complimenti per il nobile gesto. Poi mi ha detto: resti in linea». Pochi secondi. «E sento la voce di Papa Leone. Parole che rimarranno scolpite nel mio cuore per sempre: “Antonio, lei e Corinne siete sempre nelle mie preghiere. Grazie di cuore. Le invierò un libro da me firmato”, mi dice il Santo Padre. Poi ha aggiunto: “Ora le passo la signora, le auguro ancora tanta fortuna e soprattutto preghi tanto”». L’emozione è travolgente. «Mi sono bloccato, sono riuscito solo a dire: Santità, la ringrazio». La telefonata dura in tutto sette minuti. «Anche perché mi sono intrattenuto per comunicare i miei dati per la spedizione del libro. Alla fine mia figlia mi ha detto: papà, andiamo a mangiare? E io: aspetta un attimo, che prendo fiato. Ricevere la telefonata del Papa non avviene tutti i giorni». Nel Salento, Toni e la moglie Monica sono anche volontari proprio di “Villa Monica”, una casa alloggio per anziani con tre strutture a San Cesario, gestita dai loro figli «non solo per accogliere anziani, ma anche senzatetto, collaborando con Caritas e Comuni».

Negli ultimi anni, Toni e la figlia hanno incontrato più volte prima Papa Francesco e poi Leone XIV, donando opere, quadri, simboli della sua terra. «L’ultima udienza con Bergoglio risale al 15 gennaio dello scorso anno, una delle ultime prima che si ammalasse. Con Leone, invece, l’incontro – ricorda Santoro – è avvenuto per la prima volta il 10 giugno, a poco più di un mese dalla sua elezione. In quell’occasione gli ho donato un quadro; in seguito, una seconda volta, un’opera in pietra leccese con il logo del Vaticano. A settembre, durante un’altra udienza, gli ho consegnato una maglietta con una scritta giallorossa, a nome degli anziani ospiti delle strutture: allora l’ho abbracciato come si fa con un amico. Ora – conclude Toni – resta l’emozione indescrivibile della sua telefonata».

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