Buco nei conti delle Asl, incubo aumento tasse: Decaro studia il dossier

Buco nei conti delle Asl, incubo aumento tasse: Decaro studia il dossier

Bisogna trovare la copertura al disavanzo sanitario 2025, che si aggira tra i 110 e i 140 milioni. Il governatore ha incontrato i direttori dei pronto soccorso per la carenza dei medici, si pensa anche a operatori stranieri

La riunione di ieri di Decaro con i direttori Asl e dei pronto soccoso
La riunione di ieri di Decaro con i direttori Asl e dei pronto soccoso
di Vincenzo DAMIANI
4 Minuti di Lettura
mercoledì 21 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
27 gennaio, 11:26

Il dossier sul buco nei conti della sanità è già sul tavolo del governatore Antonio Decaro e degli assessori competenti, Donato Pentassuglia (Sanità) e Sebastiano Leo (Bilancio). Anche nel 2025 le Asl hanno sforato, il dato non è ancora consolidato ma il passivo viaggia tra i 110 e i 140 milioni di euro. Non una novità, visto che il rosso nei bilanci si ripete ormai da cinque anni consecutivi, come evidenziato dalla Corte dei Conti. Però, per evitare l’aumento automatico dell’Irpef, la Regione deve individuare entro fine aprile le coperture.

La nuova giunta ha ereditato questa situazione e adesso sta studiando come intervenire: «Stiamo facendo le prime valutazioni, faremo una verifica», ha detto ieri Decaro a margine di un evento a Lecce incalzato sull’argomento.

Ancora una volta, quindi, la Regione si ritrova a dover rastrellare soldi nelle pieghe del bilancio per coprire il buco ed evitare l’aumento delle tasse per i pugliesi. L’ex assessore Fabiano Amati l’anno scorso aveva lanciato l’allarme, ma evidentemente è rimasto inascoltato. Già nel 2024, il disavanzo è stato di circa 132 milioni, nel 2023 il bilancio sanitario è stato chiuso con un passivo di 72,6 milioni, nel 2022 addirittura il “rosso” è stato di 144,3 milioni, nel 2021 il deficit è stato pari a 132,9 milioni. In sostanza, negli ultimi cinque anni il bilancio ha sempre avuto il segno meno.

A contribuire al disavanzo c’è la mobilità passiva, che è costata alla Puglia due miliardi di euro dal 2014 al 2024. Anche su questo fronte Decaro sta cercando di individuare delle soluzioni: «La mobilità passiva – ha spiegato ieri – non è nemmeno per interventi di alta specializzazione. Sto già lavorando con l’Emilia Romagna e il Lazio, ho già parlato con l’Emilia Romagna perchè la riduzione della mobilità passiva passa dagli accordi con le altre regioni». Per i viaggi della speranza in dieci anni la Puglia ha bruciato quasi due miliardi di euro, ma è soprattutto nel 2024 che i conti sono andati fuori controllo: sono stati spesi 240 milioni, la cifra più alta dell’ultimo decennio. La Puglia, «dopo un primo periodo di miglioramento, ha visto un netto peggioramento dei propri risultati finanziari, tanto che nel 2024 il disavanzo accumulato» nella spesa sanitaria «supera di gran lunga quello del 2015»: dai meno 54 milioni del 2015 si è passati ai meno 132milioni di euro del 2024, rilevano i magistrati contabili. Nel triennio 2023-2025, la Corte dei Conti ha rilevato in modo ricorrente perdite di esercizio significative, con particolare gravità in alcune Regioni del Mezzogiorno – tra cui la Puglia – che «si accompagnano a una cronica insufficienza di copertura finanziaria e a un ricorso sistematico ad anticipazioni di tesoreria».

Come detto, la mobilità passiva, assieme alla spesa farmaceutica, continua ad essere il tallone di Achille: “L’analisi del saldo della mobilità sanitaria – si legge nella relazione dei magistrati – mostra evidenti disparità regionali, con le Regioni del Nord che beneficiano di un saldo positivo e quelle del Sud che affrontano il contrasto al fenomeno della mobilità sanitaria. Infatti, le Regioni che hanno una maggiore capacità di attrazione risultano essere quelle che ottengono i punteggi più elevati nell’ambito della valutazione dei Lea; all’opposto, troviamo quelle che soggiacciono ai Piani di rientro (Abruzzo, Puglia, Sicilia, Lazio, Calabria, Campania), ad eccezione del Molise”.

L’altro bubbone riguarda i pronto soccorso: ieri sera Decaro e Pentassuglia hanno incontrato i direttori delle strutture di emergenza-urgenza e oggi l’assessore alla Sanità terrà un’altra riunione ma questa volta con i manager delle Asl. Al centro del faccia a faccia di ieri la questione personale e sovraffollamento dei pronto soccorso: «Non ci sono medici – ha detto il governatore – non partecipano ai concorsi. C’è una carenza nazionale negli organici, è un’attività poco attrattiva. Dobbiamo trovare una soluzione nazionale, la Calabria ad esempio ha assunto medici stranieri. Contemporaneamente dobbiamo struttura la sanità territoriale, facciamo molto affidamento sugli ospedali di comunità e le case di comunità per evitare che i codici bianchi e verdi si riversino sugli ospedali, come accade oggi». La Regione sta lavorando per migliorare l’accoglienza nei pronto soccorso e per fornire ai parenti dei pazienti informazioni sullo stato di salute dei loro cari in visita. Oltre a prevedere la figura di un infermiere addetto all’accoglienza, si sta studiando la possibilità di veicolare le informazioni attraverso un’App, come avviene già in alcuni ospedali della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Buco nei conti delle Asl, incubo aumento tasse: Decaro studia il dossier

Bisogna trovare la copertura al disavanzo sanitario 2025, che si aggira tra i 110 e i 140 milioni. Il governatore ha incontrato i direttori dei pronto soccorso per la carenza dei medici, si pensa anche a operatori stranieri

La riunione di ieri di Decaro con i direttori Asl e dei pronto soccoso
La riunione di ieri di Decaro con i direttori Asl e dei pronto soccoso
di Vincenzo DAMIANI
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mercoledì 21 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
27 gennaio, 11:26

Il dossier sul buco nei conti della sanità è già sul tavolo del governatore Antonio Decaro e degli assessori competenti, Donato Pentassuglia (Sanità) e Sebastiano Leo (Bilancio). Anche nel 2025 le Asl hanno sforato, il dato non è ancora consolidato ma il passivo viaggia tra i 110 e i 140 milioni di euro. Non una novità, visto che il rosso nei bilanci si ripete ormai da cinque anni consecutivi, come evidenziato dalla Corte dei Conti. Però, per evitare l’aumento automatico dell’Irpef, la Regione deve individuare entro fine aprile le coperture.

La nuova giunta ha ereditato questa situazione e adesso sta studiando come intervenire: «Stiamo facendo le prime valutazioni, faremo una verifica», ha detto ieri Decaro a margine di un evento a Lecce incalzato sull’argomento.

Ancora una volta, quindi, la Regione si ritrova a dover rastrellare soldi nelle pieghe del bilancio per coprire il buco ed evitare l’aumento delle tasse per i pugliesi. L’ex assessore Fabiano Amati l’anno scorso aveva lanciato l’allarme, ma evidentemente è rimasto inascoltato. Già nel 2024, il disavanzo è stato di circa 132 milioni, nel 2023 il bilancio sanitario è stato chiuso con un passivo di 72,6 milioni, nel 2022 addirittura il “rosso” è stato di 144,3 milioni, nel 2021 il deficit è stato pari a 132,9 milioni. In sostanza, negli ultimi cinque anni il bilancio ha sempre avuto il segno meno.

A contribuire al disavanzo c’è la mobilità passiva, che è costata alla Puglia due miliardi di euro dal 2014 al 2024. Anche su questo fronte Decaro sta cercando di individuare delle soluzioni: «La mobilità passiva – ha spiegato ieri – non è nemmeno per interventi di alta specializzazione. Sto già lavorando con l’Emilia Romagna e il Lazio, ho già parlato con l’Emilia Romagna perchè la riduzione della mobilità passiva passa dagli accordi con le altre regioni». Per i viaggi della speranza in dieci anni la Puglia ha bruciato quasi due miliardi di euro, ma è soprattutto nel 2024 che i conti sono andati fuori controllo: sono stati spesi 240 milioni, la cifra più alta dell’ultimo decennio. La Puglia, «dopo un primo periodo di miglioramento, ha visto un netto peggioramento dei propri risultati finanziari, tanto che nel 2024 il disavanzo accumulato» nella spesa sanitaria «supera di gran lunga quello del 2015»: dai meno 54 milioni del 2015 si è passati ai meno 132milioni di euro del 2024, rilevano i magistrati contabili. Nel triennio 2023-2025, la Corte dei Conti ha rilevato in modo ricorrente perdite di esercizio significative, con particolare gravità in alcune Regioni del Mezzogiorno – tra cui la Puglia – che «si accompagnano a una cronica insufficienza di copertura finanziaria e a un ricorso sistematico ad anticipazioni di tesoreria».

Come detto, la mobilità passiva, assieme alla spesa farmaceutica, continua ad essere il tallone di Achille: “L’analisi del saldo della mobilità sanitaria – si legge nella relazione dei magistrati – mostra evidenti disparità regionali, con le Regioni del Nord che beneficiano di un saldo positivo e quelle del Sud che affrontano il contrasto al fenomeno della mobilità sanitaria. Infatti, le Regioni che hanno una maggiore capacità di attrazione risultano essere quelle che ottengono i punteggi più elevati nell’ambito della valutazione dei Lea; all’opposto, troviamo quelle che soggiacciono ai Piani di rientro (Abruzzo, Puglia, Sicilia, Lazio, Calabria, Campania), ad eccezione del Molise”.

L’altro bubbone riguarda i pronto soccorso: ieri sera Decaro e Pentassuglia hanno incontrato i direttori delle strutture di emergenza-urgenza e oggi l’assessore alla Sanità terrà un’altra riunione ma questa volta con i manager delle Asl. Al centro del faccia a faccia di ieri la questione personale e sovraffollamento dei pronto soccorso: «Non ci sono medici – ha detto il governatore – non partecipano ai concorsi. C’è una carenza nazionale negli organici, è un’attività poco attrattiva. Dobbiamo trovare una soluzione nazionale, la Calabria ad esempio ha assunto medici stranieri. Contemporaneamente dobbiamo struttura la sanità territoriale, facciamo molto affidamento sugli ospedali di comunità e le case di comunità per evitare che i codici bianchi e verdi si riversino sugli ospedali, come accade oggi». La Regione sta lavorando per migliorare l’accoglienza nei pronto soccorso e per fornire ai parenti dei pazienti informazioni sullo stato di salute dei loro cari in visita. Oltre a prevedere la figura di un infermiere addetto all’accoglienza, si sta studiando la possibilità di veicolare le informazioni attraverso un’App, come avviene già in alcuni ospedali della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

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