Formula 3 e Battisti: «Omaggio al maestro»

Parla di autentica “magia” Tony Cicco, fondatore e batterista della Formula 3, band che ha fatto la storia della musica italiana e che sarà di scena a Brindisi, sul palco del Nuovo Teatro Verdi, stasera alle 21. La magia è quella vissuta con Lucio Battisti, una storia in musica che è già leggenda, restituita al pubblico attraverso canzoni senza tempo impresse nel cuore di diverse generazioni. Con Cicco, sul palco, Angelo Anastasio e Ciro Di Bitonto con il loro “Live Concert – Siamo tutti figli di Battisti”. Molto più di un ritorno: un atto di trasmissione, un modo per rimettere al centro le canzoni come materia viva, fatta di suono, parole, memoria e corpo.
Cicco, quali particolarità stilistiche contraddistinguono la Formula 3?
«La Formula 3 non rispecchiava il modello di trio rock proposto da Jimi Hendrix, ovvero chitarra, basso e batteria. La Formula 3 nasce con tastiere/organo, chitarra e batterista/cantante: era una formazione atipica. Senza il basso, il grande Alberto Radius usava i pedali, effetti sulla chitarra che abbassavano le note di un sedicesimo. Anch’io suonavo in un modo strano, mimavo i movimenti della cassa come se fosse un basso e veniva fuori un sound molto particolare».
Come si riassume il suo percorso musicale?
«Non sono mai stato un virtuoso della batteria pur essendo nato in una famiglia in cui la musica era pane quotidiano. Ho sempre cercato di evolvermi per approfondire quel mondo affascinante che da passione si è trasformato in lavoro. Ho studiato pianoforte grazie a mio padre e a mio fratello, sono diventato autore e compositore, raggiungendo una visuale completa su ciò che rappresenta una composizione».
Come e quando è avvenuto l’incontro con Battisti?
«Al Festival di Sanremo del ‘69: lui cantava “Un’avventura” con Winston Pickett, mentre io ero impegnato con Checco Marsella de I Giganti. Dopo nove mesi ci siamo incontrati al Pipes di Milano che allora era il Tempio del Rock. Suonavo con Radius e Gabriele Lorenzi nella Formula 3, per l’appunto. Ci venne ad ascoltare, restò colpito dal nostro sound, dalla freschezza di tre giovanotti che scalpitavano, ci offrì subito un contratto con l’etichetta che aveva formato con Mogol, la Numero uno. Da lì non ci siamo mai separati per quattro anni».
Che eredità vi ha lasciato?
«Lucio resta immortale, irripetibile, è stato un innovatore. Continuo a emozionarmi nell’omaggiarlo: non va copiato o imitato, ma solamente interpretato. Lo reputo il mio maestro. Tutta la magia che è riuscito a esprimere attraverso le sue canzoni si riversa nei nostri concerti, così come avveniva quando lo accompagnavamo dal vivo. Durante il tour teatrale in corso stiamo incontrando un pubblico incredibilmente attento, competente, divertito. Spero che questa magia continui».
Come vi rapportate al pubblico dei più giovani?
«Meravigliosamente. Non è vero che a teatro vengono solo i nostri coetanei. Sono felice di potermi confrontare ogni sera con un pubblico giovane, è bello parlare con chi riesce a recepire che la nostra musica è suonata dal vivo, senza troppi marchingegni».
Cosa pensa della musica italiana contemporanea?
«Ci sono tanti autori e cantanti interessanti, però è raro che ascoltandoli mi venga la pelle d’oca, che senta quell’emozione che dovrebbe essere parte integrante della musica».
Cosa consiglierebbe ai giovani artisti?
«Di non dimenticare l’importanza della gavetta e di suonare il più possibile, di condividere tempo e note, di non isolarsi davanti ai pc. La differenza fra la nostra generazione e quella dei giovani d’oggi è che loro hanno tutto a disposizione, noi avevamo poco e niente, però il segreto è sempre stata la passione».
Formula 3 e Battisti: «Omaggio al maestro»

Parla di autentica “magia” Tony Cicco, fondatore e batterista della Formula 3, band che ha fatto la storia della musica italiana e che sarà di scena a Brindisi, sul palco del Nuovo Teatro Verdi, stasera alle 21. La magia è quella vissuta con Lucio Battisti, una storia in musica che è già leggenda, restituita al pubblico attraverso canzoni senza tempo impresse nel cuore di diverse generazioni. Con Cicco, sul palco, Angelo Anastasio e Ciro Di Bitonto con il loro “Live Concert – Siamo tutti figli di Battisti”. Molto più di un ritorno: un atto di trasmissione, un modo per rimettere al centro le canzoni come materia viva, fatta di suono, parole, memoria e corpo.
Cicco, quali particolarità stilistiche contraddistinguono la Formula 3?
«La Formula 3 non rispecchiava il modello di trio rock proposto da Jimi Hendrix, ovvero chitarra, basso e batteria. La Formula 3 nasce con tastiere/organo, chitarra e batterista/cantante: era una formazione atipica. Senza il basso, il grande Alberto Radius usava i pedali, effetti sulla chitarra che abbassavano le note di un sedicesimo. Anch’io suonavo in un modo strano, mimavo i movimenti della cassa come se fosse un basso e veniva fuori un sound molto particolare».
Come si riassume il suo percorso musicale?
«Non sono mai stato un virtuoso della batteria pur essendo nato in una famiglia in cui la musica era pane quotidiano. Ho sempre cercato di evolvermi per approfondire quel mondo affascinante che da passione si è trasformato in lavoro. Ho studiato pianoforte grazie a mio padre e a mio fratello, sono diventato autore e compositore, raggiungendo una visuale completa su ciò che rappresenta una composizione».
Come e quando è avvenuto l’incontro con Battisti?
«Al Festival di Sanremo del ‘69: lui cantava “Un’avventura” con Winston Pickett, mentre io ero impegnato con Checco Marsella de I Giganti. Dopo nove mesi ci siamo incontrati al Pipes di Milano che allora era il Tempio del Rock. Suonavo con Radius e Gabriele Lorenzi nella Formula 3, per l’appunto. Ci venne ad ascoltare, restò colpito dal nostro sound, dalla freschezza di tre giovanotti che scalpitavano, ci offrì subito un contratto con l’etichetta che aveva formato con Mogol, la Numero uno. Da lì non ci siamo mai separati per quattro anni».
Che eredità vi ha lasciato?
«Lucio resta immortale, irripetibile, è stato un innovatore. Continuo a emozionarmi nell’omaggiarlo: non va copiato o imitato, ma solamente interpretato. Lo reputo il mio maestro. Tutta la magia che è riuscito a esprimere attraverso le sue canzoni si riversa nei nostri concerti, così come avveniva quando lo accompagnavamo dal vivo. Durante il tour teatrale in corso stiamo incontrando un pubblico incredibilmente attento, competente, divertito. Spero che questa magia continui».
Come vi rapportate al pubblico dei più giovani?
«Meravigliosamente. Non è vero che a teatro vengono solo i nostri coetanei. Sono felice di potermi confrontare ogni sera con un pubblico giovane, è bello parlare con chi riesce a recepire che la nostra musica è suonata dal vivo, senza troppi marchingegni».
Cosa pensa della musica italiana contemporanea?
«Ci sono tanti autori e cantanti interessanti, però è raro che ascoltandoli mi venga la pelle d’oca, che senta quell’emozione che dovrebbe essere parte integrante della musica».
Cosa consiglierebbe ai giovani artisti?
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