Federica Torzullo, come è morta? Il marito ha dato fuoco al corpo e ha tentato di farla a pezzi. «Sepolta in un’ora»

Federica Torzullo, come è morta? Il marito ha dato fuoco al corpo e ha tentato di farla a pezzi. «Sepolta in un’ora»

Il marito l’ha sepolta in un’ora: con la benna della ruspa le ha quasi spezzato il collo colpendola più volte, poi l’ha gettata nella fossa e per cercare di renderla irriconoscibile l’ha bruciata

«Ha provato a farla a pezzi e a bruciarla», la ricostruzione dell'omicidio di Federica. Il marito l'ha sepolta in un'ora
«Ha provato a farla a pezzi e a bruciarla», la ricostruzione dell’omicidio di Federica. Il marito l’ha sepolta in un’ora
di Valeria Di Corrado e Camilla Mozzetti
5 Minuti di Lettura
martedì 20 gennaio 2026, 08:53

Ha infierito sul corpo di Federica in ogni modo, arrivando al punto di tentare di bruciarlo e farlo a pezzi, per «ostacolarne il riconoscimento» spiega il pm nel decreto di fermo, per poi seppellirlo con quintali di terra. E mentre faceva tutto questo – nell’arco di un’ora (tra le 7,40 e le 8,45 del 9 gennaio) – usava il cellulare di lei per inviare messaggi alla suocera, fingendosi Federica, e suggerendole di farcire con la Nutella la crepe per il figlio. A Claudio Carlomagno non è bastato uccidere la moglie quando era sola in casa con lui, e stiparne il cadavere nel baule dell’auto, fino a ripiegarlo su se stesso. L’indomani mattina lo ha portato nella sede della sua ditta, ad Anguillara Sabazia: l’ha gettato in una fossa profonda due metri, alla base della quale aveva messo uno strato di ghiaia drenante per trattenere i liquami ed evitare le esalazioni di gas, e con un mini escavatore l’ha pressato sul fondo, infliggendogli altre ferite di cui una all’addome, martoriandolo con la benna della ruspa. Da questa azione deriva probabilmente quello che la Procura di Civitavecchia definisce «tentativo di depezzamento». Poi, non contento, il 44enne – finito in carcere domenica con l’accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere – è passato «all’azione di fiamma». Infine ha coperto il buco con la terra, usando sempre il mini escavatore e ultimando l’opera con un badile: tanto che tracce di sangue sono state trovate sia sul mezzo meccanico sia sul manico della pala. Tutti “attrezzi del mestiere”, visto che Carlomagno possiede una ditta di movimentazione terra e scavi.

Mummificata

Quando i carabinieri hanno riesumato il corpo, il volto della donna era irriconoscibile: una maschera di terriccio, come fosse mummificato. Impossibile distinguere persino i vestiti. La sorella Stefania – visionando le foto del cadavere – l’ha riconosciuta dai bracciali e dalla collana abitualmente indossati da Federica, oltre che dal piercing all’orecchio sinistro. Il medico che ispezionato il corpo, in attesa dell’autopsia prevista oggi all’Istituto di medicina legale della Sapienza di Roma, ha riscontrato tre lesioni al collo e multipli tagli con margini netti nella parte sinistra del volto, all’orecchio destro, nella regione cervicale e nel braccio sinistro. In corrispondenza dell’addome, aveva inoltre un’altra profonda ferita, probabilmente provocata dall’azione della ruspa. L’anatomopatologo nominato dal pm dovrà stabilire come sia stata uccisa la funzionaria del centro di smistamento delle Poste dell’aeroporto di Fiumicino. Il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori ipotizza che l’indagato abbia usato un’arma bianca, che però non è stata ritrovata. Non è nemmeno da escludere che Federica possa essere stata uccisa sbattendole la testa contro un muro. All’interno della villetta di via Costantino 9, ad Anguillara, dove la coppia abitava con il figlio, i Ris hanno trovato tracce di sangue «sulla porzione di pavimento compresa tra l’inizio delle scale che conducono al primo piano e la soglia di ingresso, nonché nella camera adibita a cabina armadio del primo piano»; tutte lavate con la candeggina ma non la classica scena del crimine “parlante”. «Tracce ematiche latenti» sono state isolate anche sugli abiti da lavoro di Carlomagno, rinvenuti all’interno di una asciugatrice, «segno del fatto che erano stati lavati», si legge nel decreto di fermo firmato da Gianluca Pignotti, in cui si fa riferimento alla «dissimulazione della propria condotta e al contegno non collaborativo» del 44enne e al pericolo di fuga.

Non ha collaborato con la giustizia nemmeno ieri, quando i pm si sono recati nel carcere di Civitavecchia per interrogarlo. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e potrebbe fare lo stesso anche durante l’udienza di convalida davanti al gip.

Il movente

«Nel corso dell’indagine è emerso che i coniugi attraversavano una profonda crisi, tanto che gli stessi vivevano da separati in casa – si legge nel decreto di fermo – e mentre Federica coltivava da tempo una nuova relazione affettiva, Carlomagno non era in grado di accettare la fine del matrimonio». Anche perché, come spiegano gli inquirenti, sembra essere privo di legami affettivi e professionali, tanto da sentire il mondo crollargli addosso dopo che la moglie il 12 dicembre si era recata dall’avvocato per avviare la causa di separazione. Da questo momento in poi deve aver iniziato a nutrire nei confronti di Federica Torzullo un sentimento di odio, sfociato nel delitto. «Deve altresì ritenersi che l’indagato abbia agito con condotte violente nei confronti della coniuge all’interno della casa familiare, per poi trasportarne le spoglie presso il deposito aziendale della Carlomagno s.r.l.», spiega il pm. «Il successivo spostamento delle spoglie di Federica, ormai esanime, emerge chiaramente dalla visione delle telecamere di videosorveglianza», che avrebbero filmato quindi la sua opera di occultamento del cadavere della moglie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Federica Torzullo, come è morta? Il marito ha dato fuoco al corpo e ha tentato di farla a pezzi. «Sepolta in un’ora»

Il marito l’ha sepolta in un’ora: con la benna della ruspa le ha quasi spezzato il collo colpendola più volte, poi l’ha gettata nella fossa e per cercare di renderla irriconoscibile l’ha bruciata

«Ha provato a farla a pezzi e a bruciarla», la ricostruzione dell'omicidio di Federica. Il marito l'ha sepolta in un'ora
«Ha provato a farla a pezzi e a bruciarla», la ricostruzione dell’omicidio di Federica. Il marito l’ha sepolta in un’ora
di Valeria Di Corrado e Camilla Mozzetti
5 Minuti di Lettura
martedì 20 gennaio 2026, 08:53

Ha infierito sul corpo di Federica in ogni modo, arrivando al punto di tentare di bruciarlo e farlo a pezzi, per «ostacolarne il riconoscimento» spiega il pm nel decreto di fermo, per poi seppellirlo con quintali di terra. E mentre faceva tutto questo – nell’arco di un’ora (tra le 7,40 e le 8,45 del 9 gennaio) – usava il cellulare di lei per inviare messaggi alla suocera, fingendosi Federica, e suggerendole di farcire con la Nutella la crepe per il figlio. A Claudio Carlomagno non è bastato uccidere la moglie quando era sola in casa con lui, e stiparne il cadavere nel baule dell’auto, fino a ripiegarlo su se stesso. L’indomani mattina lo ha portato nella sede della sua ditta, ad Anguillara Sabazia: l’ha gettato in una fossa profonda due metri, alla base della quale aveva messo uno strato di ghiaia drenante per trattenere i liquami ed evitare le esalazioni di gas, e con un mini escavatore l’ha pressato sul fondo, infliggendogli altre ferite di cui una all’addome, martoriandolo con la benna della ruspa. Da questa azione deriva probabilmente quello che la Procura di Civitavecchia definisce «tentativo di depezzamento». Poi, non contento, il 44enne – finito in carcere domenica con l’accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere – è passato «all’azione di fiamma». Infine ha coperto il buco con la terra, usando sempre il mini escavatore e ultimando l’opera con un badile: tanto che tracce di sangue sono state trovate sia sul mezzo meccanico sia sul manico della pala. Tutti “attrezzi del mestiere”, visto che Carlomagno possiede una ditta di movimentazione terra e scavi.

Mummificata

Quando i carabinieri hanno riesumato il corpo, il volto della donna era irriconoscibile: una maschera di terriccio, come fosse mummificato. Impossibile distinguere persino i vestiti. La sorella Stefania – visionando le foto del cadavere – l’ha riconosciuta dai bracciali e dalla collana abitualmente indossati da Federica, oltre che dal piercing all’orecchio sinistro. Il medico che ispezionato il corpo, in attesa dell’autopsia prevista oggi all’Istituto di medicina legale della Sapienza di Roma, ha riscontrato tre lesioni al collo e multipli tagli con margini netti nella parte sinistra del volto, all’orecchio destro, nella regione cervicale e nel braccio sinistro. In corrispondenza dell’addome, aveva inoltre un’altra profonda ferita, probabilmente provocata dall’azione della ruspa. L’anatomopatologo nominato dal pm dovrà stabilire come sia stata uccisa la funzionaria del centro di smistamento delle Poste dell’aeroporto di Fiumicino. Il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori ipotizza che l’indagato abbia usato un’arma bianca, che però non è stata ritrovata. Non è nemmeno da escludere che Federica possa essere stata uccisa sbattendole la testa contro un muro. All’interno della villetta di via Costantino 9, ad Anguillara, dove la coppia abitava con il figlio, i Ris hanno trovato tracce di sangue «sulla porzione di pavimento compresa tra l’inizio delle scale che conducono al primo piano e la soglia di ingresso, nonché nella camera adibita a cabina armadio del primo piano»; tutte lavate con la candeggina ma non la classica scena del crimine “parlante”. «Tracce ematiche latenti» sono state isolate anche sugli abiti da lavoro di Carlomagno, rinvenuti all’interno di una asciugatrice, «segno del fatto che erano stati lavati», si legge nel decreto di fermo firmato da Gianluca Pignotti, in cui si fa riferimento alla «dissimulazione della propria condotta e al contegno non collaborativo» del 44enne e al pericolo di fuga.

Non ha collaborato con la giustizia nemmeno ieri, quando i pm si sono recati nel carcere di Civitavecchia per interrogarlo. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e potrebbe fare lo stesso anche durante l’udienza di convalida davanti al gip.

Il movente

«Nel corso dell’indagine è emerso che i coniugi attraversavano una profonda crisi, tanto che gli stessi vivevano da separati in casa – si legge nel decreto di fermo – e mentre Federica coltivava da tempo una nuova relazione affettiva, Carlomagno non era in grado di accettare la fine del matrimonio». Anche perché, come spiegano gli inquirenti, sembra essere privo di legami affettivi e professionali, tanto da sentire il mondo crollargli addosso dopo che la moglie il 12 dicembre si era recata dall’avvocato per avviare la causa di separazione. Da questo momento in poi deve aver iniziato a nutrire nei confronti di Federica Torzullo un sentimento di odio, sfociato nel delitto. «Deve altresì ritenersi che l’indagato abbia agito con condotte violente nei confronti della coniuge all’interno della casa familiare, per poi trasportarne le spoglie presso il deposito aziendale della Carlomagno s.r.l.», spiega il pm. «Il successivo spostamento delle spoglie di Federica, ormai esanime, emerge chiaramente dalla visione delle telecamere di videosorveglianza», che avrebbero filmato quindi la sua opera di occultamento del cadavere della moglie.

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