Lecce coraggioso ed efficace. Ma l’attacco è un problema

Lecce coraggioso ed efficace. Ma l’attacco è un problema

C’è da registrare ancora una volta la mancanza di qualità nei trenta metri finali

Lecce coraggioso ed efficace. Ma l’attacco è un problema
di Michele TOSSANI
3 Minuti di Lettura
venerdì 16 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
17 gennaio, 14:32

Peccato, ma non tutto è da buttare. Il Lecce chiude la prima delle due giornate milanesi (la prossima sarà domenica contro il Milan) con una sconfitta che, con un po’ più di attenzione e qualità, si sarebbe potuta anche evitare. Detto questo, la prova offerta contro l’Inter offre interessanti spunti di riflessione sui quali vale la pena ragionare e, paradossalmente, ha dato più indicazioni positive rispetto a quelle fornite dalla trasferta in casa della Juventus, dove pure il Lecce aveva ottenuto un pareggio importante. Sì perché, al netto della sconfitta contro Lautaro Martínez e compagni (causata essenzialmente da una distrazione difensiva venuta poco dopo una buona occasione sprecata dai giallorossi), i salentini hanno disputato una bella gara, contenendo tutto sommato bene una squadra avversaria di livello superiore e proponendosi in avanti con interessanti contropiedi.

Di positivo c’è dunque stato in primis l’atteggiamento generale del Lecce, specialmente nella prima frazione di gioco. In quei quarantacinque minuti d’apertura infatti Eusebio Di Francesco ha presentato una formazione coraggiosa, che ha difeso in avanti, tenendo la linea alta e contrastando con efficacia il solitamente temibile palleggio dei nerazzurri. Quando invece era il Lecce ad avere il possesso, la gestione era razionale, volta a provare a far male ai padroni di casa o, almeno, a difendersi con la palla.

All’interno di questa organizzazione emergevano le individualità, a cominciare da Jamil Siebert. Il centrale tedesco, in coppia con Tiago Gabriel, ha fatto dimenticare l’assenza di Kialonda Gaspar, fuori per la squalifica di tre giornate inflittagli dal giudice sportivo a seguito dell’espulsione rimediata contro il Parma. Peccato per la leggerezza compiuta dai due difensori in occasione della rete nerazzurra, con un errore nelle scalate che ha lasciato Lautaro libero di battere a rete e Francesco Pio Esposito di ribadire in gol la respinta di Wladimiro Falcone. Al netto di ciò, con Danilo Veiga discreto a destra e con Antonino Gallo che ha annullato Andy Diouf la retroguardia potrebbe aver trovato la quadra.

Davanti alla difesa poi ha operato con sagacia tattica e padronanza tecnica Lassana Coulibaly. Il centrocampista maliano ha svolto egregiamente sia il compito di schermo che quello di regista arretrato, sprecando pochissimi palloni e giocando con coraggio anche sul corto. La partita disputata dal numero 29 ne ripropone prepotentemente la candidatura in quella posizione, anche a fronte del rientro di un Ylber Ramadani che non ha la stessa pulizia tecnica quando si tratta di muovere palla. Sempre in mezzo al campo ha ben impressionato Omri Gandelman. Già nei pochi minuti avuti a disposizione col Parma l’israeliano ha fatto capire di essere in grado di svolgere quelle funzioni da invasore dell’area che quasi nessun’altra mezzala a disposizione di DiFra riesce a eseguire. Con l’Inter l’ex Gent si è anche applicato difensivamente, dato che dal suo lato di campo (sul centro-destra) le uscite in pressing alto lo vedevano impegnato a contrastare in prima battuta Alessandro Bastoni.

Fin qui le note positive. Di negativo purtroppo c’è da registrare la solita, cronica mancanza di qualità negli ultimi trenta metri di campo. Alcune azioni ospiti sono state infatti sprecate da errori di esecuzione o di scelta, segnatamente con Santiago Pierotti. Utile in fase difensiva come quinto aggiunto, l’argentino non è mai a suo agio quando si tratta di dover offendere. Problemi poi si sono registrati con Nikola Štulić. Il centravanti serbo è uomo d’area e si trova a mal partito quando deve giocare spalle alla porta, lontano dagli ultimi sedici metri. L’idea di costruire tramite palla lunga è stata buona, per evitare il pericoloso pressing dell’Inter. Sarebbe però stato utile avere a disposizione una diversa tipologia di numero 9, uno in grado di vincere qualche duello e difendere il pallone. Vero è che, sulle respinte della difesa, si può lo stesso conquistare la seconda palla (e qui sono mancati i rimbalzisti leccesi), ma avere ogni lancio verso Štulić sempre respinto indietro non ha certo favorito la fase offensiva giallorossa. In certe gare lì davanti serve altro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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C’è da registrare ancora una volta la mancanza di qualità nei trenta metri finali

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venerdì 16 gennaio 2026, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
17 gennaio, 14:32

Peccato, ma non tutto è da buttare. Il Lecce chiude la prima delle due giornate milanesi (la prossima sarà domenica contro il Milan) con una sconfitta che, con un po’ più di attenzione e qualità, si sarebbe potuta anche evitare. Detto questo, la prova offerta contro l’Inter offre interessanti spunti di riflessione sui quali vale la pena ragionare e, paradossalmente, ha dato più indicazioni positive rispetto a quelle fornite dalla trasferta in casa della Juventus, dove pure il Lecce aveva ottenuto un pareggio importante. Sì perché, al netto della sconfitta contro Lautaro Martínez e compagni (causata essenzialmente da una distrazione difensiva venuta poco dopo una buona occasione sprecata dai giallorossi), i salentini hanno disputato una bella gara, contenendo tutto sommato bene una squadra avversaria di livello superiore e proponendosi in avanti con interessanti contropiedi.

Di positivo c’è dunque stato in primis l’atteggiamento generale del Lecce, specialmente nella prima frazione di gioco. In quei quarantacinque minuti d’apertura infatti Eusebio Di Francesco ha presentato una formazione coraggiosa, che ha difeso in avanti, tenendo la linea alta e contrastando con efficacia il solitamente temibile palleggio dei nerazzurri. Quando invece era il Lecce ad avere il possesso, la gestione era razionale, volta a provare a far male ai padroni di casa o, almeno, a difendersi con la palla.

All’interno di questa organizzazione emergevano le individualità, a cominciare da Jamil Siebert. Il centrale tedesco, in coppia con Tiago Gabriel, ha fatto dimenticare l’assenza di Kialonda Gaspar, fuori per la squalifica di tre giornate inflittagli dal giudice sportivo a seguito dell’espulsione rimediata contro il Parma. Peccato per la leggerezza compiuta dai due difensori in occasione della rete nerazzurra, con un errore nelle scalate che ha lasciato Lautaro libero di battere a rete e Francesco Pio Esposito di ribadire in gol la respinta di Wladimiro Falcone. Al netto di ciò, con Danilo Veiga discreto a destra e con Antonino Gallo che ha annullato Andy Diouf la retroguardia potrebbe aver trovato la quadra.

Davanti alla difesa poi ha operato con sagacia tattica e padronanza tecnica Lassana Coulibaly. Il centrocampista maliano ha svolto egregiamente sia il compito di schermo che quello di regista arretrato, sprecando pochissimi palloni e giocando con coraggio anche sul corto. La partita disputata dal numero 29 ne ripropone prepotentemente la candidatura in quella posizione, anche a fronte del rientro di un Ylber Ramadani che non ha la stessa pulizia tecnica quando si tratta di muovere palla. Sempre in mezzo al campo ha ben impressionato Omri Gandelman. Già nei pochi minuti avuti a disposizione col Parma l’israeliano ha fatto capire di essere in grado di svolgere quelle funzioni da invasore dell’area che quasi nessun’altra mezzala a disposizione di DiFra riesce a eseguire. Con l’Inter l’ex Gent si è anche applicato difensivamente, dato che dal suo lato di campo (sul centro-destra) le uscite in pressing alto lo vedevano impegnato a contrastare in prima battuta Alessandro Bastoni.

Fin qui le note positive. Di negativo purtroppo c’è da registrare la solita, cronica mancanza di qualità negli ultimi trenta metri di campo. Alcune azioni ospiti sono state infatti sprecate da errori di esecuzione o di scelta, segnatamente con Santiago Pierotti. Utile in fase difensiva come quinto aggiunto, l’argentino non è mai a suo agio quando si tratta di dover offendere. Problemi poi si sono registrati con Nikola Štulić. Il centravanti serbo è uomo d’area e si trova a mal partito quando deve giocare spalle alla porta, lontano dagli ultimi sedici metri. L’idea di costruire tramite palla lunga è stata buona, per evitare il pericoloso pressing dell’Inter. Sarebbe però stato utile avere a disposizione una diversa tipologia di numero 9, uno in grado di vincere qualche duello e difendere il pallone. Vero è che, sulle respinte della difesa, si può lo stesso conquistare la seconda palla (e qui sono mancati i rimbalzisti leccesi), ma avere ogni lancio verso Štulić sempre respinto indietro non ha certo favorito la fase offensiva giallorossa. In certe gare lì davanti serve altro.
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